Se tre indizi forniscono quasi sempre una prova, sette rischiano di renderla inoppugnabile. Tante sono le volte in cui la Roma si è persa per strada, ritrovando la strada smarrita soltanto a singhiozzo, senza mai dare la certezza - tantomeno la sensazione - di aver veramente voltato pagina. Piccolissima con le piccole; spesso in balia anche di squadre di discreto livello, ma senza dubbio dotate di cifra tecnica inferiore a lei. Circostanza che la rende se possibile anche più colpevole. Sulle 15 partite disputate finora in campionato, 7 ne costituiscono quasi la metà. Troppe. Troppo. Perfino per chi ha creduto soltanto a un periodo negativo, quindi necessariamente circoscritto a un tempo determinato. Invece è la ripetizione ciclica a far sprofondare ogni convinzione. E a richiedere una data indefinita: per il ritiro della squadra, come per la fiducia di chi la segue. Perché a guardare indietro, questa stagione è disseminata di prove deludenti, quando non mortificanti. Di seguito la rassegna nel dettaglio, sperando contribuisca in qualche modo a fare da monito per non caderci più.
   

1) ROMA-ATALANTA 3-3

La madre di tutte le partite sballate. La Roma esordisce in campionato con una buona vittoria in casa del Torino. Al debutto casalingo riceve l'Atalanta reduce dal turno di Europa League e imbottita di riserve: il pronostico è favorevole e l'inizio del match sembra indirizzarlo ulteriormente. Segna subito Pastore con uno splendido colpo di tacco, ma è soltanto un'illusione. Gli ospiti ribaltano il risultato già a metà primo tempo: Zapata sembra la reincarnazione di Weah e bullizza l'intera difesa giallorossa; Rigoni gioca sul velluto, sigla una doppietta ma potrebbe realizzare un numero di gol anche doppio. La prima parte si chiude 3-1 e si ha la netta sensazione che ai padroni di casa sia andata fin troppo bene così. Nella ripresa la gara cambia volto: l'Atalanta si blocca, la Roma rimonta e raggiunge il pareggio nel finale, sfiorando addirittura il clamoroso 4-3. Ma negli occhi resta quell'umiliante dominio nerazzurro.
   

2) MILAN-ROMA 2-1

Per la prima volta in maglia gialla, la squadra guidata da Di Francesco si presenta a San Siro con un inedito 4-3-1-2 e Dzeko a far coppia con Schick. I due centravanti però insieme non pungono e il Milan passa con Kessie a fine primo tempo. Nella ripresa ci pensa Fazio a pareggiare in mischia. La Roma però balbetta, sembra avviluppata su se stessa di fronte ad avversari meno dotati ma più grintosi. La gara è avviata al pareggio, fino alle sliding doors di Nzonzi: il francese batte Donnarumma da distanza ravvicinata, ma la rete è viziata da un fallo di mano e viene annullata; in pieno recupero però, in uscita dalla propria area, l'ex Siviglia perde una palla sanguinosa, permettendo a Higuain di lanciare Cutrone, che non perdona.
  

3) ROMA-CHIEVO 2-2

All'Olimpico arriva il Chievo con il segno meno che ancora accompagna la sua classifica dopo la penalizzazione estiva. Sembra la partita giusta per riprendersi, tanto che alla mezz'ora il vantaggio è già doppio grazie a El Shaarawy e Cristante. Ma dall'intervallo rientra una squadra abulica, in preda al nichilismo, che prima osserva inerme Birsa prendere la mira e accorciare le distanze. E dopo il campanello d'allarme non fa nulla per rimettere il match sulla giusta carreggiata. Fino a incassare l'inopinato pareggio al minuto 83.
  

4) BOLOGNA-ROMA 2-0

Altro giro, altra corsa. Per la quarta partita consecutiva (la quinta includendo la Champions) la Roma non riesce a vincere. Anzi, per completare l'opera al Dall'Ara rimedia una sonora figuraccia da ogni punto di vista: atteggiamento, gioco e soprattutto risultato. Il Bologna fino a quel momento all'asciutto di gol, ne fa 2 e rischia di segnarne altrettanti. I giallorossi sono evaporati.
  

5) ROMA-SPAL 0-2

Fra tutte le gare storte, la più clamorosa per la combinazione quasi irripetibile (e irreale) di logica, tempistica, logistica e punteggio. Contro una squadra di rango nettamente inferiore, reduce da 4 sconfitte consecutive (a fronte del poker di vittorie giallorosse), per di più all'Olimpico, termina 0-2. Non c'è molto altro da aggiungere a un risultato che già da solo è sinonimo di mortificazione.
  

6) UDINESE-ROMA 1-0

Alla Dacia Arena si presenta una squadra rinfrancata da una mini-serie di risultati positivi, con la prospettiva di poter riagganciare l'ambita zona-Champions. L'impegno è tutt'altro che proibitivo con i friulani in piena crisi di risultati e il fresco avvicendamento in panchina che vede come nuovo allenatore Nicola (sempre perdente coi giallorossi). Invece la Roma riesce ancora a sorprendere in negativo: De Paul si presenta davanti a Olsen quasi indisturbato e realizza l'1-0. Ci sarebbero 40 minuti per raddrizzare le sorti del match, ma trascorrono senza squilli. Siamo di nuovo assopiti. Ma privi di sogni.
  

7) CAGLIARI-ROMA 2-2

Se si potesse stilare una classifica di tutte le follie romaniste nel campionato in corso, la palma andrebbe di diritto all'ultima messa in mostra. Alla Sardegna Arena la Roma va avanti di due reti, controllando la gara agevolmente fino a un quarto d'ora dalla fine. Poi il suicidio. Qualche cambio insensato dalla panchina, la sufficienza come atteggiamento degli attori in campo e il Cagliari guadagna inattesa fiducia per rimettere in piedi una partita che sembra chiusa da tempo. Quando è di scena la squadra giallorossa le certezze non esistono e al gol di Ionita a 5' dal termine fa seguito un parapiglia in area in pieno recupero: vengono espulsi due giocatori sardi, mancano pochi secondi al triplice fischio, la palla è romanista, ma i padroni di casa trovano il pari con Sau. In ripartenza. Come dire che non c'è limite al peggio.