C'è una bandiera che vorrebbe e dovrebbe sventolare in ogni stadio della Serie A, quella con il volto di Federico Aldrovandi, ragazzo e tifoso della Spal morto a 18 anni "a calci, pugni e manganellate". Un volto che sta unendo le tifoserie di tutta Italia e che si sta mostrando più forte di multe e divieti. Nonostante la bandiera non sia potuta entrare in Roma-Spal e Sampdoria-Spal, il ricordo di Aldro è "un messaggio di pace e di fratellanza", come ricorda papà Lino in un'intervista a La Repubblica. "Non c'è violenza, non c'è odio, non c'è alcun sentimento negativo. Solo una carezza a un ragazzo che non c'è più, che amava la sua città e la squadra che la rappresenta. Quel che sta accadendo mi sta facendo soffrire una volta di più, come se quanto già trascorso non fosse abbastanza, e ogni volta, ogni divieto, ogni multa è una coltellata nel cuore. Ma ci sentiamo difesi e aiutati da tanti ragazzi che ci vogliono bene e che vogliono con noi portare avanti il messaggio di uno sport con un cuore, con sentimenti, capace di commuovere e di insegnare qualcosa". Se quella bandiera per alcuni rappresenta un rischio e una provocazione, per Lino Aldrovandi rappresenta "un senso di bellezza e di allegria", provato sin dalla sua prima apparizione: "Era contro il Cagliari, ho pianto a lungo e ho ricordato certe domeniche, io che torno a casa e Federico che mi chiede "papà, cosa ha fatto la Spal?". I miei ragazzi, li chiamo così i tifosi biancoazzurri, sono tutti miei figli".

All'affetto e la vicinanza manifestata dai tifosi di tutta Italia, fa da contraltare il 'silenzio 'istituzionale': "Messaggi di solidarietà? Non dalla Spal, non dalle istituzioni sportive. Forse perché nessuno ha capito da che parte stare. E questo è l'altro problema vero: pensare che il volto di Federico possa dividere anziché unire". Unire i tifosi di ogni squadra e di ogni categoria, anche quelli del Prato e del Siena, società multate dopo l'esposizione del viso di Aldro, o quelli del Parma, che hanno ricevuto il daspo per una mini coreografia in suon onore.