Sono dieci i positivi al Covid-19 in serie A emersi solo ieri. Sei alla Fiorentina (di cui tre giocatori e tre dello staff) e quattro della Sampdoria (di cui tre nuovi e uno recidivo: erano 9 appena un mese fa): i nominativi non sono stati resi pubblici, ormai usa così, ma il fatto è rilevante. C'è del simbolismo neanche tanto nascosto nella coincidenza che ha portato proprio ieri in Figc i saggi nominati dal presidente Gravina a confrontare il proprio protocollo medico-sanitario per la ripresa del calcio di Serie A e B (la C si è fermata, con lucidissime parole espresse dal presidente di Lega Ghirelli) con i 20 esperti del Comitato Tecnico Scientifico che fa capo alla Protezione Civile e al Governo. Il nodo maggiore da sciogliere, nel dibattito di circa 90 minuti, giusto il tempo di una partita, ha riguardato proprio il trattamento che toccherà ai nuovi contagiati una volta che il Barnum calcistico sarà ripreso. I presidenti di serie A, confortati da qualche avanguardista tra i medici sportivi, sperano di poterlo considerare come un qualsiasi infortunato, isolando lui e destinandolo alle cure più opportu-ne, senza mettere però in quarantena tutti i suoi compagni. Ma gli esperti del Cts, tra i quali ci sono le maggiori personalità scientifiche italiane, non sono convinti e preferirebbero in questa fase (la ripresa ufficiale dovrebbe essere tra dieci giorni) utilizzare il metodo che si applica oggi a qualsiasi lavoratore, anzi, a qualsiasi privato cittadino: si isola il contagiato e si risale ai suoi più recenti contatti, isolando pure loro. Ma questo significherebbe ricominciare e, molto probabilmente, richiudere presto. Un'altra questione da capire riguarda la reperibilità dei tamponi (necessari per tutti i controlli che dovranno precedere la ripresa.

E la dovranno accompagnare nel tempo dello svolgimento del campionato) soprattutto per quei club di stanza nelle zone maggiormente colpite dal virus, dove ancora oggi persino i malati con sintomi chiarissimi non riescono ad essere precisamente valutati. È emerso però nella riunione che i club lombardi avrebbero reperito i kit fuori regione: sarebbe così superato l'ostacolo tecnico, meno quello etico. I club hanno già fatto sapere che conterebbero anche sull'ormai imminente validazione dei test seriologici (che permetterebbero test più rapidi e di maggior reperibilità) su cui però persistono evidentemen- te delle resistenze scientifiche. Il ministro Spadafora ha chiarito adesso quale sarà la road map: «Nel confronto è stato analizzato il protocollo della Figc per la ripresa che auspicabilmente dovrebbe avvenire il 18 maggio. Adesso il Comitato sulla base degli approfondimenti stenderà una propria valutazione che sarà inviata al Ministero della Salute e al ministero dello Sport. Resterà decisiva la curva dei contagi da qui al 18». Tradotto: le valutazioni del Comitato trasferite ai vari ministeri (probabilmente già entro il weekend) consentiranno al presidente del Consiglio Conte di prendere la prossima settimana la decisione definitiva sulla sorte del campionato di serie A (e, di conseguenza, su quello di B), ovviamente valutando fino all'ultimo dei giorni possibili lo stato dei contagi in Italia. Nessuna mossa sarà azzardata, non dal punto di vista sanitario. L'altra oltraggio al buon senso (e cioè l'idea di giocare 124 partite in meno di due mesi) sarà lasciato alle questioni organizzative interne. Conte, almeno su questo, ne resterà fuori.