Se da queste parti siamo sempre stati ben disposti nei confronti dell'allenatore, stavolta cogliamo l'occasione per sottolineare alcuni aspetti che vanno risolti al più presto e viene meglio nella serata in cui è arrivato un risultato così favorevole da rappresentare un record per la Roma nella competizione (mai nove punti dopo quattro gare di girone), una soddisfazione per società e tifosi (tre vittorie consecutive significano la qualificazione ormai conseguita ma anche tanti soldi in più in cassa) e un salvacondotto di serenità perché fino a febbraio la squadra potrà concentrarsi sul campionato (e sulla Coppa Italia).

Proprio per questo, però, ci si può soffermare sulla mancanza di personalità evidenziata da una partita che dopo aver trascinato due volte dalla sua parte (col gol iniziale di Manolas, l'ennesimo su palla inattiva, e poi con Kluivert che ha costretto al doppio giallo l'avversario diretto, con l'immediato nuovo vantaggio) la Roma ha rischiato di non vincere nonostante le condizioni oggettivamente favorevoli che si sono a poco a poco realizzate.

E se certi difetti si ripetono, non può bastare continuare a dire che bisogna fare di più la prossima volta. Qui ogni giocatore si deve convincere che per restare a questi livelli e raggiungere magari le soddisfazioni vissute lo scorso anno, migliorando se possibile il rendimento in campionato, non bisogna mai uscire da nessuna partita, bisogna avere la personalità di cercare il palleggio e non lasciarlo a Akhmetov o Vlasic, non si può tirare il pallone davanti sperando che qualcuno lo raggiunga, non si può privilegiare la ricerca del successo personale per conquistarsi la copertina ignorando magari compagni meglio piazzati e non si può pensare solo a difendersi in 11 contro 10 col Cska. E a tutto questo deve pensare Di Francesco. Che forse a forza di sentirsi dire che doveva essere più pragmatico lo sta diventando troppo. Perdendo magari quel pizzico di follia creativa che invece è sempre stata la sua fortuna.