«Nella mia squadra non ci sono titolari, sono tutti fondamentali». Parole di Josè Mourinho, pronunciate proprio ieri, alla vigilia della partita d'esordio nel girone di Conference League. Non ci permettiamo di dubitare delle parole del tecnico portoghese, ci mancherebbe, ma non possiamo fare a meno di farci una domanda: pure Borja Mayoral si sentirà fondamentale in questa Roma che è partita con un cinque su cinque di vittorie? A dar retta alla corsa felice dello spagnolo, insieme a tutti i compagni e allo staff, al gol di El Shaarawy contro il Sassuolo, la risposta non può che essere sì. E la cosa non può che farci piacere perché confermerebbe come lo Special One sia riuscito, in pochi mesi, a entrare nella testa di tutti, coinvolgendoli pienamente nell'avventura Roma. Non vogliamo assolutamente dubitare, il ragazzo del Real, peraltro, in questo anno e pochi mesi dalle nostre parti, ha sempre dimostrato una serietà e una professionalità da applausi a scena aperta, mai una parola fuori posto, consapevole del ruolo che aveva e ha, ricordando, pure, che è un giocatore in prestito, cartellino di proprietà del Real Madrid che la Roma potrà assicurarsi alla fine di questa stagione per venti milioni (probabilmente anche meno, sempre se il club giallorosso vorrà esercitare il diritto di riscatto messo nero su bianco dal contratto in corso che prevedeva un prestito biennale).

Volendo però guardare alla situazione a trecentosessanta gradi, certo non può non suonare strano come il capocannoniere della passata stagione, fin qui sia stato sostanzialmente a guardare, appena otto minuti giocati contro il Trabzonspor, altrettanti contro la Salernitana. E probabilmente, per quel poco che filtra da Trigoria, pure stasera Borja inizialmente si sistemerà in panchina, anche se quasi certamente lo spagnolo contro i bulgari almeno uno spezzone di partita lo farà. Di fatto queste prime cinque partite già giocate, lo hanno retrocesso a terza scelta come prima punta. La passata stagione era partito come secondo di Dzeko per poi, gradualmente, a forza di gol ma anche di alcune disavventure, diciamo così, del bosniaco, aveva scalato la posizione fin quasi a diventare il titolare. Ora è il terzo. E se è vero che se si compra un centravanti da quaranta milioni, quel centravanti sarà titolare fino a prova contraria, è altrettanto vero che probabilmente Mayoral all'inizio della stagione pensava di poter essere la prima alternativa all'inglese arrivato dal Chelsea.

Un pensiero che lo spagnolo poteva legittimare con i numeri che aveva messo insieme nella sua prima stagione in giallorosso: trentuno presenze, dieci gol, quattro assist e 1552 minuti giocati in campionato, tredici presenze, sette gol, due assist e 657 minuti giocati in Europa League, capocannoniere della manifestazione che per lui si era rivelata il perfetto trampolino di lancio per far capire a tutti, Fonseca compreso, che non era arrivato alla Roma per fare semplice atto di presenza. Numeri che, come detto, ne avevano fatto il capocannoniere stagionale della Roma. Numeri che avevano convinto anche la società a esercitare subito la possibilità di averlo in prestito per il secondo anno in cambio di un milione. Numeri che, per un ragazzo ancora di ventiquattro anni, potevano supportare pensieri di una seconda stagione comunque da protagonista. Invece, questi primi mesi con Mourinho in panchina, sono stati diametralmente opposti a quello che il ragazzo poteva sperare. Una nuova realtà, quella di terza opzione come prima punta della punta, di cui Mayoral ha preso atto sin dal lungo precampionato, costellato da otto amichevoli in cui lo spagnolo, una volta arrivato Shomurodov (e con Dzeko che non aveva ancora chiesto di andare via), di fatto il campo lo aveva visto sempre pochino. Tanto è vero che, come si ricorderà, verso gli ultimi giorni del mercato estivo, si materializzò la voce di un possibile trasferimento di Borja Mayoral, su richiesta proprio del Real Madrid che, dicevano, sarebbe stato preoccupato delle poche opportunità che avrebbe avuto con Mourinho il suo giocatore. Voci che ci pensò lo stesso tecnico portoghese a ridimensionare, dicendo chiaro e tondo che per la sua prima Roma aveva bisogno di tre centravanti (che avesse già in mente l'idea di giocare con due contemporaneamente?) togliendo di fatto lo spagnolo dal mercato. Il ragazzo non ha fatto una piega, sta continuando ad aspettare il suo turno che, probabilmente, almeno in parte si materializzerà stasera contro i bulgari del Cska Sofia. In quella Europa che nella passata stagione lo ha lanciato sotto i riflettori e che lui (e pure noi da tifosi) spera che pure quest'anno possa essere il suo nuovo trampolino di lancio.