Leo Messi a parametro zero. Constatazione successiva alla chiusura della sessione invernale di mercato, che diventa iperbole alla luce delle recenti rivelazioni di El Mundo sulla stratosferica cifra sborsata dal Barcellona per la remunerazione della Pulce nell'ultimo quadriennio: 555 milioni, spicciolo più, spicciolo meno. Numeri confermati dalla pubblicazione dei documenti ufficiali, di fronte ai quali il club si è trovato nell'impossibilità di smentire, minacciando invece strascichi legali per la violazione di accordi privati. Ed è proprio "la regia occulta" dietro al clamore mediatico che ora fa discutere, in Catalogna come in Argentina. Chi ha fornito il dossier al quotidiano politico, per di più madrileno? Tutti i sillogismi (e le dietrologie) portano all'ex presidente Josep Bartomeu, nemico giurato del capitano blaugrana, mai così vicino a lasciare la squadra come la scorsa estate, quando divampava la polemica coi vertici societari. Ma l'ex numero uno del club ha tenuto a scagionare indirettamente la propria posizione all'emittente Esport3: «Leo merita quello che guadagna, per motivi professionali e commerciali. Senza la pandemia, il Barcellona avrebbe potuto facilmente pagare quelle cifre».

Eppure i conti attuali sono ben oltre i livelli di guardia: i debiti si attestano a 1,2 miliardi circa, con 730 milioni da saldare a breve termine. Mentre la luce di rinnovati ricavi resta ancora lontana. E con una voragine del genere, il rinnovo del contratto di Messi in scadenza a giugno appare una chimera, sia pure a cifre meno astronomiche degli attuali 138 milioni stagionali. Dal canto suo, il fuoriclasse ha ripreso a incantare in campo (ennesima opera d'arte su punizione nell'ultima con l'Athletic Bilbao) e continua a tacere fuori, fedele alla linea del riserbo sulle vicende economiche e contrattuali che da sempre lo caratterizza. Al momento le percentuali su permanenza e partenza sembrano equivalenti. Avrebbe potuto spostare la lancetta della bilancia l'esito delle elezioni presidenziali del Barça, previste per lo scorso 24 gennaio e poi rimandate a data da destinarsi per il protrarsi dell'emergenza Covid. Certo è che anche la Junta Gestora affidata ad interim a Carles Tusquets non incontra le simpatie di Messi. In tempi normali il suo rinnovo sarebbe stato il campo di battaglia dei candidati, Laporta, Font e Freixa. L'ex presidente che varò l'era Guardiola è il favorito alla vittoria e il suo ritorno ai vertici sarebbe accolto bene dallo stesso Leo. Ma il nodo resta quell'ingaggio inarrivabile, di questi tempi perfino per le facoltose pretendenti City e Psg. Altro che parametro zero.