Salta pure Spinazzola sulle stampelle e forse è il premio migliore a quelle lacrime amare versate pochi giorni fa in Germania, saltano tutti a Wembley i 7000 tifosi italiani mentre sfollano finalmente in silenzio i 53000 inglesi, saltano tutti i nostri meno il presidente Mattarella che in ossequio al ruolo istituzionale si limita a sorridere e a stringere le mani di chiunque cerca le sue, dalla Vezzali al presidente Gravina, esattamente 39 anni dopo Pertini che aveva festeggiato a Madrid il titolo mondiale. Un altro 11 luglio entra dunque nella storia della nostra nazione: l'Italia è campione d'Europa quattro anni dopo il disastro mondiale con la Svezia, dopo aver battuto l'Inghilterra in casa sua al termine di una partita che s'era messa male subito (gol di Shaw al  sulla prima transizione della gara) e che è stata ripresa ancora con la forza del gioco (22° del secondo tempo, Bonucci), pallino intangibile di Roberto Mancini, un ct che ha riportato il pallone al centro del nostro villaggio calcistico e adesso sarà difficile buttarlo lontano come si faceva prima. Ora l'Italia è un'altra cosa, è talento e grinta, è gioco offensivo e sorrisi, è spensieratezza con quel pizzico di follia, i due concetti che sin da quando Mancini ha preso in mano questa nazionale ha iscritto nel frontone di Coverciano. Belle quelle lacrime liberatorie alla fine, con Vialli, con Spinazzola e con tutti gli altri. Bella questa Italia, campione d'Europa vincendo ai rigori come ai rigori aveva vinto la semifinale. L'eroe è ancora Donnarumma, premiato come miglior giocatore della competizione, ne ha presi due, gli ultimi due, a Sancho e Saka, e prima aveva sbagliato anche Rashford colpendo il palo: i tre hanno 62 anni in totale, scelta sbagliata da Southgate che li aveva messi in campo proprio per i rigori. Per noi aveva sbagliato Belotti, e poi Jorginho il match point, prima di San Gigio.

È stata una partita difficilissima: l'Italia si è fatta sorprendere proprio all'inizio dalla squadra che invece l'aveva impostata difensivamente, e negli spazi della prima ripartenza l'Inghilterra ha affondato il colpo che ha messo il nostro trionfo in discussione. Eppure l'Italia era partita benissimo, con il suo 433 sfrontato con i soliti titolari, con tre punte (tra cui Immobile, l'unico bocciato di questi Europei) e i mediani sempre pronti ad uscire alti, così sul primo possesso Maguire ha servito male all'indietro Pickford e l'Italia ha conquistato subito un calcio d'angolo: ma sullo sviluppo gli inglesi si sono ritrovati a gestire il pallone con Shaw, che poi chiuderà l'azione, a imbeccare Kane molto basso e quindi privo di marcatura, lui ha trovato Trippier (l'esterno alto di destra del 343 scelto da Southgate) dalla parte opposta in percussione, la difesa azzurra s'è schiacciata indietro per timore soprattutto di Sterling, l'unico attaccante inglese ad attaccare l'area, e invece il cross di Trippier ha pescato dalla parte opposta proprio Shaw che aveva seguito tutta l'azione e ha approfittato dell'eccessiva copertura centrale di Di Lorenzo e poi è stato bravissimo a calciare al volo in controbalzo cogliendo il paletto interno e sorprendendo anche Donnarumma. Il gol ha ovviamente sparigliato i piani tattici: l'Italia voleva attaccare e si è ritrovata a scoprirsi troppo presto, l'Inghilterra con un esterno in più, tre difensori centrali (Walker a stringere con Stones e Maguire) e tre punte strette e molto mobili (Mount, preferito a Saka, Kane e Sterling), con in mezzo i solidissimi Phillips e Rice, ha gestito meglio l'impatto emozionale dei 60.000 di Wembley (con 7000 italiani ad urlare per non farsi sovrastare) e si è ritrovato per qualche minuto a gestire pure un agile possesso dietro le linee degli azzurri in difficoltà. Niente di che, tanto che le azioni offensive inglesi da ricordare sono state pochissime, dentro un lungo possesso azzurro. Mancini ha tremato al 22° quando Jorginho si è accasciato toccandosi il ginocchio, ma per fortuna era solo una contusione. Al 35° la prima vera occasione azzurra, con un bel cambio di gioco di Insigne su Di Lorenzo che ha assecondato una percussione di Chiesa che è partito centralmente e poi ha calciato forte e basso col sinistro, con la palla che è sfilata accanto al palo. Al 46° è stato invece Immobile a calciare addosso a Stones su un bel cross di Di Lorenzo, e poi Verratti sulla respinta ha tirato centralmente. Agli azzurri sembrava mancare solo un po' di personalità, con Immobile a sporcare nervosamente ogni palla che arrivava dalle sue parti, Insigne a vagare cercando la posizione migliore per giocare senza mai avere l'assistenza di Emerson, nella serata in cui si è particolarmente sentita l'assenza di Spinazzola, in tribuna dal lato calciatori accanto a De Rossi, col gambone appena operato steso lateralmente.

Mancini non ha ritenuto di far cambi all'intervallo e ha fatto bene, almeno a ripartire così. Perché l'Italia non ha cambiato atteggiamento, ha esasperato il possesso palla e l'Inghilterra non l'ha più vista. Ci ha provato reclamando un rigore per un contatto tra Bonucci e Sterling, benissimo ha fatto il bravo Kuipers (e tanti saluti ai complottisti) a lasciar giocare. Poi dopo dieci minuti Mancini è intervenuto, ha tolto Barella già ammonito e ha alzato il peso specifico della squadra inserendo Cristante, ha tolto Immobile per far spazio a Berardi, mettendo Chiesa falso nove. E la differenza s'è sentita presto, lo juventino è diventato subito protagonista con il suo movimento incessante, attaccando ora da fuori verso dentro, ora da dentro verso fuori. Al 13° ha servito Insigne che da posizione defilata ha tirato forte trovando la sagoma di Pickford, al 17° si è messo in proprio rientrando sul destro e costringendo il portiere inglese alla parata più difficile della serata, disteso alla sua sinistra. Al 19° gli inglesi hanno allentato l'assedio con un colpo di testa di Stones su calcio d'angolo, alzato da Donnarumma. Al 21° ancora Chiesa ha cercato Cristante in percussione alta, bravo Maguire ad intervenire. Ma sul relativo corner, ancora Cristante sul primo palo ha allungato la traiettoria, Chiellini è stato steso da Stones, Verratti è intervenuto di testa costringendo Pickford al miracolo per deviare sul palo, e Bonucci è stato il più lesto di tutti a ribadire in gol. A quel punto l'Italia è diventata padrona del campo, il possesso palla ha raggiunto livelli spagnoli e Southgate è dovuto correre ai ripari, tornando al 433, togliendo Trippier e inserendo Saka, abbassando Mount da interno di centrocampo, con Rice regista presto sostituito da Henderson. Al 28° Bonucci ha trovato con un gran lancio dei suoi Berardi in inserimento centrale e il tocco di sinistro ha persino anticipato Pickford in uscita, ma la palla è andata alta, così la posizione dell'attaccante del Sassuolo non è stata verificata dal Var. Poi si è infortunato Chiesa in una verticalizzazione delle sue e Mancini ha messo Bernardeschi, per completare l'opera ad inizio dei supplementari inserendo Belotti per Insigne. Con l'attacco tutto nuovo siamo andati con mille speranze al tempo extra, ma tecnicamente il livello si è un po' abbassato senza Chiesa e Insigne e la gara è entrata in fase di stallo almeno fino all'occasione mancata da Bernardeschi (bravo Pickford in uscita), propiziata da Emerson, cresciuto con lo scorrere della partita. E anche Southgate ha provato ad osare, mettendo anche Grealish per Mount. Ma poi ha prevalso la paura e si è lasciato che a decidere fossero i rigori. Che ha riportato la Coppa Delaunay in Italia per la seconda volta dopo il successo del ‘68 a Roma e un trionfo quindici anni dopo il Mondiale del 2006. It's coming (to) Rome.