Ottomilaseicentonovantadue km. È questa la distanza che separa Roma dall'Avana, Capitale dell'isola di Cuba. Undici ore di volo per raggiungerla o, al contrario, per viaggiare lungo la tratta atlantica che porta a Roma. E lì, dove il sole riscalda senza sosta palme e spiagge, tetti e marciapiedi, lì dove le lancette dell'orologio sono indietro di sei ore rispetto a quelle della Città Eterna, c'è un cuore che quel sole non solo ha riscaldato ma ha anche colorato di giallorosso. È quello di David Rodríguez Copa, 31enne cubano che segue quotidianamente e sostiene la Roma malgrado la distanza, malgrado non abbia ancora mai messo piede nella Capitale, malgrado tutte le limitazioni che non gli permettono di sentirsi fisicamente vicino alla squadra.

David, tu sei nato all'Avana nel 1989, dove vivi e lavori, ma da sempre sei un tifoso della Roma. Come nasce questa passione?
«Il mio amore per la Roma nasce quasi per casualità: ho da sempre avvertito un richiamo innato per l'Italia, per la sua storia, cultura e lingua. Poi all'improvviso nella mia vita è entrato il calcio con il Mondiale del 1998, la prima competizione che ebbi la possibilità di seguire. Non ero ancora tifoso, non seguivo nessuna nazionale, malgrado la mia famiglia tifasse per il Brasile perché era una selezione del continente americano. Qualche tempo dopo a Cuba hanno iniziato a trasmettere l'Europeo, e fu lì che scoprii Francesco Totti, autore di un torneo incredibile: quel rigore a van der Sar lo fece diventare il mio idolo. Poco dopo venne a vivere nel mio quartiere Angelo, un romano e romanista: ricordo di lui solo il nome, ma girava per la strada indossando sempre i colori giallorossi. Fu insieme a lui che iniziai a interessarmi della Roma e da quel momento ne sono diventato tifoso».

Che significa per te che sei cubano tifare per la Roma?
«Per me tifare per la Roma è la cosa più bella, la passione che riesce a infondere la Roma come club ha dell'incredibile. È un grande orgoglio, qui all'Avana i miei amici mi conoscono come David Roma, perché sono una rarità. Inoltre a Cuba, essendo un paese di lingua spagnola e avendo avuto un legame storico con la Spagna, la maggior parte degli appassionati di calcio tifa per il Real Madrid o il Barcellona. C'è anche chi simpatizza per Juventus e Milan, ma la Roma è diversa, anche per il modo in cui il club è impegnato nelle iniziative sociali, questo mi rende davvero orgoglioso».

So che la tua passione per la Roma ti ha portato a fondare un Roma Club Habana.
«Il Roma Fan Club Habana è nato in un momento in cui a Cuba, nazione in cui lo sport nazionale è sempre stato il baseball, si stava diffondendo la passione per il calcio. Fu un periodo in cui aprirono i battenti molti Fan Club delle squadre europee, e rimasi sorpreso che nessun cubano provasse lo stesso sentimento che provavo io per la Roma. Nel 2019 mi sono proposto di cercare altri romanisti e ne ho incontrati molti di più di quelli che mi aspettassi: oggi siamo più di venti da tutta Cuba, e si stanno aggiungendo addirittura alcuni cubani che attualmente vivono fuori dall'Isola. Siamo un gruppo unito dalla Roma, addirittura alcuni dei tesserati hanno chiamato le rispettive figlie con il nome del Club e della città: sono addirittura in due a chiamarsi Roma. Purtroppo non riusciamo a organizzare tante attività per colpa della crisi che ha generato la pandemia, e quest'anno non abbiamo avuto molte possibilità di incontrarci e condividere le partite insieme come facevamo di solito. Ma ci manteniamo in contatto con il nostro gruppo WhatsApp, parliamo e commentiamo tutto quello che succede quotidianamente intorno alla squadra».

Qual è il giocatore che ti ha fatto definitivamente capire di essere un tifoso della Roma?
«Senza alcun dubbio Francesco Totti: è stato lui il giocatore che mi ha fatto letteralmente innamorare e che mi ha iniziato in questo cammino che ho intrapreso con la Roma nel cuore. Francesco Totti è stato un esempio per tutto il calcio mondiale, per la sua totale fedeltà alla Roma, dove è cresciuto, e ai colori giallorossi».

Il giocatore della Roma in cui ti sei identificato di più?
«Anche qui la domanda ha una sola risposta: Daniele De Rossi. Lui è un'altra bandiera del romanismo, un'icona e una grande persona che mi ha fatto avvicinare ancora di più ai colori giallorossi. Da giocatore Daniele lottava su ogni palla, correva e si sacrificava per i compagni. Stiamo parlando di un uomo che è arrivato addirittura a mascherarsi per andare allo stadio per godersi la sua Roma da vivo. Mi rivedo molto in lui, un combattente nato».

Sei ore di fuso orario tra l'Italia e Cuba, come ti organizzi per seguire le partite della Roma?
«La mia vita intera gira intorno alla Roma: quando ci sono eventi importanti rimango sveglio fino all'alba per seguirli, altrimenti la prima cosa che faccio quando mi alzo la mattina è leggere tutte le notizie. Qui come sempre le partite vengono trasmesse a metà giornata, o di mattina prestissimo: ma mi organizzo, provo a pianificare i miei impegni in base al calendario della Roma. So che può sembrare da folli, ma non potrei fare altrimenti se voglio vedere le partite dei giallorossi. Ora è anche più semplice vedere una partita in Tv: qualche anno fa a Cuba la televisione via cavo trasmetteva solo canali nazionali ed era più difficile avere l'accesso a internet, che all'epoca era carissimo e non funzionava molto bene. Quando avevo 13, 14 anni vedevo le partite diversi giorni dopo, le trasmettevano registrate in replica, e per informarmi leggevo giornali vecchi anche di una settimana, ma non mi importava, perché erano comunque notizie che riguardavano la Roma e dunque ero felice lo stesso».

Qual è il tuo sogno da tifoso della Roma?
«La prima cosa che ti dico è che il giorno in cui avrò la possibilità di visitare Roma e di andare all'Olimpico sarà uno dei giorni più belli della mia vita, questo è sicuro. Avevo un grande sogno: vedere Totti e De Rossi giocare all'Olimpico. Ora però ne ho tanti altri: sogno di vedere una Roma competitiva, vincente, che possa lottare per vincere titoli. Sogno un club stabile che possa far dimenticare gli anni in cui le cose non sono andate benissimo, e credo che con i Friedkin stiamo andando nella direzione giusta. Sogno anche il nuovo stadio, tutto colorato di giallorosso».

Che ne pensi della Roma di José Mourinho?
«Sto riuscendo lentamente a svegliarmi da questo che mi sembra un sogno, perché ancora non riesco a realizzare che José Mourinho sia l'allenatore della Roma. Quando fu annunciato dal club non riuscivo a crederci: l'entusiasmo che ha portato non è misurabile, è un allenatore enorme con un grande valore aggiunto. La squadra ha bisogno di tempo, come anche Pinto e lo stesso Mourinho ripetono quasi quotidianamente: ci sono stati dei miglioramenti in alcuni aspetti, mentre sotto altri punti di vista bisogna ancora lavorare, ma le sensazioni sono buone, credo che questo sia il primo passo per porre il primo mattone e costruire la grande Roma del futuro».