Alfa e Omega. Il primo e l'ultimo. Entrambi vinti dalla Roma. Compendio nient'affatto esaustivo di una storia senza storie, quella di 83 anni di derby a senso unico o quasi. Ovviamente nella direzione della squadra che porta nome, colori e simbolo della Capitale. A dirlo sono i numeri, che mai possono essere smentiti: 176 sfide ufficiali fra campionato e coppa, 19 vittorie in più per i giallorossi, con un distacco di ben sedici successi in massima divisione, che avrebbe potuto essere anche più largo, se dei dirimpettai non si fossero perse le tracce per undici anni in categorie minori. Più tre per la Roma anche in Coppa Italia, tanto per smentire il revisionismo in voga negli ultimi anni e sempre più simile al negazionismo. Ma la storia siamo noi fin dagli albori della sfida. E se qualcuno si sente offeso, può consultare le cronache dell'8 dicembre 1929, data del primo derby.

Quel giorno, sul campo avverso della Rondinella, Volk chiarisce subito subito come sarebbero andate le cose nei novantadue anni a venire. Definitivo, quello sì. E a conferma di una superiorità congenita, anche il ritorno di quella prima stagione di incroci finisce con un successo giallorosso (3-1). Ne occorrono altre quattro a chi sta dal lato opposto per conoscere il sapore della vittoria. Ma è un piacere effimero e di breve durata, ribaltato già nella gara di ritorno e ridotto in polvere dalla Roma testaccina, che pochi mesi dopo esagera e umilia senza pietà gli avversari con un 5-0 che ancora oggi rappresenta il massimo scarto assoluto della sfida. Fino al 1939 si alternano soltanto successi e pareggi, mentre nell'anno del primo tricolore è Faotto a fungere da antesignano di Paolo Negro, con un'autorete decisiva per la gara ma soprattutto per lo Scudetto.

Dopo la guerra arriva un periodo poco felice per i giallorossi, che conoscono la serie cadetta, ma si rialzano immediatamente. A cavallo fra gli Anni 50 e 60 arriva la prima sequenza da record, ovviamente di marca romanista: cinque vittorie consecutive (fra le quali un 4-0 e due 3-0) e un parziale di 14 reti realizzate e una sola subita. La partita però comincia a diventare saltuaria, per l'assidua frequentazione fra biancocelesti e Serie B. Nella prima parte dei 70 gli avversari rialzano la testa per un anno, ma la stagione successiva la Roma coglie il tris, facendo sue entrambe le gare di campionato e quella di Coppa Italia. Nel decennio successivo la squadra di Liedholm si fregia del tricolore e di coppe in serie, entrando fra le Grandi d'Europa, proprio mentre dei dirimpettai si perdono le tracce, fra retrocessioni sul campo, d'ufficio e coinvolgimento in scandali vari.

Quando si rivedono, inizia il decennio dei pareggi (Anni 90) e perfino nel loro anno migliore lo scontro diretto non ha storia: 4-1 per noi con poker rifilato nella prima mezzora. Arriva poi il terzo titolo, griffato anche dal celebre autogol di Negro e con Capello in panchina altri anni di dominio assoluto con 9 match senza sconfitta e il memorabile 5-1, migliore scarto del dopoguerra. Quel giorno il mattatore è Montella col suo poker, ma il capolavoro è di Totti, che consegna alla leggenda uno dei suoi gol più belli, prima di raggiungere e superare l'altro romanista Da Costa in testa alla classifica dei bomber della sfida: 11 centri per il Dieci, lui sì, irraggiungibile. Intanto arriva un'altra striscia super fra Garcia e Spalletti, con 4 successi e la perla del 4-1. Alti e bassi fra Difra e Fonseca, ma l'ultimo incrocio recita 2-0 Roma, con gol di un Pedro ancora dalla parte giusto della barricata. Quella dei dominatori del derby.