«Filmare è vivere, e vivere è filmare. È semplice, nello spazio di un secondo guardare un oggetto, un volto, e riuscire a vederlo ventiquattro volte». Con queste parole Bernardo Bertolucci, scomparso ieri nella sua casa di Trastevere all'età di 77 anni dopo una lunga malattia, descriveva il suo mestiere, che poi era anche la sua intera vita. Poeta, documentarista, regista, produttore, polemista, autore per eccellenza del cinema italiano, star del cinema internazionale, è stato senza ombra di dubbio l'ultimo grande maestro del Novecento. Ha attraversato la storia del cinema nella seconda metà del secolo scorso, passando dallo sperimentalismo al cinema d'autore, dalla cinefilia alla grandeur, dai low budget alle megaproduzioni, dal provincialismo alla visione internazionale.

Un carattere poliedrico, impegnato nella realizzazione di opere che potessero parlare, che raccontassero verità nascoste, che descrivessero alla perfezione e in ogni sua sfaccettatura, i personaggi che Bernardo tanto amava studiare. «Confesso di avere sempre provato affetto e curiosità per tutti coloro che vengono definiti ‘diversi': socialmente, culturalmente e sessualmente. Il mio lavoro mi ha portato molto lontano e ogni volta mi sono innamorato delle culture che andavo scoprendo, così diverse dalla mia», aveva dichiarato nel corso di un'intervista. Amava la letteratura, era appassionato di storie vere e non si poneva limiti nell'affrontare tematiche o nel portare avanti idee che, a volte, potessero anche metterlo in cattiva luce agli occhi del suo pubblico. In realtà questo non è mai accaduto e, nonostante il suo non fosse un modus operandi popolare, il successo che alla fine ha riscosso è stato universale. In tal senso è stato vincitore di nove Oscar e ha portato sul grande schermo pellicole che non passeranno mai di moda, quegli evergreen che si tramanderanno alle generazioni future.

Gli Oscar del maestro

Negli anni Ottanta Bertolucci si è dedicato alla realizzazione del kolossal "L'ultimo imperatore", che si è aggiudicato poi ben nove Oscar, tra cui quelli per il miglior film e la migliore regia. L'artista (perché chiamarlo regista sarebbe riduttivo) è, ad oggi, l'unico italiano ad aver vinto un Oscar per la regia.

Le pellicole più famose

Dopo aver iniziato il corso di Lettere Moderne alla Sapienza, Bernardo Bertolucci decise di abbandonare gli studi per il cinema, facendo da assistente a Pier Paolo Pasolini. Con Tonino Cervi come produttore, nel 1962, realizzò il suo primo lungometraggio, "La commare secca", su soggetto e sceneggiatura di Pier Paolo Pasolini. Ma Bertolucci si staccò ben presto dal mondo e dalla poetica pasoliniani per inseguire un'idea personale di cinema, basata sull'individualità di persone che si trovano di fronte ai cambiamenti del loro mondo e di quello circostante. Questa la tematica delle successive pellicole di Bertolucci, a partire da "Prima della rivoluzione" (1964) per arrivare poi, nel 1972, al film "scandaloso" che ha segnato un'epoca, "Ultimo tango a Parigi", con Marlon Brando e Maria Schneider, Jean-Pierre Léaud e Massimo Girotti, dove il sesso è visto come unica risposta possibile, ma non definitiva, al conformismo del mondo circostante. I protagonisti di questo film, come quelli che seguiranno, sono esseri alla deriva, quasi sbandati, la cui unica via d'uscita è la trasgressione. Il film, dopo la sua prima proiezione a New York, venne ritirato dalla Cassazione il 29 gennaio 1976, e il regista fu condannato per offesa al comune senso del pudore, colpa per la quale venne privato dei diritti civili per cinque anni, fra cui quello di voto. Dopo svariati processi d'appello, la pellicola venne dissequestrata nel 1987.

A seguire realizzò capolavori come "Novecento" (1976), epico affresco delle lotte contadine emiliane dai primi anni del secolo alla seconda guerra mondiale, "L'ultimo imperatore" (1987), "Il tè nel deserto" (1990), girato in Marocco e tratto da un romanzo di Paul Bowles. E ancora "Io ballo da sola" (1996), "L'assedio" (1998) e "The Dreamers - I sognatori" (2003), che ripercorre una vicenda di passioni politiche e rivoluzioni sessuali di una coppia di fratelli, nella Parigi del 1968. Bertolucci ha ricevuto il Leone d'oro alla carriera al Festival di Venezia nel 2007, mentre nel 2011 ricevette la Palma d'oro alla carriera al Festival di Cannes. Nel 2012, poi, girò "Io e te", ultimo grande capolavoro del maestro.