Un anno vissuto intensamente, tra momenti bui e altri luminosissimi, tra i più brillanti della nostra storia. Un anno vissuto da romanisti, come è giusto che sia sempre. Il 2018 è Roma-Barcellona e Roma-Liverpool, inevitabilmente: le notti di sogni di coppe e di campioni che ci hanno emozionato e che continuano a commuoverci anche a distanza di mesi. Ma non sempre il mattino ha l'oro in bocca: il mese di gennaio, in casa giallorossa, prosegue l'incubo iniziato sul finire del 2017. De Rossi e compagni, reduci dall'eliminazione agli ottavi di finale di Coppa Italia per mano del Torino, dalla sconfitta allo Juventus Stadium e dal pareggio casalingo contro il Sassuolo, riprendono nel peggiore dei modi. Le scorie di un dicembre negativo sedimentano e si trasformano in un virus influenzale che dura 30 giorni. Si comincia il giorno della Befana, all'Olimpico contro l'Atalanta: nella prima mezzora gli uomini di Gasperini prendono il largo con Cornelius e De Roon, un secondo tempo d'orgoglio non basta a recuperare la partita e il gol di Dzeko serve soltanto a rendere meno pesante il passivo.

La rete dell'Atalanta all'Olimpico @LaPresse

Si va così alla sosta di due settimane, proprio mentre le voci di mercato danno il centravanti bosniaco in procinto di accasarsi al Chelsea: l'uomo designato a prendere il suo posto dovrebbe essere Olivier Giroud. L'affare però salta, e alla fine i Blues ripiegano proprio sul francese dell'Arsenal: Edin resta a Roma, e mai scelta fu più felice. Ma anche al rientro dopo i quattordici giorni di vacanza, i giallorossi si confermano brutta, bruttissima copia della squadra vista nella prima parte della stagione: arrivano due 1-1 in trasferta, contro Inter e Sampdoria (nel recupero della terza giornata del girone d'andata, non giocata a settembre causa maltempo). Con i blucerchiati si replica quattro giorni dopo all'Olimpico: stavolta un gol di Duvan Zapata nel finale ci condanna alla quarta sconfitta casalinga stagionale.

Piacere, Cengiz

Gli uomini di Di Francesco si recano al "Bentegodi" per sfidare l'Hellas sotto pressione, quinti in classifica a -2 dai biancocelesti e a -1 dall'Inter: ci si attende una risposta importante, un'inversione di tendenza che possa rilanciare i giallorossi. C'è bisogno di una scossa. A Verona arriva dopo pochi secondi, si chiama Cengiz Ünder, il ventenne turco che i più frettolosi già stavano per bollare come "oggetto misterioso" del mercato estivo: una sua fucilata mancina - il suo marchio di fabbrica, col senno di poi - in avvio ci regala una vittoria fondamentale. "Gengo" si ripete a Roma contro il Benevento: la Roma vince 5-2 in rimonta, lui serva un assist a Dzeko e segna due gol. Colpisce anche a Udine, sbloccando una gara ostica che vinciamo 2-0 nella ripresa.

La rete di Ünder contro il Benevento

A fine febbraio torna la Champions League: il primo posto conquistato nel girone di ferro ci permette di pescare una seconda, lo Shakhtar Donetsk di Paulo Fonseca. È ancora una volta Ünder a portarci in vantaggio nella gara d'andata a Charkiv, ma nella ripresa Facundo Ferreyra e Fred ribaltano la situazione. Alisson limita il passivo, come pure lo stinco di Bruno Peres, che nel finale salva sulla linea un tiro a botta sicura degli ucraini. Ma ci sarà tempo e modo per rifarsi. Le tre vittorie consecutive in Serie A fanno pensare a una crisi ormai alle spalle, invece Di Fra e i suoi cadono di nuovo, e lo fanno ancora all'Olimpico, contro il Milan di Gattuso (0-2). Ci rechiamo a Napoli con il morale sotto i tacchi, ma proprio al San Paolo la squadra dimostra di essere ancora più viva che mai: la squadra di Sarri viene regolata con un poker che è una vera e propria lezione di calcio. Dzeko trascina con una doppietta - di testa e di sinistro a giro -, Ünder e Perotti fissano il punteggio sul 4-2: «O sole mio» è giallorosso.

Notti stellate

Galvanizzati dal successo in terra campana, ospitiamo lo Shakhtar Donetsk per il ritorno degli ottavi di finale di Champions. La partita è complicata, la formazione ucraina concede pochissimi spazi e la Roma è meno brillante rispetto al San Paolo: ci vuole il guizzo del campione, e chi se non Edin Dzeko può togliere le castagne dal fuoco? Il numero 9 scatta sulla verticalizzazione di prima di Strootman e trafigge Pyatov in uscita. È il gol che vale la qualificazione e il ritorno tra le migliori otto d'Europa a dieci di distanza dall'ultima volta. Da «O sole mio» a «Core mio»: la Roma che in campionato zoppica un po', in Europa si trasforma, indossa l'abito da sera ed è bella come non mai. Bella come i tifosi che l'accompagnano e la sostengono sempre. Eppure le emozioni più grandi sono ancora di là da venire. L'urna ci "regala" il Barcellona, e le virgolette sono d'obbligo, perché è un regalo nient'affato gradito. I blaugrana, a fine marzo, sono ancora imbattuti in Europa e nella Liga, hanno perso soltanto una volta in Coppa del Re, ma il ko è stato ininfluente. Forse non si poteva pescare peggio. I catalani, dal canto loro, fanno festa come se fossero già qualificati, la stampa definisce la Roma «un bombòn»: non sa che la caramella si rivelerà avvelenata per Messi e compagni.

L'esultanza di Dzeko nel gol decisivo contro lo Shakhtar @LaPresse

In attesa della sfida ai blaugrana, la Roma torna a focalizzarsi sul campionato, e stavolta lo fa con due vittorie di fila: 3-0 casalingo al Torino firmato Manolas, De Rossi (che guarda al cielo rivolgendo un pensiero al suo amico Davide Astori, venuto a mancare cinque giorni prima) e Lorenzo Pellegrini; quindi arriva il 2-0 a Crotone con i gol di El Shaarawy e Nainggolan. Nell'ultimo giorno di marzo, però, alla vigilia di Pasqua, un'altra battuta d'arresto, stavolta a Bologna: il gol di Pulgar in avvio evidenzia i limiti di una Roma ancora zoppicante in campionato, Dzeko firma l'1-1. Chi potrebbe immaginare che di lì a poco arriverà una delle più belle serate della nostra vita?