Quando Petrachi afferma che nutre molta fiducia nel tipo di calcio proposto da Fonseca non c'è alcun dubbio che dica la verità, al netto di qualsiasi comprensibile tendenza alla copertura affettuosa che un direttore sportivo non può negare in supporto di un allenatore che ha appena scelto. Ma che l'ex granata sia affascinato da questa visione "culturale" prima che tattica del calcio lo dimostra il fatto che dopo le suggestioni che avevano accostato la panchina della Roma a Conte, Sarri e Gasperini, il ballottaggio che Fonseca ha dovuto vincere nei giorni in cui realmente si decideva l'allenatore della rivoluzione che si stava progettando è stato proprio con l'attuale tecnico del Sassuolo, quel De Zerbi che è forse il massimo rappresentante, tra gli allenatori italiani non ancora affermati ad alti livelli, proprio del calcio propositivo, spumeggiante, spettacolare e offensivo che si riconduce anche al portoghese. Nella short list finale di Petrachi c'erano loro: Fonseca e De Zerbi. E oggi alle 18 i due si ritroveranno uno di fronte all'altro nella gara valevole per la terza giornata della Serie A, entrambi desiderosi di dare una svolta importante al proprio cammino in questo campionato.

Ci sono gli elementi per pensare dunque che sarà un match aperto e palpitante, in linea con quello che le due squadre hanno fatto vedere nelle due partite già giocate. Una sconfitta (a Torino) e una vittoria (con la Sampdoria) per il Sassuolo, due pareggi per la Roma. Quattro gare con un denominatore comune: potevano finire tutte in maniera diversa, sono state create tante occasioni da gol, si è attaccato sempre, si è difeso piuttosto male. La tradizione di De Zerbi contro la Roma risente ovviamente del livello delle squadre allenate: in quattro gare per lui sono arrivate tre rovinose sconfitte (4-1 col Palermo, 5-2 col Benevento, 3-1 col Sassuolo l'anno scorso all'andata) e un pareggio (l'ultimo, lo 0-0 al Mapei che è costato alla Roma la Champions League), 12 gol subiti e 4 fatti. Ma quest'anno il tecnico bresciano ha la più forte squadra che abbia mai allenato (parole sue) e le sue ambizioni sono diverse. E anche per lui vale ciò che è stato sin qui detto per Fonseca: da oggi anche per il Sassuolo parte un nuovo campionato dopo che il mercato è stato chiuso con una rivoluzione (undici nuovi acquisti; l'ultimo, Defrel, fino a dieci giorni fa ha lavorato con Fonseca).

I nuovi re

Paulo ricomincerà oggi dai suoi nuovi re. Per via del forfait di Smalling - per l'ennesimo alert lanciato dalle fibre muscolari dei giocatori che, come si allenano a Trigoria, sembrano vittime di un misterioso virus - sarà rimandato l'esordio del difensore più atteso, quello destinato a diventare il leader di un reparto che rischiava di andare in sofferenza dopo l'addio di Manolas. Ma i 35.000 spettatori che sono attesi all'Olimpico faranno oggi la conoscenza diretta di altri due nuovi acquisti: Henrikh Mkhitaryan (Micki per gli amici, come da abbreviazione che lui stesso si riconosce) e Jordan Veretout. Il fantasista armeno dovrebbe aumentare il tasso di fantasia partendo dal fronte sinistro dell'attacco mentre il centrocampista francese colmerà finalmente la lacuna che nella metà campo romanista si era aperta dalla partenza di Nainggolan: è quel mastino con i piedi buoni che rinsalderà l'anima testaccina della squadra e garantirà lo stesso buona fluidità al palleggio ricercato nello sviluppo di ogni manovra. Dietro a Dzeko, che ai neroverdi ha già segnato tre gol in carriera, si muoveranno anche Zaniolo (che invece al Sassuolo ha segnato il suo gol numero 1, Totti realizzò agli emiliani il suo 300°) e Pellegrini, calato nel ruolo che ama di più.

In un campionato dove non ci sono al momento squadre in grado di staccarsi decisamente su tutte le altre (anche l'Inter, pur vincendo, fatica in 11 contro 10 contro l'Udinese), ripartire con i tre punti è l'unica via per salire sul treno già partito delle prime della classe. E come ha ricordato il match program giallorosso, Fonseca affiancherebbe Capello nello score delle prime tre giornate sulla panchina della Roma ad inizio avventura. È esattamente dal 1999, infatti, che la squadra giallorossa non parte in campionato con due pareggi nelle prime due e una vittoria alla terza: allora furono Piacenza e Inter prima della vittoria a Venezia. Che sia di buon auspicio.