È riuscito nell'impresa di unire tutte le tifoserie d'Italia, per una volta strette l'una accanto all'altra in un lungo applauso che ha attraversato la penisola durante tutto il fine settimana. Quando il volto di Davide Astori è comparso sui maxischermi di San Siro, dell'Olimpico, del San Paolo, di Marassi e di tutti gli altri stadi di Serie A in cui si è giocato nei giorni scorsi, ogni differenza, ogni rivalità e ogni divisione è stata di colpo azzerata.

Soltanto per un minuto, il tredicesimo, quello che richiama il suo numero di maglia, ma di questi tempi è impresa non da poco. A partire dalla Sardegna Arena di Cagliari, dove Davide ha giocato per sei stagioni vestendo anche la fascia di capitano, passando per Roma, che lo ha accolto per una stagione soltanto, ma non lo ha mai dimenticato. A ridosso dell'anniversario della sua scomparsa, che cade oggi, si è deciso di omaggiare così la memoria del capitano viola, del calciatore, del ragazzo, del compagno, del padre. Un ricordo doveroso e sentito.

Perché la sua morte a trentuno anni ha scosso il mondo del calcio e non solo, perché travalica i confini di questo sport e tocca nel profondo qualsiasi essere umano: non esistono colori, non esistono barriere di fronte a una tragedia del genere. Perché se è vero che - come scriveva John Steinbeck - «ogni forma di vita è sacra», il rispetto della morte lo è altrettanto. Non si tratta di retorica, perché ricordare un uomo esemplare non può mai essere retorico.

Negli applausi che hanno salutato il suo volto sorridente su tutti i maxischermi c'è la naturale empatia verso i familiari, verso la compagna, verso Vittoria che ha compiuto tre anni pochi giorni fa. In quell'applauso, scrosciante come pioggia, c'è la consapevolezza che le nostre vite sono fondamentalmente «appese a un filo sottilissimo», come scrisse Simone Perrotta in un toccante messaggio nel giorno della scomparsa di Davide.

Le lacrime di Ilicic

A Bergamo l'omaggio più toccante: a pochi chilometri da dove Davide è cresciuto, Atalanta e Fiorentina si sono fermate per tributare il capitano viola. Con i toscani avanti per 1-0, allo scoccare del 13' Ilicic, sulla trequarti offensiva, ha buttato fuori il pallone: lo sloveno, che con Astori ha giocato proprio a Firenze, è scoppiato in lacrime, mentre Pezzella, con la fascia con il numero 13 al braccio, ha dato il la all'applauso.

E dal settore viola sono state alzate centinaia di riproduzioni in miniatura della maglietta di Davide, con tanto di numero e nome. A dimostrazione del fatto che, se è vero che «the show must go on», fermarsi per rendere omaggio a chi non c'è più è doveroso.

«Ricordatelo sempre»

Quello del ricordo è un tema su cui si soffermano anche i genitori di Astori, Anna e Renato, in una lettera: «Per noi Davide non è un ricordo che si attenua o si riaccende a seconda delle circostanze, semplicemente perché Davide non è un ricordo: Davide è una presenza. Davide è vicino a noi in ogni istante - dicono la mamma e il papà nello speciale di Sky "Davide, storia di un capitano", in onda oggi - Davide era fortissimo, era la roccia a cui aggrapparci. Per questo noi oggi cerchiamo di essere forti come lui, ma soprattutto come lui ci vorrebbe. È la nostra sfida quotidiana, durissima, ma ci proviamo. Continuate a ricordarlo e non stancatevi di raccontarlo. Rivederlo sorridere in una foto, osservarlo correre nelle immagini, sentirlo nei vostri aneddoti non ci fa soffrire: per noi è come riabbracciarlo ogni volta».