La Roma torna in Norvegia, e lo fa a sedici anni e un giorno dall'unica altra trasferta ufficiale della nostra storia nella terra dei fiordi. La sfida di Conference League contro il Bodo/Glimt, snodo cruciale nel cammino dei giallorossi finora a punteggio pieno nel girone, non può non riportare alla mente la sfida con il Tromso, risalente al 20 ottobre 2005. Oggi cade il sedicesimo anniversario di quell'incontro, che era il primo per gli uomini di Spalletti nella fase a gironi dell'Europa League 2005-06. Anche allora, come oggi, la Roma aveva appena iniziato un nuovo ciclo, aveva un nuovo tecnico e cercava la sua identità. Il 4-2-3-1andava formandosi, e Simone Perrotta giocava la sua prima partita nel ruolo di trequartista.

La partita

I punti di contatto tra oggi e allora non si limitano al Paese ospitante: anche la Roma del 2005 era attesa da un match di campionato molto importante. Domenica prossima ci aspetta il Napoli, all'epoca dietro l'angolo c'era il derby. Anche per questo Spalletti decise di fare un ampio turnover e di risparmiare Capitan Totti: l'attacco era composto da un'inedita batteria di trequartisti (Alvarez-Perrotta-Mancini) e dalla prima punta Nonda. A centrocampo Kharja e Dacourt (poi sostituito da De Rossi a inizio ripresa); davanti a Doni, linea a quattro composta da Panucci, Mexes, Kuffour e Bovo. Anche allora venivamo da una sconfitta per 1-0 (in casa dell'Empoli) e c'era voglia di riscatto immediato e perentorio. Ma la trasferta si presentava insidiosa non soltanto per il freddo (rappresenta a tutt'oggi la partita più a nord giocata dai giallorossi nella loro storia), ma anche per l'avversario coriaceo. Sugli spalti, i cinquanta temerari tifosi romanisti accorsi dalla Capitale esponevano uno striscione che è pura poesia: «Aò, state a trema'?».

Ci vollero 35' per sbloccare la gara e volgerla a nostro favore: sugli sviluppi di un corner dalla sinistra di Bovo, sul secondo palo sbucava Sami Kuffour, che anticipava il difensore avversario e di testa siglava l'1-0. Il campo era un pantano, e le maglie bianche della Roma si sporcavano di fango a ogni scivolata e a ogni contrasto. Il vantaggio durava però pochissimo, perché al 41' Aarst firmava il pareggio norvegese. Il secondo tempo era un'autentica battaglia, mentre il campo si faceva sempre più pesante, ai limiti dell'impraticabilità. Ma su una rimessa laterale dalla destra all'84' Alvarez riceveva palla spalle alla porta, si girava e vedeva l'inserimento dalle retrovie di Cufré a sinistra; perfetto passaggio filtrante dell'honduregno per l'argentino, che approfittava della disattenzione di Essediri e entrava in area. Quindi col sinistro batteva il portiere avversario e ci regalava il successo a pochi minuti dal 90'. Da lì a qualche settimana, la Roma avrebbe trovato la quadra del cerchio, andando poi a vincere undici partite di fila. La speranza è che, ora come allora, si possano portare a casa tre punti che ipotecherebbero il discorso qualificazione, dando la carica in vista del Napoli.