Doni, portiere brasiliano della Roma dal 2005 al 2011, si è raccontato in un'intervista a SportWeek: "Vivo a Orlando, in Florida. Se non avessi fatto il calciatore, lavorerei in banca. A mio padre lo dicevo sempre". Attualmente è impegnato con la D32, la sua società immobiliare e in Brasile ha aperto, insieme all'ex compagno Simplicio, un parco divertimenti: "Spesso mi chiedono se è più difficile giocare in porta di fronte a migliaia di persone o vendere case. Noi non abbiamo questo problema: vendiamo tutto molto facilmente. Abbiamo più di tremila case in costruzione. Nel 2022 inaugureremo un centro commerciale. I nostri investitori arrivano da Cina, Italia, Portogallo, Qatar, ma l'80 per cento degli affari è negli Stati Uniti. Mi sono trasferito in Florida nel 2015 e ho preso in mano i libri, ho studiato il settore per molto tempo. Oltre al Parco con Fabio, avevo una scuola calcio, una palestra e altre attività, poi ho fatto all in sull'immobiliare. Io e il mio socio, Werner Macedo, lavoriamo quasi h24 per far sì che il nostro gioiellino cresca e si sviluppi. Al di là di tutto, fare il portiere era molto più difficile". Poi via ai ricordi dei momenti passati in giallorosso: "Penso al 2-0 in Champions contro il Lione, la partita perfetta, ma anche alla notte di Old Trafford. Meglio non aggiungere nulla". L'ex portiere si è poi soffermato sui problemi al cuore: "Mi cascò il mondo addosso. Per un anno non ho visto nulla. Ogni volta che in televisione incappavo in una partita cambiavo canale, non ce la facevo"

Poi Doni si lascia andare agli aneddoti: "Su Totti ne ho a decine. Un'estate eravamo a cena tutti insieme, c'erano anche i dirigenti. Francesco offrì mille euro a un cameriere per passare vicino ai tavoli, saltare in piscina in mutande e urlare come Tarzan battendosi il petto. Lo fece davvero, che scena! Quanto ci divertivamo". Roma gli è rimasta dentro. Parte della sua famiglia ancora vive lì (il fratello Joao, procuratore, e anche sua sorella). "Domenica 23 ottobre 2005, Roma-Lazio 1-1. Spalletti mi butta dentro a 26 anni. Pensai ai sacrifici della mia famiglia e a mia nonna: lei era italiana e si trasferì in Brasile. Quel giorno si è chiuso un cerchio". Due Coppe Italia e una Supercoppa con Spalletti allenatore. "Il migliore mai avuto, ti diceva le cose in faccia. Meglio non farlo arrabbiare però, altrimenti era capace di prenderti a schiaffi". Ora in panchina c'è Mourinho: "Farà bene, sono sicuro".