Una sultana a Roma. Questa sera l'Istanbul Basaksehir farà visita all'Olimpico per la gara d'esordio del girone di Europa League. Una sfida di importanza storica per un club che – alcuni anni or sono – era stato sull'orlo del fallimento prima di un clamoroso dietrofront. Un destino singolare quello della società nata nel 1990 dalla fusione di diverse aziende municipalizzate e gestita quindi dall'amministrazione comunale.

Con base a Basaksehir, distretto situato a nord-ovest rispetto al centro cittadino, il quartiere è stato protagonista di un'ascesa che l'ha reso una zona residenziale molto gettonata dalla borghesia vicina al Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) di Tayyip Erdogan. "Il club del Governo": così è stato etichettato l'Istanbul Basaksehir nel momento in cui, dopo la promozione in Super Lig del 2014, il 5 giugno dello stesso anno è stata annunciata la sua nascita sulle ceneri dell'allora Istanbul Buyuksehir Belediyesi. Calcio e politica si erano così uniti grazie alla volontà di combattere il monopolio di Galatasaray, Fenerbahce e soprattutto Besiktas, la cui tifoseria nota con il nome di "Carsi" era stata in prima linea nelle proteste del 2013 contro il presidente Erdogan. Il Basaksehir passò così dal disputare i match casalinghi nello storico Ataturk Stadium, con meno di cinquemila spettatori a partita, alla candidatura fra i top-club nazionali.

Nel giro di pochi mesi la società passò dalle pressioni dell'allora candidato sindaco Mustafa Sarigul – desideroso di chiudere il club per soddisfare le richieste dei cittadini – alla promozione nella massima serie, fino al ritorno sulla panchina di Abdallah Avci. L'ex ct della nazionale turca aveva infatti iniziato la sua carriera come tecnico dell'Istanbul BB, tornando sui suoi passi dopo la fallimentare campagna nelle qualificazioni ai Mondiali del 2014. Quattro stagioni al vertice della Super Lig, ma con il sogno titolo ancora da centrare, la costruzione del nuovo stadio – la Fatih Terim Arena – e l'arrivo di giocatori del calibro di: Adebayor, Emre Belozoglu, Clichy, Robinho e Arda Turan, calciatore molto vicino al "Sultano" Erdogan.

Questi alcuni passaggi chiave della breve e intensa storia dell'Istanbul Basaksehir, società legata indissolubilmente al Governo. Ne sono riprova l'inaugurazione del nuovo impianto, con Erdogan in campo con la maglia numero 12 – prontamente ritirata a fine partita – e autore di una tripletta nel giro di pochi minuti. Per non parlare del matrimonio tra il presidente Goksel Gumusdag e la nipote della first lady turca. Il calcio come strumento per accrescere il nazionalismo e i consensi popolari: questa la visione del Governo locale desideroso di assistere presto ai successi del club. Non solo lo sguardo rivolto verso il campo perché, di pari passo, il Presidente turco Erdogan nel corso di queste stagioni ha avviato misure restrittive per ridurre il peso delle tifoserie a lui avverse.

L'inserimento del sistema "Passolig", manovra ben più restrittiva rispetto alla nostra Tessera del tifoso, ha infatti portato molti sostenitori accesi – in particolare del Besiktas – a rinunciare allo stadio che, un tempo, era stato megafono delle proteste contro il Governo. Una demonizzazione del tifo caldo capace di far emergere la figura della tifoseria dell'Istanbul Basaksehir, caratterizzata dal nazionalismo del gruppo "1453", data riferita appunto alla presa di Costantinopoli da parte di Maometto II, che comportò la fine dell'Impero bizantino. Unico club della capitale a portare il nome della città nella denominazione, unica società gestita come un'azienda, in barba alla consuetudine locale dell'azionariato popolare: questo e tanto altro è l'Istanbul Basaksehir, anche se molti l'hanno incrociato per la prima volta due estati or sono.

L'arrivo a Roma di Cengiz Under spostò ulteriormente le attenzioni sulla società turca, con il calciatore giallorosso che si rese protagonista di un discusso saluto militare in occasione della doppietta contro il Benevento del febbraio 2018. Un omaggio ai soldati uccisi nel nord della Siria molto apprezzato in patria, dove ci si divide tra l'avversione al club e il sostegno degli elettori dell'AKP. Domani la trasferta di Roma, a fine novembre la gara di ritorno a Istanbul. Una sfida che, nei giorni scorsi, ha portato la stampa armena ad interrogarsi sul futuro utilizzo di Mkhitaryan. A differenza della scorsa finale di Europa League, saltata a causa del divieto di accedere in territorio azero, l'esterno offensivo ha confermato la sua presenza e l'assenza di problematiche politiche in vista del viaggio in Turchia.

Viaggio inverso che non potrà intraprendere Stefano Napoleoni, calciatore romano e romanista ceduto al Goztepe a distanza di pochi giorni dal sorteggio. Il sogno di Napoleoni di giocatore contro la "sua" Roma è svanito nel giro di qualche ora, quello dell'Istanbul Basaksehir continua tra la voglia di titoli, il desiderio di affermarsi in campo europeo e il supporto di un regime intero.