Ormai fa parte del dna di qualsiasi tifoso romanista, pure il più tranquillo. Sintetizzando: alzi la mano quell'innamorato di Roma che sta tranquillo con la squadra in vantaggio di due o tre gol, anche a pochi minuti dal fischio finale. Non vediamo mani alzate. Perché, putroppo, è giusto così. Non tanto per quel friccico nel core che fa parte del codice genetico di qualsiasi tifoso, ma perché nessuno mai come la Roma. Nel senso, purtroppo pure qui, che non c'è una squadra al mondo che sia stata capace in questo terzo millennio, di subire un numero anomalo di doppie o triple rimonte come la nostra Roma. Ultimo episodio, sabato scorso a Cagliari, roba che stiamo maledicendo ancora tutto quello che c'è da maledire. Una tendenza ai confini della realtà che, appunto, al gol di Ionita a Cagliari a una manciata di minuti dalla fine, crediamo di non sbagliare dicendo che tutti, ma proprio tutti, abbiamo pensato mo ce pareggiano. Pensato, detto e fatto.

Spalletti recordman

Strano ma vero, ma l'unico a salvarsi da questa sindrome della remuntada, è stato Luis Enrique, considerando quei tecnici che sono rimasti sulla panchina per una stagione (o quasi). Volendo fare una battuta, si potrebbe dire che lo spagnolo le partite le perdeva prima, ma rimane un dettaglio insignificante. Al contrario se fossimo lo psicanalista di Luciano Spalletti, probabilmente avremmo trovato la risposta alle nevrosi che da sempre accompagnano il tecnico di Certaldo, quelle nevrosi, per capirci meglio, che gli fanno credere che i fantasmi esistono davvero. E la risposta sarebbe proprio nelle remuntade in cui nessuno come Spalletti. È vero che rispetto agli altri tecnici di questo terzo millennio, il toscano è quello che di gran lunga è rimasto per più tempo seduto sulla panchina giallorossa, ma è altrettanto vero che i suoi numeri delle rimonte subite sfiorano quasi il cinquanta per cento del totale: sedici su un totale di trentaquattro (Capello e Garcia sono al secondo posto con quattro, poi Ranieri a tre, Zeman e Di Francesco a due, Bruno Conti, Montella e Sella, a Madrid nella sua unica panchina, con una). Spalletti, in più, ha sulle spalle anche la remuntada che brucia di più, se non altro perché metteva in palio un trofeo. Cioè quella subita a Milano nella Supercoppa italiana. Roba che al solo pensiero ci stiamo ancora male. Roma meravigliosa nel primo tempo, va avanti di tre gol ridicolizzando l'Inter che all'epoca era la squadra punto di riferimento del nostro calcio (pure fuori dal campo). Poi un gol di Vieira allo scadere del primo tempo cambia tutto. L'Inter pareggia nella ripresa, andando poi a vincere nei tempi supplementari. Supercoppa a loro, smoccolamenti infiniti a noi.

La Roma, peraltro, in questa sua tendenza a farsi male da sola, non ha trascurato nessuna delle competizioni in cui ha partecipato in questo terzo millennio. Ovviamente il numero più alto di rimonte subite non può che essere relativo al campionato in cui per ventisei volte i giallorossi si sono fatti rimontare due o tre gol. Ma poi ci sono state rimonte subite anche in Champions League (3), Europa League e Coppa Italia (2). Il risultato che si è ripetuto più frequentemente è stato il 2-2, uscito fuori sulla ruota della Roma per la bellezza, si fa per dire, di 14 volte. Ma c'è stato pure di peggio con il 3-3 finale fissato in sette circostanze e, addirittura, per due volte c'è stato un 4-4 che è roba da guiness dei primati. Uno sul campo del Chievo che definire rocambolesco è dire poco (si arrivò addirittura a stare sotto 3-4 e dopo festeggiare il pareggio con gol di Dacourt); un altro ancora più ai confini della realtà in Champions, sotto di due reti sul campo del Bayer Leverkusen, quattro gol della Roma a ribaltare tutto, la possibilità quasi di stare tranquilli prima di un finale pazzesco, i tedeschi segnano due gol in meno di un minuto e la Roma rischia pure di prendere il quinto e noi stiamo ancora a ringraziare il messicano Chicarito di aver fallito quella possibilità.

Un male mai curato

In questo terzo millennio, ci sono stati solo due anni solari in cui non si è subita una doppia o tripla rimonta (2013 e 2017). In tutte le altre stagioni, almeno in un'occasione la Roma ha giocato una di quelle partite che sarebbe meglio dimenticare. Il top, si fa per dire, in questo senso c'è stato nel 2010 in cui addirittura in cinque occasioni la Roma ha subito una remuntada di quelle che fanno male. Subito dopo, con quattro rimonte subite, c'è il 2009. C'è poi il dato dei punti persi a causa di questo male antico di cui non si è ancora riusciti a trovare una cura almeno in grado di ridimensionarlo. Di queste 34 partite, la Roma alla fine soltanto sei è riuscita comunque a vincerle non pagando quindi, nessun pedaggio, in fatto di punti persi. Nelle restanti 28, però, in 23 occasioni al termine dei novanta minuti il risultato fu un pareggio (meno 46 punti), mentre nelle restanti 5 riuscì addirittura a uscire sconfitta dal campo (meno 15). In questo senso la più clamorosa è stata quella di Marassi contro il Genoa con Claudio Ranieri sulla panchina giallorossa. La Roma andò in vantaggio di tre gol e poi un crollo verticale con i padroni di casa che riuscirono a vincere realizzando quattro gol tra lo stupore dei loro stessi tifosi. Al termine di quella follia, Claudio Ranieri rassegnò le dimissioni irrevocabili. Per finire, la squadra che più di qualunque altra è riuscita a rimontarci è stato il Chievo che in quattro occasioni ci ha gelato il sangue. Alle spalle dei veneti ci sono l'Udinese e il Cagliari con tre rimonte. Due firmate Sau, pensa te.