Con questo pezzo lo scrittore ma soprattutto l'amico, e, ancor di più, il romanista Sandro Bonvissuto inizia la collaborazione con il nostro quotidiano.

Essere della Roma regala delle gioie uniche al mondo, e, fra queste, uno dei più grandi privilegi che può concedersi il tifoso giallorosso, è la possibilità di raggiungere la squadra nel ritiro estivo di pre-campionato per vederla nascere di nuovo ogni stagione. Il romanista ideale per me è proprio quello che segue la squadra già dall'inizio della preparazione, perché non ha pazienza per aspettare l'inizio del calendario, e vuole essere della Roma ancora prima di quanto vorrebbe ogni ragionevolezza. Romanisti oltre le regole del tempo. E nei ritiri vedi i giocatori che vanno e quelli che vengono, mister confermati o freschi di nomina, enigmatici preparatori dei portieri, e ragazzini che salgono dalla Primavera in prima squadra. E la nuova Roma che piano piano prende forma, e con Lei il nostro sogno, ogni anno lo stesso. Perché i romanisti sognano tutti sempre la stessa cosa. Ora tutto ciò non è più possibile, il calcio moderno, aggravato dalle questioni sanitarie, quest'anno ci ha messo di fronte la squadra direttamente alla prima amichevole ufficiale. E forse, proprio per questo, l'impressione stavolta è stata ancora più sorprendente; questa Roma è forte. E ho cominciato a sospettarlo al pareggio col Porto. E a quello col Siviglia. Poi l'inizio della stagione vera e propria non ha fatto altro che confermare questa sensazione. La Maggica vince una partita pazzesca con i turchi, una partita che la Roma che conosciamo avrebbe perso tutta la vita, contro una squadra ostica, piena di ex, che stranamente non ci segnano contro, molto più avanti di noi nella preparazione; un incontro sostanzialmente difficilissimo. Roma che poi disputa un altro match assurdo contro la Fiorentina. Stavolta ero allo stadio, in distinti sud, perché mi sono fatto il green pass apposta per vedere la Roma, e ho assistito da vicino allo spettacolo; in sintesi è successo questo: la Fiorentina ha giocato, e noi abbiamo vinto. Incredibile ma vero. Una storia che abbiamo visto troppe volte accadere a parti invertite. E poi 7 gol senza subirne nessuno fra il ritorno con il Trabzonspor e la Salernitana. Con esaltante salamella di Abraham sull'altro palo praticamente da fermo. Giocatore che fa tutto bene, compreso aiutare nei triangoli quelli che giocano dietro di lui. C'è qualcosa di diverso in questa Roma, e forse l'origine di questa diversità va cercata proprio nella meravigliosa rissa col Porto o nella palla recuperata lungo la linea del corner da Veretout in occasione del quarto gol di capitan Pellegrini contro la Salernitana. Gol fantastico, tra l'altro. È diverso lo sguardo di Mancini, le prestazioni di Carles Perez, la tigna di Mkhitaryan. Anche Ibanez sembra nuovo, sempre ruvido e violento, ma più concentrato. Mi sento di dirvi che il motivo di tale cambiamento viene da Setubal e adesso siede sulla nostra panchina. Penso che di bel gioco ne vedremo poco, ma non ci deve interessare; questa presidenza schiva e silenziosa ha fatto la sua scelta, e si tratta di una scelta di carattere. Una rivoluzione copernicana. Una svolta etica. E noi siamo eternamente con la squadra, perché se le cose sono cambiate noi invece rimaniamo comunque gli stessi. E allora buon viaggio Ammiraglio. E forza Roma sempre per sempre.