Sempre presente, dal 26 settembre in poi: mai un giorno di malattia, mai un permesso, mai una nota sul registro degli squalificati. Potremmo definirlo lo studente modello, se non fosse per i quasi due metri di altezza a cui Di Francesco quasi mai rinuncia, lì in mezzo al campo. Steven Nzonzi è lo Stakanov della Roma 2018-19, secondo soltanto a Robin Olsen come minutaggio tra tutte le competizioni: 2.070' per il portiere svedese, 1.958' per il trentenne di Colombes, acquistato lo scorso agosto da Monchi per 26,65 milioni di euro più 4 di bonus variabili.

Sbarcato a Ciampino il giorno prima di Ferragosto, il numero 42 ha saltato l'esordio stagionale della Roma a Torino cinque giorni dopo. Prevedibilmente, dato che era reduce dalla cavalcata trionfale dei Bleus in Russia. Già con l'Atalanta Di Francesco lo manda in campo nella ripresa, per cercare di ridare una parvenza di razionalità a una squadra che nei primi 45' era stata presa a pallonate dagli avversari. L'ultimo arrivato si fa trovare pronto e dà il suo apporto, seppure in ritardo di condizione: gioca 90' contro Milan e Chievo, 70' al Bernabeu, quindi l'unica panchina vera e propria della sua avventura in giallorosso. A Bologna assiste da bordocampo al tracollo dei compagni di fronte agli uomini di Inzaghi, che centra una delle due vittorie in A del suo girone d'andata. Da quel momento in poi, però, Steven prende in mano le redini dell'undici giallorosso.

Diciannove di fila

Sicuramente i problemi fisici di De Rossi - e in parte quelli di Lorenzo Pellegrini - lo hanno costretto agli straordinari, ma Nzonzi, dal 26 settembre in poi è sempre sceso in campo, sia in campionato sia in Champions League: diciannove partite di fila, inframezzate peraltro dalle convocazioni in nazionale, per lui che già in estate era stato impegnato fino a luglio inoltrato per la Coppa del Mondo.

Sempre presente nell'undici titolare della Roma dal 4-0 rifilato al Frosinone al successo esterno del Tardini di sabato, alternando ottime prestazioni ad altre più opache, figlie di un momento generale che vede la squadra in difficoltà dal punto di vista dei risultati. Nelle ultime uscite, affiancato da un Bryan Cristante in perenne crescita, anche il gigante con il numero 42 ha dato evidenti segnali di miglioramento. Del resto si sa, il calcio italiano richiede un periodo di ambientamento, e Nzonzi ora comincia a riprendere le sembianze del "polipo" di cui Monchi si è innamorato quando ancora militava nello Stoke City.

Ma al di là del filotto di diciannove presenze consecutive, il dato impressionante è quello riguardante il minutaggio: in campionato, negli ultimi tre mesi, Nzonzi ha sempre giocato tutti i 90', con una sola eccezione. A Torino contro la Juventus, con la Roma sotto di un gol e Steven ammonito, Di Francesco lo ha sostituito all'80' per inserire Dzeko. Si tratta degli unici 10' saltati dall'ex Siviglia in Serie A dal 26 settembre a oggi. Il che dimostra anche la sua correttezza, perché non è mai incappato nella squalifica del Giudice sportivo: quattro le ammonizioni rimediate da Nzonzi nei 1.474' disputati nel nostro campionato. In Champions League, invece, Di Francesco lo ha sostituito nelle due sfide contro il Real Madrid e nell'ultima - ormai ininfluente ai fini della classifica - in casa del Viktoria Plzen.

Giorno dopo giorno, partita dopo partita, il numero 42 cresce nel rendimento e sta ripagando la fiducia datagli da Di Francesco. Dicevano che non fosse adatto al 4-2-3-1, ma lui ha risposto sul campo insieme a Cristante. Con l'auspicio che l'anno che verrà porti la tanto attesa continuità, sua e dell'intera squadra.