Dopo la Roma Primavera è la Roma dei grandi a portare l'estate nel freddo di Mosca, tornando a casa con tre punti che a questo punto la proiettano con un piede e mezzo negli ottavi di Champions, con la prossima sfida tra nobili con il Real (di antico censo loro, in via di acquisizione noi) all'Olimpico che varrà da spareggio per il primo posto finale. Eppure non è stata una serata limpida, a dispetto del cielo sereno di Mosca e della bellezza di uno stadio che fa arrabbiare una volta di più chi ritiene che la Roma sia ingiustamente privata (e da quasi 2500 giorni ormai) della possibilità di costruirsene uno suo. Sì, perché la Roma ha dovuto faticare oltre ogni previsione per portare a casa un risultato che per una volta è stato congiunturalmente favorito anche da qualche circostanza, come l'infortunio che ha privato quasi subito Goncharenko di un giocatore importante per loro come Mario Fernandes, il gol ad inizio partita di Manolas, l'espulsione a mezz'ora dalla fine sull'1-1 di Magnusson (unico ammonito, ma per due fatali volte, della partita) e, non possiamo certo ignorarlo, dalla concessione del gol della vittoria con il fuorigioco di Lorenzo Pellegrini. Non per niente a fine partita l'allenatore si è lamentato per l'atteggiamento troppo accademico della squadra. La partita infatti era stata spalancata dalla solita zuccata di Manolas su corner di Lorenzo Pellegrini da sinistra a rientrare (specialità della casa) quando erano passati appena 4 minuti: bravo il greco ad anticipare tutti, ma goffa l'uscita di Akinfeev nel grappolo di giocatori che s'è creato nella difesa rigorosamente a uomo sui calci piazzati scelta da Goncharenko. E subito dopo i russi sono stati penalizzati anche dalla repentina uscita dal campo dell'esterno di grande spinta Mario Fernandes, messo involontariamente ko da Kolarov in uno scontro frontale a velocità sostenuta: per lui addirittura frattura a naso e mandibola. Goncharenko ha rimediato inserendo l'esterno mancino Schennikov e spostando a destra Oblyakov che invece aveva cominciato a sinistra, nel solito mutevole 352 che, grazie agli inserimenti di Vlasic sulla trequarti si trasforma repentinamente in un più offensivo 3421.

Dopo il vantaggio la Roma è sembrata poter controllare agevolmente la gara con il palleggio negli spazi che le si potevano aprire soprattutto in mezzo al campo, grazie agli strappi di Kluivert e all'ispirata regia di Nzonzi, capace di arrivare ovunque col piedone ad interrompere le iniziative avversarie e a rilanciare pulito l'azione successiva. Ma poi l'intensità è stata abbassata, i russi si sono affacciati un paio di volte pericolosamente dalle parti di Manolas e Fazio (preferito a Jesus in una difesa molto fisica, con Santon e Kolarov esterni) e in più due grandi occasioni sono state sprecate banalmente: al 29' una transizione nata da Florenzi e guidata da Kluivert doveva essere chiusa ancora da Florenzi entrato in area praticamente vis a vis con Akinfeev, ma al momento buono è praticamente inciampato sul pallone, al 31' una punizione di Kolarov respinta malamente ancora dal rientrante portiere è finita sui piedi di Dzeko che però ha provato ad alzare la traiettoria per infilarla sotto la traversa, ma l'ha invece spedita in curva. E così anche il Cska ha avuto la palla del pareggio, con Oblyakov, entrato in area da destra su azione da fallo laterale ma invece di tirare subito ha preferito aspettare la posizione migliore, consentendo a Manolas di recuperare da dietro, poi sulla parabola che s'è alzata sul rimpallo Schennikov ha deviato alto a Olsen praticamente battuto. E nel festival delle occasioni mancate Pellegrini al 45' ha servito corto Florenzi quando il 2-0 sembrava ormai maturo.

Nella ripresa si è ripartiti da dove si era finito, con la Roma a sprecare e il Cska a ripartire ogni volta con nuova forza. Così, dopo un'altra affrettata conclusione di Dzeko, ben servito al 2' da Kluivert, è arrivato il pareggio dei padroni di casa, con una percussione di Ahmetov addirittura in contropiede (con tre soli difensori romanisti contro 5 russi) su cui peraltro Santon avrebbe potuto mettere una toppa, ma al contrasto con Sigurdsson è andato moscio, consentendo all'islandese di battere agevolmente Olsen. Neanche il tempo di tremare sul serio che una nuova ripartenza romanista (con immediata verticalizzazione di Pellegrini per Dzeko che di petto ha servito Kluivert), ha costretto Magnusson, già ammonito nel primo tempo per un fallo di mano, a stendere l'olandese, bravissimo ad allungare due volte: secondo giallo e automatico rosso.

A chiudere la questione è arrivato al 14' il gol di Pellegrini: sulla diagonale di Kolarov, Cristante ha provato a stoppare il pallone che però gli si è alzato, così ha provato da fuori area a tirare al volo, storto, sulla traiettoria Lorenzo Pellegrini è partito col tempo giusto, ma una lieve deviazione di anca di Dzeko (non colta da arbitro e assistente) lo ha messo (a quel punto in fuorigioco) davanti al portiere, ma nessuno l'ha fermato e Lorenzo l'ha messa dentro. Ma in realtà la questione non è stata chiusa per niente. Perché la Roma ha costruito altre quattro palle gol (Dzeko di sinistro, Fazio di testa, Zaniolo, entrato per Pellegrini, in percussione, Ünder, entrato per Kluivert, troppo altruista a cercare Cristante invece di battere a rete) senza concretizzarle, e lasciando così al Cska un paio di palle-gol che avrebbero potuto dare un sapore beffardo alla serata. Che invece per fortuna è finita così, con Jesus entrato all'88' a sostituire una punta, Florenzi: in 11 contro 10 non è sembrato il massimo.