«Sono contenta che ne parliamo anche a Il Romanista, 21 campioni, compreso Florenzi, si sono messi a disposizione in un momento di emergenza…». Così inizia a raccontare il progetto benefico Giulia Ananía, autrice insieme a Marta Venturini, del brano "Lo stadio in un cassetto". Un'operazione nata per caso che ha messo insieme i protagonisti del mondo del pallone, coinvolgendoli in performance canore decisamente particolari. Da Nicola Ventola a Barbara Bonansea, da Alessandro Florenzi a Elena Linari fino all'ex Inter Samuel Eto'o.

Giulia innanzitutto come è nato il progetto?
«Spinta da una mia tranquillità personale, ho preso la decisione di andare a vivere a Marsiglia, ma da lì a poco è scoppiata l'emergenza Covid che non mi ha permesso di ritornare a Roma. Ho iniziato così a scrivere "La canzone a distanza" insieme a Marta Venturini, compositrice e produttrice con la quale scrivo le mie canzoni, grande tifosa della Roma. L'ho mandata poi al mio editore Roberto Razzini della Warner Chappel che ha avuto l'idea di creare questo progetto benefico con il supporto di Diego Calvetti in un Paese che stava lottando e che tra i vari stravolgimenti era orfano del calcio. Nel nostro piccolo abbiamo offerto un modo alternativo ai calciatori per essere vicino ai tifosi in questa emergenza. Il titolo poi è stato cambiato diventando "Lo stadio in un cassetto", un sogno che ci aspetta pronto a scatenarsi».

Al brano è abbinato anche un video…
«Ogni campione ha mandato il suo contributo tramite WhatsApp, non è stato semplice perché avevamo poco tempo per organizzare tutto, ma loro si sono resi totalmente disponibili. È stata un'operazione assolutamente senza protagonismi».

E soprattutto con un fine nobile.
«Tutti gli introiti saranno interamente devoluti al fondo "Sempre con voi" della Protezione Civile per il sostegno dei familiari dei medici e del personale sanitario che hanno perso la vita nella lotta al Covid-19».

Nel progetto anche Barbara Bonansea e Elena Linari.
«Per me è un grande cruccio il fatto che il calcio femminile, fatto di grandi campionesse, sia considerato amatoriale, è quasi surreale. Nel brano c'è una frase che dice "Noi siamo tutti una canzone", dovevano esserci anche loro come esempio per tutte le bimbe che si allenano».

Segui il calcio e la Roma?
«Sono romanista ovviamente ma da un po' di anni mi sono allontanata, diciamo che non vado allo stadio. Del calcio mi affascina la poesia di ogni ragazzino che sogna di essere un campione. Un gioco che ci fa sentire liberi, basta una palla e tutti possiamo giocarci, è uno sport democratico e proletario. Per me la Roma è prima di tutto l'amore dei ragazzi per il pallone. Mi manca poi sentire la gente che discute sulle partite, il vero lato popolare del gioco».

Il tuo rapporto con Roma?
«Sono molto legata alla mia città, anche e soprattutto come artista, mi sono dedicata spesso a Roma, mi piace lavorare sulla periferia e sulla sua poesia».