Una settimana di tempo: è quanto i club di Premier League chiedono per una decisione definitiva sulla ripresa del massimo campionato inglese. La votazione in programma oggi può quindi diventare una sorta di sondaggio interlocutorio, piuttosto che la data clou nel fitto calendario d'incontri in Oltremanica. La maggioranza dei calciatori e dei tecnici continua ad essere preoccupata sulle ripercussioni di un'eventuale ripartenza, tanto da non perdere occasione per ribadirlo. Perciò il "Project Restart" che tanto sta facendo discutere sembra destinato a slittare di sette giorni al massimo. Le Uefa attende una risposta dalle Leghe entro il 25 maggio, ma non è escluso che conceda una piccola proroga a quello che attualmente è il campionato più seguito del mondo; la deadline è indicativa, e una decisione finale da parte degli inglesi arriverebbe proprio il 25. Va da sé che riprendere le gare il 12 giugno - come auspicavano ai piani alti - appare quanto mai improbabile; più concreta la data del 19, a questo punto.

Le preoccupazioni

Anche se c'è chi, come il tecnico del Newcastle Jack Bruce, non vede come «si possa ricominciare a giocare prima della fine di giugno». Ai microfoni del Sunday Telegraph, Bruce è stato chiaro: «Abbiamo bisogno di una preparazione adeguata affinché i calciatori siano in condizione, altrimenti cascheranno come sacchi di patate. Servono almeno sei settimane, anche perché non ci dimentichiamo che sono fermi da due mesi: è probabilmente la pausa più lunga che alcuni di loro hanno avuto in tutta la carriera». Preoccupato anche il trequartista del Chelsea Willian, che svela: «La maggior parte dei calciatori non si sente al sicuro a tornare in campo adesso. Ci manca molto giocare - le parole rilasciate al Mirror - e fare quello che amiamo, ma dobbiamo farlo soltanto quando sarà sicuro: la nostra salute viene prima di tutto il resto». Messaggi chiari, che ribadiscono i forti dubbi dei principali attori in causa. Per tranquillizzarli, FA e Premier valutano di far riprendere gli allenamenti individuali da domani, con tutte le dovute precauzioni, per poi aggiornarsi nel corso della settimana.

Duro anche Wayne Rooney, nel suo consueto editoriale domenicale per il Sunday Times: «Ho una voglia matta di tornare ad allenarmi e a giocare, ma c'è l'impressione che il calcio inglese venga spinto a ripartire troppo presto. Il nostro Governo dice che le persone possono tornare a lavorare soltanto con il distanziamento sociale, perciò fino a quando non c'è il via libera al contatto fisico, non possiamo allenarci regolarmente». Insomma, più l'ipotesi ripartenza si fa concreta, più il coro si fa unanime. Il quadro è quello di un braccio di ferro costante tra Governo, Premier e FA da una parte (che spingono per ricominciare ad allenarsi e a giocare), e calciatori e tecnici dall'altra.
Ma c'è anche chi, come Jurgen Klopp, usa toni più concilianti, guardando al suo Paese natale: «Spero che in Germania tutto funzioni e che a un certo punto si possa riprendere anche in Inghilterra. Dovremo giocare a porte chiuse per qualche mese - le dichiarazioni alla BBC - ma questo non significa che il calcio non sia più quel meraviglioso gioco che è». Chissà se ha visto il "suo" Signal Iduna Park senza il tradizionale Muro Giallo dei tifosi del Dortmund...