Missione compiuta: la Roma vince con relativa facilità col Torino (3-1, dopo il 5-1 a Bologna) e sale in classifica al terzo posto, al fianco della Juventus e dietro Milan e Inter. Segnano il solito Mkhitaryan (arrivato a 8 gol e 7 assist in tutte le competizioni), Veretout su rigore e Pellegrini nella ripresa, poi Belotti. Ma l'eco della partita non accompagna stavolta i meriti di una squadra che sta dando grande continuità ai suoi risultati, ma soffia sul fuoco delle proteste dei granata, per via della rapidissima espulsione di Singo, colpevole però di due falli commessi in eccesso d'ardore. C'è sicuramente da rilevare che Giampaolo non sia un allenatore fortunato. Nel giorno in cui ha provato a fare all-in tagliando fuori metà squadra un po' per scelta tecnica, un po' per intemperanze da spogliatoio, aveva anche cominciato la partita in maniera promettente, con un atteggiamento coperto ma molto aggressivo - con tre difensori (Bremer, Lyanco e il giovane Buongiorno) e due esterni pronti a scalare e a riproporsi (Singo e Vojvoda), due attaccanti dedicati alla prima aggressione feroce (Belotti e Lukic, trequartista in possesso e seconda punta in pressione), più un terzetto di centrocampisti di lotta e di governo (Gojak, Meite e Linetty) - eppure dopo 14 minuti si è ritrovato in dieci per una stupidaggine di Singo, dopo 27 sotto di un gol su palla persa da Belotti fuori area (e splendida conclusione finale di Mkhitaryan), dopo 43 sotto di due gol per palla regalata ancora da Belotti a Dzeko (steso da Bremer, rigore realizzato da Veretout) e dopo 44 costretto ad effettuare il secondo cambio perché il primo (Ansaldi, entrato per Gojak dopo l'espulsione, si è infortunato subito), bruciando così anche il secondo slot di sostituzioni.
Detto delle sfortune di Giampaolo, resta da parlare della sicurezza di una Roma che viaggia ormai a velocità di crociera, aumentando e abbassando i ritmi a seconda delle necessità, semmai eccedendo nella sicurezza della gestione, come già successo a Bologna dopo quel primo tempo devastante, e come è capitato ieri sera, dopo un primo tempo chiuso 2-0, col Toro in dieci e rassegnato. Nella ripresa la squadra giallorossa ha gigioneggiato un po' troppo, si è seduta e ha cominciato a pensare in anticipo a Bergamo. Fonseca non ha voluto rischiare niente e dopo aver sorpreso nelle scelte iniziali tenendo fuori Pedro per scelta tecnica, per confermare la coppia d'assi Mkhitaryan e Pellegrini alle spalle di Dzeko e la coppia di registi Villar e Veretout davanti alla difesa cambiata per due terzi (dentro Smalling per Cristante squalificato e Mancini per Kumbulla, con Ibanez saldo al suo posto), nella ripresa ha tolto tutti i giocatori ammoniti (Mancini e Peres all'intervallo, dentro Kumbulla e Karsdorp, più Villar al 14' della ripresa, dentro Pedro, nello stesso slot usato per dar riposo a Dzeko per far giocare Mayoral), e si è un po' arrabbiato per l'atteggiamento molle dei suoi calciatori, arrivati al terzo gol quasi per inerzia (Pellegrini al 23') e poi incapaci di proseguire sulle rovine di un Toro ormai lacerato. Così per diversi minuti si è vissuto il paradosso del ritorno granata, con il gol della bandiera al 28' (Belotti, dopo un'azione da lui stessa avviata, con goffa respinta di Pau Lopez, gran mischione risolto dal "Gallo" di punta) e persino sfiorando il gol del 2-3, con Bonazzoli, l'ultimo cambio entrato per Buongiorno.

Restano da citare le occasioni della cronaca: già al 5' una bella incursione esterna di Dzeko ha messo in difficoltà Milinkovic-Savic, il gigante scelto da Giampaolo per far riflettere Sirigu sulle recenti incertezze. Al 6' Smalling ha deviato in corner su Belotti, al 7' Syngo ha stangato Mkhitaryan lanciato da solo nello spazio (inevitabile giallo), al 10' una grande uscita dal basso della Roma ha portato Spinazzola ad assecondare la sovrapposizione esterna di Mkhitaryan, e sul cross basso deviato da Lyanco Peres ha avuto sul sinistro la facile palla del vantaggio, ma l'ha ciabattata fuori, e al 14' ancora Singo è andato in pressione sconsiderata su Spinazzola, lasciando il piede a martello sul rilancio del terzino: implacabile Abisso dell'applicazione del regolamento, tra le proteste dei granata che reclamavano il tocco in anticipo dell'ivoriano, ignorando l'impeto incosciente. Così la partita è cambiata: Giampaolo, che aveva cominciato la partita con aggressioni alte dei due attaccanti, ha abbassato il baricentro in un 531 molto schiacciato ed è praticamente sparito dalla partita. Al 23' ha inserito Ansaldi togliendo l'interno Gojak, abbassando Lukic e riportando Vojvoda a destra. Ma la Roma era ormai in controllo costante, già al 17' Mancini ha sfiorato il vantaggio che è arrivato al 27', quasi inevitabilmente: ancora un gran sinistro di Mancini da fuori area, bella respinta in volo di Milinkovic, Spinazzola l'ha rimessa ancora dentro per una nuova respinta repressa definitivamente da Mkhitaryan, con un destro ciclonico che ha scheggiato il palo ed è entrato in rete, tra nuove proteste dei granata per un presunto contatto su Belotti di Mancini, che però hanno visto solo nel postpartita di Sky. Al 36' Spinazzola ha sfiorato il palo, al 42' Belotti ha commesso un altro errore con un retropassaggio sfruttato da Dzeko che poi in area è stato toccato da Bremer: inevitabile il rigore, come la trasformazione del cecchino Veretout 4' centro su 4 quest'anno, 9 su 9 in giallorosso). Nella ripresa la Roma ha solo gestito, e dopo un rischio corso al 19' (traversa di Edera su tiro da 25 metri), ha arrotondato il risultato prendendo la giusta distanza con una bella azione in verticale Pellegrini, Mkhitaryan, Pedro, Mayoral ancora per Pellegrini che si è spostato la palla sul sinistro e l'ha messa nel sette. Ma lì la Roma s'è fermata e il Torino ha acorciato ancora su Belotti, protagonista nel bene e nel male, nell'azione già descritta. Poi nel finale un 2 contro 1 apertissimo è stato sprecato da Mayoral.