Gli Europei come banco di prova. Se l'Italia attendeva un riscontro dalle riaperture al pubblico nel torneo per Nazioni in corso, la risposta non può che essere stata positiva. Tanto da indurre il Sottosegretario alla Salute Andrea Costa a spingersi in una previsione che dopo le ultime due stagioni è improntata all'ottimismo: «Se n'è parlato questa mattina (ieri, ndr) con il ministro Speranza - ha rivelato ai microfoni di Radio Punto Nuovo - e posso dare la notizia: il 22 agosto la stagione partirà con il 25 per cento di pubblico in presenza. Ci saranno nelle settimane successive graduale progressione e incremento percentuale. Ci vogliono prudenza e senso di responsabilità, qualità che ai cittadini italiani non sono mai mancate». L'ultima indicazione ricalca dunque la capienza stabilita per le tre partite di Euro 2020 disputate finora a Roma, con la Nazionale protagonista. Quantomeno nella prima fase del prossimo campionato, in attesa che la campagna vaccinale sia prossima al completamento e che il rischio contagi continui a calare. Il ritorno a una parvenza di normalità è in questa fase minato nel Regno Unito dalla variante Delta, ma proprio ieri la Uefa ha confermato Londra come sede di semifinali e finale. Per le ultime partite della competizione, Wembley (dove sabato prossimo l'Italia giocherà l'ottavo di finale) sarà aperto a oltre 60mila spettatori, pari al 75 per cento della capacità dello stadio. Le polemiche a distanza fra la Merkel e Johnson sembravano aver aperto la possibilità a uno spostamento e anche Roma è finita fra le città papabili. «Ricordo che il premier inglese alcune settimane fa proponeva di far giocare tutte la partite in Inghilterra, perché era la nazione con i numeri più bassi di contagio - ha argomentato ancora Costa, questa volta a Rtl 102.5 - Se vale questa dichiarazione credo che quella di Draghi sia una proposta di buon senso, quindi perchè no?». La risposta l'ha fornita la Uefa confermando il programma, ma il governo italiano è pronto se non altro per il prossimo campionato.

Al momento però si tratta soltanto di manifestazioni d'intenti, che possono cambiare da un momento all'altro. Motivo per cui la Roma non è orientata - almeno in questa fase - ad aprire la campagna abbonamenti, come anticipato anche dal Ceo Fienga la scorsa settimana, prima delle parole di Costa. Ma finché non ci sarà unità di intenti (le istituzioni politiche sono orientate a confermare l'attuale capienza, quelle sportive premono per allargarla), né ufficialità sulle decisioni, tutto resterà in sospeso. In assenza di certezze il club è costretto alla prudenza per rispetto dei tifosi. Almeno nella prima fase si punterà sui singoli biglietti, più che sulle tessere. Peraltro la durata del bonus sugli abbonamenti del 2019-20 non utilizzati nel lockdown è stata prorogata a 36 mesi. Quando sarà il momento, gli ultimi (abbonati) saranno i primi.