Si chiamavano Montecchi e Capuleti, ai tempi di William Shakespeare, oggi sono gli Ultrà e gli Irriducibili. Ha debuttato ieri al teatro Sala Umberto lo spettacolo "Romeo l'ultrà e Giulietta l'irriducibile", scritto e diretto da Gianni Clementi e in scena fino al 5 maggio. Un testo in versi, che segue le linee guida del classico shakespeariano ma usa il romanaccio, un'opera antiviolenza che prende il mondo del calcio come pretesto per parlare di attualità, dei vizi e dei problemi della società di oggi, di un amore che travalica il diverso e che, proprio per questo, come succede nell'opera di Shakespeare, avrà un finale tragico. Sul palco ci sono Romeo, tifoso giallorosso, figlio de Er Murena, e Giulietta, appassionata biancoazzurra, figlia de Er Catena, interpretati da Edoardo Frullini e Giulia Fiume.

C'è stata ieri sera la prima di "Romeo l'ultrà e Giulietta l'irriducibile". Cosa deve aspettarsi chi viene a teatro?
Giulia: «Troverà un cast di quattordici giovani ma non troppo attori appassionati che si sfideranno per via di questo pretesto calcistico Roma-Lazio senza alcuno scopo. Alla fine nessuno sa il motivo per cui sta combattendo. Fortunatamente in questo caos insensato ci sono due ragazzi che si innamorano e che per amore sfortunatamente moriranno così come Shakespeare ha raccontato nel suo originale. Proprio perché quest'unione non verrà compresa. L'ambientazione è di borgata nonostante i costumi raccontino una realtà che non è propriamente quella di oggi. Anche la struttura, la scenografia è surreale, ci sono questi pezzi di grondaie, impalcature e, ovviamente, c'è un balcone. Sono esclusivamente versi romaneschi, in rima. Siamo già stati in scena l'anno scorso e il fatto che la Sala Umberto ci abbia voluto in cartellone è stato per noi un grande risultato».
Edoardo: «Troverà tante cose, specialmente una storia molto attuale perché quello che ha scritto Shakespeare è rimasto attuale, e grazie alla riscrittura di Gianni Clementi, lo è ancora di più e un misto tra amore e odio che si alternano continuamente. Troverà tanti ragazzi giovani e succede di tutto. La storia rimane quella, il "Romeo e Giulietta" di Shakespeare però è più palpabile perché è ambientata nei nostri giorni».

Nel testo di Gianni Clementi quanto c'è del classico shakespeariano e quanto c'è di moderno?
Giulia: «Il testo è fedele drammaturgicamente a quello shakespeariano. La questione calcistica è quella che sfugge al classico perché nel testo di Shakespeare c'è una rivalità tra famiglie che qui si trasforma in rivalità tra squadre di calcio. C'è il capo ultrà romanista e quello della Lazio che sono acerrimi nemici e questa è la miccia che dà l'avvio a tutta la storia».
Edoardo: «Di Shakespeare c'è la trama, c'è la grande morale, il significato per cui l'amore deve andare oltre l'odio. E di moderno, invece, c'è tutto il resto. Anzichè Montecchi e Capuleti ci sono la curva della Lazio e la curva della Roma, c'è quest'odio che va avanti da anni, è infinito. I due figli dei capo ultrà si innamorano, quindi c'è Romeo, romanista e Giulietta, laziale irriducibile. Anche la scenografia è moderna, tutto ambientato in un contesto urbano. Poi, ad esempio, anzichè la scena della festa tra Montecchi e Capuleti dove Romeo con i suoi amici si infiltra e trova Giulietta, in questo caso i romanisti si intrufolano nella curva Nord per fare un selfie e poter prendere in giro i laziali, e proprio qui Romeo vede Giulietta per la prima volta».

Che ruolo ha il calcio all'interno dello spettacolo?
Giulia: «È il pretesto che dà il via alla trama. L'idea del regista è quella di lanciare un messaggio antiviolenza per quanto riguarda il mondo del calcio, e non solo. Si tratta di un messaggio che è infatti estendibile un po' a tutto, non solo allo sport, è un messaggio di pace. D'altronde è impensabile che un campo di calcio diventi un luogo di scontro tra esseri umani, non c'è fede che possa andare contro il genere che ci è comune, quello dell'essere umano. La volontà è quella di dire che se il calcio deve essere competizione, almeno che sia sana, che si realizzi in maniera normale, che il calcio sia il vero argomento, non l'odio, e che non sia mai un modo per tirare fuori la rabbia».
Edoardo: «Il calcio in questo caso è un pretesto, come lo era per Shakespeare il contrasto tra Montecchi e Capuleti. Anche nel testo si sente e si capisce la presenza del calcio, così come dai colori, dalle sciarpe. Protagonista è un tifo sbagliato, un tifo violento che non permette alle persone di avvicinarsi, non permette un'amicizia tra due persone che non condividono la stessa fede calcistica. Il calcio, quindi in questo caso, è stato preso da Clementi, come pretesto per raccontare come l'amore dovrebbe prevalere sull'odio. È molto attuale».

Più nel dettaglio, chi è il tuo personaggio?
Giulia: «Il mio personaggio è diverso perchè parliamo di gente di borgata, quindi Giulietta è una Giulietta biancoazzurra di borgata che dice: "No io coi libri non me ce so' mai presa, c'ho la manicure e guadagni du' scudi". Una realtà del tutto impropria rispetto a quella che rappresenta Shakespeare. Lo stesso vale per Romeo. Racconta di altre estrazioni, anche se questo non smentisce in nessun modo Shakespeare. Si fatica a pensare, per via del titolo, che si tratti di commedia, ma in realtà non lo è per niente, è esattamente il racconto shakesperiano così com'è scritto. Quindi c'è un primo tempo che racconta di questo grande amore, e un secondo tempo, che volge verso la tragedia, con la morte del Cobra, che sarebbe Tebaldo, la morte Der Poeta, che sarebbe Mercuccio, e alla fine quella di Romeo e Giulietta».
Edoardo: «Il mio personaggio è Romeo, figlio del Capo Ultrà, fa parte della tifoseria, ci è nato ma di indole segue l'amore continuamente. Quindi rispetto agli altri compagni di curva, totalmente devoti al tifo, lui cerca sempre una via d'uscita e in questo caso la trova proprio nella curva della fazione opposta, dove scova Giulietta. Lì inizia un percorso che lo porterà ad affrontare il suo peggiore nemico, la tifoseria della Lazio, per Giulietta».

Nella vita reale, per che squadra tifi?
Giulia: «Allora ci tengo a precisare che io sono siciliana. Sono fuori da questa rivalità "Roma-Lazio", diciamo che tifo per chi vince. Tra l'altro da piccola a scuola c'era la squadra di calcetto e ne facevo anche parte, poi per qualche anno ho tifato Catania e poi basta. Voi siete il Romanista, quindi a voi dico Forza Roma!».
Edoardo: «Tifo per la Roma ovviamente. In questo caso mi ha detto molto bene, non potevo chiedere di meglio. Tifo per la Roma da sempre, io e tutta la mia famiglia. Non sono un tifoso da stadio, non frequento abitualmente lo stadio nè la curva ma ho sempre seguito la Roma, le partite me le vedo tutte ma preferisco un tifo più sano, mi piace vedermi la partita sul divano con mio padre, mio fratello, gli amici, prendendola per quello che è cioè un momento di unione, che è poi anche il messaggio dello spettacolo».

Com'è stato lavorare con Gianni Clementi?
Giulia: «Benissimo, Gianni oltre ad essere un grande autore è anche un regista di grande intuito. Il primo merito va nella direzione della scelta delle persone, mi escludo da questo discorso. I personaggi sono adeguati, c'è un grandisismo incontro di anime e questo è molto bello in scena perché si crea una bella atmosfera che poi riusciamo a trasmettere anche al pubblico. Poi, nonostante avesse le idee molto chiare, ci ha anche lasciati molto liberi di agire artisticamente, perciò ciascuno di noi si esprime in una maniera assolutamente libera, con una sola pretesa, quella di rispettare il testo, com'è giusto che sia. Sono stati tolti quindi molti dei classici intercalari romani con cui condivamo i poveri versi».
Edoardo: «Lavorare con Gianni è stata un'esperienza formativa bellissima, coinvolgente. Perché oltre ad essere un grande professionista, autore e regista, il suo grande merito è quello di aver saputo creare un gruppo di persone, di amici, prima che di attori. Andiamo tutti verso la stessa direzione. Oltre poi alla bravura nello scrivere un testo in quartine, in rima, in romanesco, mantenendo tutta la linea della trama di Shakespeare. È stata un'operazione fantastica».

Giulia, te sei siciliana. È stato difficile recitare in versi romaneschi?
«Allora io anni fa feci un provino per uno spettacolo, sempre di Gianni, e lui mi disse che non ero molto brava a parlare in romano perciò non andavo bene per la parte. Questa volta, quando mi ha rivista per Romeo e Giulietta non se ne ricordava e mi ha chiesto appunto di dove fossi, gli ho ricordato l'episodio e mi ha risposto: "Ammazza lo parli meglio di me il romano adesso". Infatti molti mi chiamano Giulia Fiume del Quadraro in provincia di Catania. Per me è stata una cosa molto divertente e anche un premio, perchè di solito se sei del Sud finisci per fare cose del Sud, riuscire io a 31 anni a fare una Giulietta forse appena diciassettene per me è stato davvero un onore, oltre che il coronamento di un sogno perché ogni attrice almeno una volta nella vita sogna di interpretare Giulietta».

Progetti futuri?
Giulia: «Sto aspettando la prossima uscita di "A un passo dal cielo", sono una delle attrice che aderisce alla prossima edizione che è la quinta che uscirà in autunno prossimo, sempre su Rai Uno. Per il teatro, ci sono riprese degli spettacoli della prossima stagione, ho concluso poco fa "Otto donne e un mistero" con dei grandi nomi del teatro italiano e riprendiamo a novembre».
Edoardo: «Ho lavorato fino a poco, tra l'altro sempre alla Sala Umberto e poi in tourneè nazionale, con Giuseppe Marini in uno spettacolo che si chiama "La Classe" dove si trattava sempre l'argomento dell'odio, in questo caso razziale. Anche lì una bella compagnia di giovani e abbiamo girato molto. Lo riprenderemo anche l'anno prossimo, sempre partendo da Roma e poi in tourneè Nazionale. Per il futuro, finito questo spettacolo, continuerò a lavorare come sempre dove è possibile. Ci sono progetti in corso in teatro e si spera anche nel resto, cinema e televisione. Non è da molto che recito, me per ora ho mi sono dedicato soprattutto al teatro».

Orari e biglietti
"Romeo l'ultrà e Giulietta l'irriducibile" sarà in scena alla Sala Umberto, in via della Mercede 50, stasera alle ore 21, domani alle ore 17, martedì 30 aprile alle ore 21, mercoledì 1° maggio alle ore 17, giovedì 2 maggio alle ore 21, venerdì 3 maggio alle ore 21, sabato 4 maggio alle ore 21 e domenica 5 maggio alle ore 17. Per quanto riguarda il prezzo del biglietto, va dai diciassette ai ventisei euro.