«Le sfilate non sono una vetrina dove mettere un abito, ma una performance d'arte». È così che esordisce Leonardo Cruciano, uno dei fondatori di Makinarium, factory di creativi, tecnici e artigiani tecnologici, quando gli chiedo un parere su quelli che, molti hanno definito, gli "eccessi" di Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci, in passerella. Hanno lavorato insieme quando, per la sfilata dello scorso febbraio della maison, la Makinarium ha realizzato alcune figure e creature, ideate dal rivoluzionario direttore creativo di Gucci.
Queste stesse opere sono esposte nella mostra "Persona", aperta alla Curia Iulia del Senato Romano in occasione di Videocittà, manifestazione dell'audiovisivo.

Videocittà, la manifestazione romana per la divulgazione dei mestieri del cinema. Ci racconti del suo.
«Sono il supervisore agli effetti speciali integrati di Makinarium. In realtà, però, sono portavoce di tutta una serie di ruoli, dal tecnico delle meccaniche per far muovere le creature, allo scultore, al pittore, a chi realizza stampi o oggetti di scena. È un mestiere, il mio, legato a una forte passione per il cinema, per la scultura, per il dipinto e per l'arte in generale. Passione che a livello cinematografico si è orientata, poi, con il tempo, verso il fantastico».

Makinarium ha sede a Roma e produce in Italia. È un'opposizione alla fuga della produzione all'estero, a favore del made in Italy?
«Sicuramente il nostro è uno di quei campi in cui c'è una grande fuga, a livello di cervelli, di artigianalità, di produzione. Si spostano dall'Italia verso Los Angeles, Londra. La mia più grande ambizione è, invece, quella di riuscire a fare le stesse identiche cose ma rimanendo in Italia. In questo momento ci stiamo riuscendo, lavoriamo a Cinecittà e abbiamo una factory che ha contato anche cento persone, per esempio quando abbiamo fatto "Il racconto dei racconti". Sono numeri enormi per l'Italia. Inoltre, la nostra qualità è riconosciuta a livello internazionale, quindi capita che ci chiamino per produzioni all'estero, come è stato per "Tomb Raider" in Sudafrica. Ma comunque il prodotto si realizza in Italia, e poi si va ad allestire, sistemare, truccare all'estero».

Lei ha lavorato per cinema, teatro, altamoda. A livello cinematografico, qual è la sua produzione preferita e quale quella più impegnativa?
«Siamo nati come società Makinarium con "Il racconto dei racconti" di Garrone. Quindi questo film rimane il più incredibile oltre che molto impegnativo. Ma molte volte ci siamo trovati a dover portare avanti più lavori insieme, per film diversi, e questa è sicuramente la parte più impegnativa».

Parliamo di "Persona", la mostra realizzata in collaborazione con Gucci ospitata nella Curia Iulia. Un ossimoro tanta avanguardia in un ambiente fortemente storico, no?
«Tutto il merito di questa unione di passato e presente va alla curatrice della mostra, Clara Tosi Pamphili. L'idea, con Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci, è stata quella di creare una mostra che parlasse di quello che facciamo, di Makinarium, intesa come una delle eccellenze quasi da bottega rinascimentale ma dell'hi-tech moderno. Clara ha voluto creare un cortocircuito, con questi manichini che portano in mano la loro testa, realizzati da noi per la sfilata dello scorso febbraio della maison Gucci, affiancati a una statua classica come il Togato Barberini, una delle massime espressioni di arte e storia italiana. Capire quanta cura c'era in ogni dettaglio, arrivata a noi, e accostarla alla stessa cura ai dettagli che c'è nella realizzazione di abiti e di performance da sfilata da parte di Alessandro Michele».

Proprio lui ha portato una rivoluzione nella maison. Le sue sfilate sono state spesso motivo di critica per eccesso. Lei che ne pensa?
«Le sfilate non sono una vetrina dove mettere un abito, ma sono una performance d'arte e come tale devono mostrare al meglio il simbolo. Quindi non si tratta più solo del vestito, ma dell'identità della persona stessa. Identità personale invece che identità teorizzata. Identità nuove che personaggi, grazie a vestiti, accessori assumono, rispetto a quelle più tradizionali della società. È ovvio che questo crea scalpore. Ma poi se andiamo a vedere i numeri, Gucci, da quando c'è Alessandro Michele, è la società con maggior fatturato in Italia, con maggior successo nel mondo. E quindi forse questo nuovo non fine a se stesso sta funzionando».