Urlate. Applaudite. Ballate. Impazzite. Festeggiate. Godete. Cantate fino a perdere la voce e chissenefrega. Piangete. Scatenatevi. Commuovetevi. Baciatevi. Abbracciatevi. Lasciatevi andare alla gioia più sfrenata. Saltate come il nostro meraviglioso Leo, stampelle al cielo, ricompensato almeno in parte dalla tremenda sfortuna con cui è stato costretto a fare i conti. L'Italia è in festa, in tutte le piazze del nostro meraviglioso paese, ubriachi di gioia, fasciati di tricolore, trombette a tutto spiano, perché per la seconda volta, cinquantatrè anni dopo, siamo campioni d'Europa. Un trionfo arrivato dopo centoventi minuti di pathos infinito, centoventi minuti in cui già avremmo meritato di battere la perfida Albione perché il pallino dopo quel gol a freddo di Shaw quando erano trascorsi appena centoventi secondi, lo abbiamo avuto sempre noi, la sfacciataggine degli inglesi ricacciata nella loro metà campo, gli inglesi, quelli che si considerano i maestri, costretti a calciare il pallone lontano per sperare di fare contenta la regina.

Gli è andata male agli inglesi. Perché poi c'è stato quel viaggio infinito nella tachicardia che sono i calci di rigore, rigori che ci hanno lasciato senza fiato, con le lacrime a solcare il viso di tutti noi, Belotti che sbaglia, Rashford che prende il palo, quindi tappeto rosso a Gigio Donnarumma, un muro, un muro italiano, un muro di felicità per quei settemila italiani (che invidia) presenti nel tempio magnificamente profanato di Wembley, circondati da decine di migliaia di inglesi rispediti a casa come fanno dal 1966, sconfitti anche al di là della lotteria dei rigori, football is coming Rome, casa nostra, la casa dei campioni d'Europa, la casa di una Nazionale che ci ha regalato sette nuove notti magiche, splendida dalla prima all'ultima partita, capace di materializzare un'utopia che tre anni fa soltanto Roberto Mancini era convinto di poter trasformare in sogno e poi realtà. Questo è il trionfo di tutti, di una nazionale che dopo le ferite della pandemia ora vuole ripartire come ha fatto questa meravigliosa Nazionale capace di regalarci emozioni ogni volta che è scesa in campo.

Si è fatta festa ovunque, compresa la tribuna d'onore di Wembley che dopo l'ultima parata di Gigio nostro ha visto il principe William, Beckham, Tom Cruise e tutti gli altri di quel sangue blu che non ci piace per niente, tornare a casa, mentre tutto intorno fioriva il tricolore. Con il presidente della Federcalcio Gravina gaudente, Valentina Vezzali e la Cristillin a ballare insieme al Presidente della Repubblica Mattarella, meno estroverso di Pertini a Madrid nel 1982, ma felice come tutti gli italiani. Come Matteo Berrettini che, dopo la finale di Wimbledon persa poche ore prima dopo aver giocato una grandissima partita, si è presentato a Wembley per tifare la Nazionale di Mancini. E alla fine Matteo ha fatto i complimenti agli azzurri: «Per me è stata una giornata che si è conclusa nel miglior modo possibile. E' stato un piacere vedere questa Italia vincere ai rigori, sono riuscito almeno in parte a consolarmi della finale persa con Djokovic. Loro hanno vinto una partita in più di me, sono stati meravigliosi, lo hanno meritato. E' stata un'emozione fantastica, spero che loro abbiano usato me per caricarsi». Forza Italia.