Alzi una mano chi, prima di sistemarsi sul divano davanti alla tv subito dopo cena, non abbia dato l'ennesima occhiata alla classifica e abbia pensato: se stasera vinciamo... Eccolo qui, presente. E adesso alzi l'altra mano chi ieri sera si è fermato di botto, chi ha smesso di pensare (fantasticare?) immediatamente dopo i tre puntini di sospensione. Eccolo ancora qui, di nuovo presente. Perché quando c'è di mezzo un pallone che spesso rimbalza per conto proprio non è mai il caso di esagerare con i pensieri, arrivando fin quasi a sfidare il destino. E soprattutto perché quando c'è di mezzo la Roma è sempre cosa buona e giusta non correre con la fantasia. E tenere i piedi inchiodati per terra. Elencare i motivi alla base di questa scelta equivarrebbe a stilare un elenco lungo, lunghissimo di occasioni perse proprio quando sembrava che...
Meglio, perciò, piazzarsi davanti alla tv come se... Come se cosa, però? Come se non ci fosse in palio qualcosa di realmente caruccio? Come se fosse semplicemente la partita tra una squadra reduce da un'esibizione altamente spettacolare a Bologna e l'ultima della classe? Come se la Roma non avesse tra i piedi la possibilità di mostrare finalmente i muscoli al campionato? Facile a dirlo, molto più complicato trasformare le buone intenzioni in realtà. La vita di un tifoso, del resto, è puntellata da "come se" di ogni tipo. Come se avessimo vinto; come se avessimo perso. O no? Una vita segnata pure dall'incapacità di gestire le emozioni, l'adrenalina anche quando non ci sono i tre punti in gioco e si tratta solo di un'amichevole di fine estate. Figuratevi, perciò, qual è stato il mio (nostro) approccio alla partita contro il Torino. Nervi a fior di pelle, si diceva una volta. Non mi (ci) passa mai... Al fischio finale dell'arbitro Abisso (modesto, al di là di tutto), stato d'animo più sollevato (non rilassato: per quello ci vogliono ore...) e zero paura di guardare la classifica. Anzi, tanta voglia di verificare i numeri: Roma, penalizzata da una sconfitta a tavolino, alla pari della Juventus del maestro Pirlo, potenziata da una vittoria a tavolino. Terzo posto. Daje. Ci sarebbe materiale per sorridere al mondo, ma è già tempo di pensare all'Atalanta, e probabilmente è meglio continuare a mantenere un profilo più basso possibile. Come se nulla fosse accaduto. Già, come se...