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Dentro l'Academy (quasi) infallibile dell'Arsenal: Malen è la crepa nel sistema

Donyell ha lasciato la fabbrica di stelle dei Gunners per brillare di luce propria. Ma da Hale End a London Colney il lavoro degli inglesi è superlativo

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Lorenzo Paielli
26 Maggio 2026 - 16:12

Il rapporto di simbiosi tra l’Arsenal e la propria Academy è quasi del tutto racchiuso nei corridoi di Hale End. Ancor prima del singolo, della gratificazione del lavoro e del riconoscimento a livello mondiale. Prima di tutto questo, è emblematico il muro tappezzato da centinaia di targhette in oro, sulle quali sono incisi tre dettagli: nome, cognome e data del debutto in prima squadra di ogni ragazzo che ce l’ha fatta. Ma sarebbe riduttivo anche relegare tutto il lavoro dietro le quinte al muro dei debuttanti, o alle maglie di Bukayo Saka ed Emil Smith-Rowe appese per i corridoi, arricchite con messaggi di incoraggiamento firmati proprio dai figli di Hale End. Recenti e del passato, come Cesc Fabregas, Jack Wilshere o Ashley Cole.


(Credit: Arsenal)

Per vivere a pieno le intenzioni dell'Academy dei Gunners occorre lasciar da parte l'ascensore per scegliere le scale. Perché ogni piano, partendo da zero, andrà arredato con la propria esperienza, il proprio bagaglio. Il proposito centrale è quello di formare, plasmare, umanamente prima che calcisticamente. Vivere l'infanzia ad Hale End, con una delle maglie più prestigiose d'Europa, in uno dei centri di sviluppo più importanti d'Europa, respirando responsabilità e un senso di normalità che non deve mai mancare sotto i piedi. Se è vero che il fine ultimo resta quello di restituire all'Arsenal e al calcio inglese le nuove stelle d'Inghilterra, alla base c'è una vera trasmissione di principi e valori senza i quali tutto il resto rimarrebbe irragiungibile. È la chiave con cui Per Mertesacker ha scardinato anche i lucchetti più difficili negli ultimi otto anni, prima di annunciare l'addio al termine proprio di questa stagione. Otto anni in cui il tedesco ha saputo ripagare la fiducia di Arsene Wenger, che gli ha affidato il ruolo di responsabile del settore giovanile sotto il consiglio di Mikel Arteta

Creare in casa delle superstar invece che comprarle ha da sempre caratterizzato l'identità dell'Arsenal, ma anche il vivaio dei Gunners ha dovuto attraversare un periodo di flessione. In questo senso, rinnovamento e modernizzazione hanno riportato il treno sui giusti binari. Da Hale End, dove i bambini iniziano a vivere l'universo calcistico poco prima dei dieci anni, fino al London Colney. Un salto tutt'altro che scontato, ma che rappresenta l'impegno più duro e importante per ogni ragazzo del settore giovanile. Al compimento dei 16 anni e di tutti gli esami scolastici, lo staff valuta attentamente il percorso dei singoli. Poi, la scelta di proporre o meno una borsa di studio per permettere ai calciatori di raggiungere il centro sportivo principale dell'Arsenal. Quindi, il lavoro prosegue con l'Under 18 e l'Under 23, fino a un avvicinamento graduale alla prima squadra. Una sliding door decisiva per i giovani calciatori, che vengono incanalati e istruiti anche nel rapporto con la comunicazione social e giornalistica grazie a diversi corsi di media training. 

 

La costruzione di un universo così variegato è il segreto. Un percorso basato sulla meritocrazia, in campo e fuori. Su una filosofia di 4 valori precisi: il primo è quello del Lifelong Learner (Studente a vita). Un'attenzione costante allo sviluppo personale, all'istruzione e alla comprensione del gioco. Poi il Most Efficient Movest (Movimento efficiente). Ovvero massimizzare l'efficacia delle azioni in campo attraverso movimenti e tempi di corsa corretti. Terzo valore, Champion Mentality (Mentalità da campione). Impegnarsi al massimo nella quotidianità, riuscendo a superare ostacoli e avversità. Infine, essere un Effective Team Player (Giocatore di squadra efficace). Saper collaborare in gruppo, portare energia positiva e porre il collettivo prima dell'individuo. 

 

Una fabbrica di stelle. Macchina apparentemente infallibile. Tuttavia, negli anni, più di una cometa è stata scambiata per una meteora nel nord di Londra. Ferite ancora aperte per i tifosi dei Gunners. Certamente, il confronto con le superstar a chilometro 0 premia ancora il lavoro dell'Arsenal (gli ultimissimi diamanti, ad esempio, sono i 2009 Max Dowman e Marli Salmon), ma sono diversi i protagonisti del calcio di oggi ad essere sfuggiti alla visione quasi sempre centrata. Esempi lampanti come Eberechi Eze (scartato a 13, tornato da protagonista nell'annato che ha riportato la Premier), Michael Olise (dopo una brevissima esperienza). A far rumore, anzi, decisamente chiasso, su tutti, restano Serge Gnabry e Donyell Malen. Entrambi hanno vissuto sulla propria pelle un percorso sicuramente più intenso nel settore giovanile. Poi la necessità di proseguire altrove, per scrivere la propria storia lontani da quella bolla quasi perfetta. Dribblando il rischio di rimanere solo un numero. Un tentativo mal riuscito.

 

La storia, poi, gli ha dato ragione. Donyell, in particolare, ha vissuto mille vite fino ad arrivare a Roma. Il coraggio di lasciare l'Arsenal dopo l'addio controverso all'Ajax quando era ancora solo un adolescente. La personalità di non ascoltare le dure critiche della stampa olandese (per la scelta di non terminare il percorso in un settore giovanile locale) e tornare proprio in patria, al PSV, per sbocciare definitivamente. Poi le esperienze note in Germania e Inghilterra prima dell'Italia. Nel suo bagaglio c'è tutto. Anche, sicuramente, quanto assorbito in quella fabbrica di stelle nel nord di Londra. Ma è nella galassia romanista che brilla di luce propria.

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