Una sorta di Iron Man: così può essere definito oggi Alessandro Florenzi. Senza timore di smentite, numeri alla mano. Prima l'infortunio terrificante al legamento crociato. Poi l'intervento chirurgico e la successiva ricaduta che a pochi giorni dal rientro già fissato lo ha costretto a sottoporsi a una nuova operazione. Dopo un calvario simile durato quasi un anno, rientrare in campo e farsi trovare costantemente disponibile, non può che essere indice di applicazione costante, fisico granitico e dedizione al sacrificio.

Per averne conferma basterebbe confrontare i dati riguardanti il vice-capitano romanista con quelli di un qualsiasi altro giocatore con infortuni simili alle spalle. Anche nella Roma di casi affini ce ne sono stati fin troppi, e nessuno è riuscito a ritrovare continuità di presenze in campo. Tantomeno a tornare sugli standard precedenti ai rispettivi ko. Nessuno, tranne Florenzi. Che forse non sarà stato brillantissimo nella prima parte della scorsa stagione (come era anche lecito attendersi dopo uno stop tanto prolungato), ma non ha certo mai lesinato impegno e disponibilità, giocando in più di una circostanza in condizioni di forma non ottimali.

Quindici partite consecutive fra campionato e Champions al rientro dall'infortunio, poi una sola in panchina nonostante il largo ricorso al turnover da parte di Di Francesco, quindi di nuovo in campo per un altro maxi-ciclo di undici gare, nelle quali ha saltato soli 26 minuti. A pieno regime, come se nulla fosse accaduto qualche mese prima, quando c'era chi temeva che non potesse più tornare ai livelli cui aveva abituato, proprio come capita a qualsiasi calciatore normale alle prese con guai fisici di quella portata.

Il computo di Alessandro invece è impressionante e ammonta a 4.782 minuti in campo. Lo scorso anno le partite giocate dalla Roma dopo il suo rientro sono state 48 (trentasei in campionato compreso il recupero con la Sampdoria, una in Coppa Italia, undici in Champions). Florenzi ne ha disputate 42 (saltando fra le altre quella nella coppa nazionale contro il Torino), un dato fuori dal comune se riferito all'interminabile assenza precedente. E la stagione in corso non ha fatto che confermare la tendenza. Da agosto a ora, l'esterno è stato presente in 22 occasioni su 25 complessive, saltando la sfida di San Siro contro il Milan (che un anno prima segnò il suo ritorno al gol) per una noia al ginocchio e le due gare con Frosinone e Udinese, viste dalla panchina per normali avvicendamenti tecnici. Cifre ancora più impressionanti, se si considera che il doppio intervento al ginocchio qualche scoria l'ha lasciata e i fastidi - sia pure lievi - ogni tanto tornano a manifestarsi, come è fisiologico in casi affini.

Eppure l'andamento delle prestazioni dell'esterno è in crescita, anche rispetto al recente passato. Al giro di boa ha già raddoppiato il suo score, segnando due reti decisive a raddrizzare partite nate male, sia pure per ragioni differenti (con Atalanta e Fiorentina). In proporzione ai match giocati, risultano in sensibile aumento tutti i dati: dai palloni giocati, alle occasioni create, alla percentuale di passaggi andati a buon fine, il 78,75 per cento. Non è un caso che nelle classifiche di rendimento sia fra i primi della rosa. Il secondo dietro Zaniolo fra i 23 giocatori fin qui utilizzati (in campionato e Champions), nella media voto estrapolata dalle nostre pagelle: 6,31 è quella ottenuta da Florenzi. Che risulta addirittura in vetta alla specifica graduatoria, se si prendono in considerazione solo quelli che hanno collezionato almeno dieci presenze stagionali. Dato che risalta ulteriormente, paragonato a quello di tutti gli altri: in questi quattro mesi e mezzo di impegni agonistici sono soltanto nove i romanisti in grado di raggiungere almeno la sufficienza.

In una stagione che per ora ha riservato più amarezze che soddisfazioni e che è stata costellata da più bassi che alti, i numeri messi in fila dall'esterno di Vitinia appaiono in controtendenza. E conferiscono al giocatore una valenza di primo piano all'interno del gruppo. Non solo per la sua poliedricità, che lo rende prezioso in ogni zona del campo e anche nella stagione in corso ha permesso di vederlo senza sensibili variazioni di rendimento in almeno tre ruoli differenti. Ma anche per il peso assunto nella posizione che ormai Alessandro sente più propria, quella di esterno basso, eppure capace di incidere anche in fase offensiva. Lo dimostrano ancora una volta i numeri, che ne attestano l'efficacia in ogni zona: dietro, avanti e in mezzo al campo. E le cifre da sempre sono poco opinabili.