La discussione sulla ripresa del calcio della Serie A viaggia a due velocità: ci sono da una parte le aspettative dei presidenti dei club ascoltando i quali pare sempre che stia per succedere qualcosa di importante, dall'altra parte c'è la realtà delle istituzioni politiche che invece aperture non ne danno, tutt'altro. Oggi, per esempio, doveva essere il giorno dell'apertura agli allenamenti collettivi con le rigide indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico implementate nel protocollo Figc e invece, dopo gli sdegnosi rifiuti dei presidenti arrivati a contraddire l'iniziale adesione di Gravina, ieri Spadafora ha tolto gli ultimi dubbi: «Si va avanti con quelli individuali». Con un'eccezione, a quanto pare: il Parma si è preparato, ha attrezzato le stanze singole per i giocatori nel centro di Collecchio, metterà staff e impiegati in un albergo adiacente e oggi partiranno col ritiro nella "bolla sterile". Gli unici, a quanto ieri sera era dato sapere.

L'altro esempio è l'appuntamento tra i vertici del calcio e il presidente del Consiglio Conte: sembrava fosse imminente, che sarebbe stato decisivo per stabilire la data di ripartenza del calcio, che avrebbe dato la possibilità di un confronto ai massimi livelli per esorcizzare le asprezze ormai conclamate con il Ministro dello Sport Spadafora, eppure le indicazioni più realiste suggeriscono tutt'altro scenario. Dall'entourage del presidente del Consiglio fanno sapere che non c'è al momento alcun appuntamento in programma. Non solo: nella conferenza stampa dell'altra sera Conte ha elogiato il lavoro di Spadafora e in qualche modo ricondiviso la linea già nota e da parte dello stesso ministro non emergono ipotesi di nuove "aperture" almeno a strettissimo giro di posta. Ieri le società di serie A riunite in videoconferenza per chiedere maggior chiarezza sui tre punti ancora oscuri (ritiro da quando e per quanto, caos quarantena, responsabilità dei medici) hanno preparato un documento che suggeriva alcune soluzioni e lo hanno girato al presidente federale Gravina che a sua volta ha inoltrato il file al Ministro Spadafora che in serata ha annunciato di averlo ricevuto: «In spirito di piena collaborazione - dice la nota ufficiale - il Ministro ha dato immediato impulso ai propri uffici per procedere ad una rapida ma approfondita analisi delle novità introdotte nel documento, in modo da poterlo inviare già domani all'attenzione del Comitato Tecnico Scientifico».

Che questo sia il preludio a formali quanto sostanziali cambiamenti nell'immediato sembra improbabile: se con la precisazione dell'Inail la questione della responsabilità dei medici si è un po' sfumata, sulla quarantena e la necessaria "sterilità" del ritiro (che sarà difficile interrompere fino all'inizio del campionato) al momento non si intravedono grandi margini di trattativa, almeno prima di nuove evidenze della curva dei contagi che però non arriveranno prima di una settimana.
Così ad oggi l'unica novità che potrebbe emergere nelle nuove linee guide preannunciate nel Dpcm appena illustrato - oggi se ne conosceranno i dettagli - pare sia la possibilità dei calciatori in allenamento di "scambiarsi" qualche pallone sul campo: i passaggi insomma non saranno più tabù, ma dovranno essere effettuati da giocatori ancora chiaramente distanziati sui campi. E a vigilare ci saranno gli uomini della procura federale che finora hanno fatto visita a Lazio e Napoli. Curioso, peraltro: nella smentita informale fatta circolare dagli ambienti biancocelesti dopo lo scoop del Corriere della Sera che qualche giorno fa ha raccontato delle partitelle che già si giocano a Formello in barba a tutte le restrizioni, si affermava che quello che i cronisti solerti avevano scambiato per partitella in realtà era un'esercitazione fatta di triangolazioni tra giocatori distanziati. Quindi per smentire una prassi vietata, alla Lazio si sono difesi affermando di aver seguito un'altra prassi vietata: qualcuno della procura federale obietterà qualcosa per questa strana ammissione? Lo vedremo.

Ieri sera a Che tempo che fa il milanista Paolo Maldini ha espresso un auspicio assolutamente condivisibile: «Ho partecipato a riunioni di Lega che poi delegano al presidente federale che poi deve parlare col Ministro: la cosa più semplice forse potrebbe essere quella di mettere tutti intorno a un tavolo e prendere decisioni tutti insieme una volta per tutte». Sarebbe troppo facile, qui siamo in Italia.