C'è più di un Capitano. C'è De Rossi che è l'indiscutibile titolare del ruolo, c'è Florenzi che sarà il suo naturale successore, c'è Pellegrini che potrebbe essere candidato all'eredità in un indefinito domani. A Cagliari toccherà ancora al jolly di Vitinia, per la nona volta in questa stagione che ha visto il numero 16 alternarsi spesso fra campo e infermeria.

E proprio Alessandro è stato interpellato dall'Uefa per un "botta e risposta" di stampo tutto romanista. L'associazione di idee richiesta dalla singolare intervista gli fa definire De Rossi «un grande Capitano» e Totti semplicemente «la Roma». Tanto per dare un'idea di cosa possano rappresentare due così per chi è cresciuto con il marchio di fabbrica giallo e rosso.

Perfino nell'era delle bandiere «a cui è rimasta solo l'asta», tanto per citare le recenti parole del Dieci, che quella fascia l'ha portata per un ventennio. Ma lui ora occupa un altro ruolo e chi ne ha ereditato quel pezzo di stoffa da mettere intorno al braccio, sa bene cosa significa nella Roma. Anche perché l'esempio lo ha vissuto direttamente. Da queste parti l'asta ha ancora quei colori attaccati e sventola sempre alta, prescindendo da qualsiasi risultato. E la ricchezza e unicità della squadra della Capitale risiedono da sempre innanzitutto nell'identità: interpretata dai suoi figli, rappresentata dalla Sud in una delle coreografie più riuscite di sempre e omaggiata anche dal club nell'ultima edizione della Hall of Fame.

Esattamente come succede per le squadre nelle quali il senso di appartenenza delinea ancora un segno distintivo. È accaduto al Barcellona più forte di sempre, che presentava Puyol legittimo detentore della striscia coi colori catalani, accompagnato da Xavi, Iniesta, Valdes e dagli altri prodotti della Masia. O al Real della Quinta del Buitre, i cinque campioni degli Anni 80 cresciuti nella Cantera intorno a Butragueño, poi esplosi insieme in prima squadra; o ancora al Manchester United dei Fergie Boys, quelli guidati da Gary Neville, con il fratello Phil, Beckham, Giggs e Scholes accanto. Da un braccio all'altro con lo stesso impatto.

Cose che Capitano

Al fianco, non dopo, comune denominatore delle diverse esperienze a ogni latitudine. Così Florenzi, che è cresciuto con Totti e De Rossi e da loro ha imparato a indossare quella fascia. Non sempre è stato un percorso semplice il suo, che anzi ha vissuto anche qualche ostacolo imprevisto, come un rapporto con parte della tifoseria costellato da qualche incomprensione. E poi l'infortunio, le complicazioni che hanno differito il suo rientro di qualche mese, facendogli perdere un'intera stagione e condizionando il rendimento di quella successiva. Tanto che fino al rinnovo di contratto (arrivato nell'ultima estate) da più parti la sua permanenza era data in dubbio.

Non da lui evidentemente, che alla Roma ha voluto legarsi ancora, ritagliandosi un ruolo anche più simbolico rispetto al passato remoto e recente. Nella stagione in corso il suo rendimento è sempre stato più che buono, e i suoi gol contro Atalanta e Fiorentina - che hanno raddrizzato due gare nate male - hanno generato esultanze rabbiose. Da tifoso che non ci sta a veder soccombere la propria squadra.

Sabato toccherà a lui guidare la squadra nell'ostica trasferta sarda, contro una squadra ancora imbattuta in casa, che ad Alessandro può evocare un doppio ricordo: la gioia dopo una rete all'Olimpico, con la corsa sfrenata verso la nonna in tribuna e un bacio che ha fatto il giro del mondo; e uno meno piacevole, segnato da un suo svarione difensivo, che ha trasformato una vittoria in pareggio proprio nella tana dei rossoblù. Errore individuale, come può capitare a chiunque.

Ultimamente è successo a Ünder, alla fine del primo tempo con il Real: una rete incredibilmente fallita a pochi metri dalla porta, con Courtois già fuori causa. Uno sbaglio che è costato caro, dopo il quale Florenzi non ha mancato di far sentire la propria solidarietà al turco. Un lungo abbraccio prima di imboccare il tunnel degli spogliatoi, poi un altro se possibile anche più significativo nella gara successiva, contro l'Inter, quando Cengiz ha scaricato in rete forse anche la rabbia della sfida di Champions. E sempre Alessandro è stato il primo a corrergli incontro, visibilmente felice per il compagno, definito poi nell'intervista con la Uefa «un gioiello». Un gesto alla De Rossi. Un gesto da Capitano. Da chi ha la Roma dentro, tanto da associarla con estrema naturalezza a una sola parola: «Amore».