È diventata una questione politica, dicono, informalmente, quelli del calcio. Macché, pensiamo solo alla sicurezza, rispondono, informalmente, dal Governo. Così ieri è trascorsa una domenica, l'ultima prima della parziale riapertura dell'Italia, in febbrile attesa di qualche orientamento definitivo sul campionato di serie A che poi non è arrivato e che ha proiettato lo stillicidio fino a oggi, col rischio che si prolunghi fino a mercoledì. Ma che cosa ci si attende, in particolare? Nei palazzi del calcio, o almeno nelle videoconferenze che quotidianamente vengono comandate, gira sempre più insistentemente la voce che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte voglia chiudere il calcio professionistico per decreto. E a rafforzare la teoria è arrivato ieri sera anche un post su Facebook del Ministro dello Sport Spadafora: «Leggo cose strane in giro ma nulla è cambiato rispetto a quanto ho sempre detto sul Calcio (notare la maiuscola, ndr): gli allenamenti delle squadre non riprenderanno prima del 18 maggio e della ripresa del Campionato per ora non se ne parla proprio. Ora scusate ma torno ad occuparmi di tutti gli altri sport e dei centri sportivi (palestre, centri danza, piscine, ecc) che devono riaprire al più presto!».

L'impressione, dunque, è che il Governo stia andando nella direzione della chiusura, proprio nei giorni però in cui dal calcio (e per il calcio) arrivano segnali opposti, con il conforto dei Governatori di alcune regioni e addirittura del Viminale, che ieri in una nota ha specificato ai prefetti che, da oggi, «è consentita, anche agli atleti e non, di discipline non individuali, come a ogni cittadino, l'attività sportiva individuale, in aree pubbliche o private, nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno due metri e rispettando il divieto di ogni forma di assembramento».

Così quella che per qualche ora era sembrata una possibilità limitata alle squadre con sede nelle quattro regioni i cui governatori avevano consentito la riapertura dei centri sportivi per gli allenamenti individuali (Sassuolo, Parma, Bologna, Spal, Napoli, Lazio, Roma e Cagliari, grazie alle delibere di Emilia-Romagna, Campania, Lazio e Sardegna) è stata nuovamente riallargata a tutti: tanto che tutte le società hanno ricominciato a richiamare i giocatori lontani, la Juventus in primis (con Cristiano Ronaldo che è dato in avvicinamento) e questo è sembrato un segnale politico/sportivo importante. Se anche Agnelli richiama i suoi giocatori, è la teoria, vuol dire che si ricomincia. Chissà.

C'è pure da capire che cosa non è piaciuto al ministro Spadafora. Probabilmente l'interpretazione che siti e agenzie hanno dato alle vicende che hanno scandito la cronaca delle ultime ore. Secondo tali interpretazioni, infatti, il titolare del dicastero dello sport avrebbe ceduto qualcosa rispetto alle posizioni irriducibili della prima ora, prima ammorbidendo i toni nei confronti della Lega calcio e poi evitando di impugnare i provvedimenti delle regioni (come per esempio ha fatto il Ministro Boccia con l'ordinanza della Governatrice calabrese Santelli sulle riaperture degli esercizi commerciali esclusi dal Dpcm). In realtà, quando Spadafora ha chiesto un parere, come riferito sabato dall'Ansa, alla Protezione Civile rispetto alle improvvise riaperture dei centri sportivi dei Governatori probabilmente non stava capitolando, anzi, il contrario: in qualche modo era sua intenzione stimolare una reazione della Protezione Civile rispetto alle aperture in arrivo.

Che succederà adesso? Molte società hanno sfruttato le disposizioni per decretare le riaperture dei propri centri sportivi. A ieri sera la situazione era questa (il riassunto è preso da gazzetta.it): hanno fissato la ripartenza tra domani e dopodomani Atalanta, Bologna, Cagliari, Inter, Juventus, Lazio, Parma, Roma e Sassuolo, non hanno ancora fissato il giorno ma lo stanno valutando Brescia, Fiorentina, Genoa, Sampdoria, Spal, Torino e Udinese, mentre il Milan, il Napoli e il Verona dovrebbero ripartire verso fine settimana, una volta ultimati i test medici. Ovviamente in totale sicurezza.

Ma secondo quale protocollo? L'ultima curiosa notizia di giornata viene proprio dal mancato confronto tra le linee guida espresse dalla Figc (giudicate insufficienti dal Ministro Spadafora) rispetto a quelle della Commissione Tecnico Scientifica del governo. Sembrava imminente l'apertura di un tavolo condiviso per adeguare il protocollo federale alle superiori esigenze della Protezione Civile, ma dalla Figc fanno sapere di non essere stati neanche chiamati a parlarne. Come se non fosse più neanche questo il problema su cui confrontarsi. Non resta che aspettare ancora qualche ora.