Non bastano novanta minnuti di suppliche d'amore, di canti appassionati di sostegno continuo, incessante, deciso, a dispetto del momento quasi drammatico che si sta vivendo e di una pioggia che non ha mai smesso di cadere ma che non ha neanche mai spento il sonoro di questa fantastica curva Sud trasferita a Reggio Emilia. Non basta l'amore, né l'impegno della squadra, non basta più niente mentre svanisce al Mapei un altro pezzo di speranza di Champions. Si sentono solo loro, si sono sentiti sono loro, ma non è bastato. Hanno anche provocato due sospensioni della partita, con il lancio di due fumogeni (una rosso e uno giallo), accompagnati dal coro "Pallotta paga la multa". Ma non è bastato, non è servito niente. I più evocati peraltro non c'erano. Nel bene ovviamente De Rossi, e non c'è perché resta sempre in panchina e spunta solo prima dell'inizio per omaggiare e subito dopo la fine per ringraziare. Nel male ovviamente Pallotta. Ma stavolta da ogni parete della sua casa avrà sentito i cori contro di lui e i suoi sodali (Baldissoni e Baldini), incessante colonna sonora di un rapporto che sembra logoro, sfibrato, forse in maniera definitiva.

Finisce con gli applausi in campo a chi ci ha provato, e con Florenzi che, lontani i tempi della contestazione, si fa mezzo campo alla fine per andare personalmente a salutare i tifosi, imitato solo da Kolarov che va a regalare la sua maglia a qualcuno a cui l'aveva promessa. Alessandro regala maglia e fascia, applaude più volte tutti e poi rientra di corsa. I suoi compagni invece si sono limitati al saluto da metà campo, tornando negli spogliatoi a testa bassa, delusi per il risultato. Sono le 22,45, la gente romanista comincia a sfollare, sotto questa maledetta pioggia che non smetterà di cadere. Il primo coro si era alzato alle 19,40, in un settore che si va riempiendo, e ovviamente l'onore spetta a Pallotta che si prende il primo insulto da stadio della serata. Alle 19,42 entra Mirante per il riscaldamento e si gode un bell'applauso: se la Roma si avvicina alla sfida col Sassuolo ancora in corsa per la Champions lo deve in parte anche al portiere di Castellammare di Stabia. Ha anche uno striscione dedicato, di un tifoso che vuole la sua maglia. Parte subito il coro per la Roma, e poi, tanto per far capire il senso della serata, si torna su Pallotta, e poi si dedica un pensiero alla Lazio. Il settore si riempie a poco a poco, con in basso tutta una fila di striscioni e pezze giallorosse, da Appio Latino fino al semplice numero 16 giallo su campo rosso dedicato al vero protagonista della serata, aspettando domenica prossima, che però comincia la serata in panchina.

Ma chiaramente il primo coro positivo è per lui, sono le 19,47 e l'atmosfera si comincia a scaldare. Alle 19,52 esce sul campo il Sassuolo e vola qualche fischio neanche troppo convinto. Un entusiasmo diverso accompagna l'apparizione sotto la curva dell'inviata di Dazn Diletta Leotta: lei fa ciao con la manina, ma i cori non sono altrettanto sentimentali. Poi è il momento degli altri dieci titolari della Roma, e come in una sola voce si torna a cantare per De Rossi, che però è ancora negli spogliatoi e (come Marcano, Perotti e Pastore) neanche scenderà in campo a fare il torello con quelli che non giocheranno. Nell'attesa anche Baldissoni si prende il suo coro d'insulti. Poi, poco dopo le 20, comincia a piovere e la mancanza di copertura delle due curve costringe tutti a sfoderare cappucci e ombrelli, quei pochi che sono riusciti a entrare perché a molti sono stati sequestrati. I cori continueranno tutta la partita, ma soprattutto di sostegno, alternati a quelli su Pallotta e a un forte e chiaro "Noi non siamo americani". Infine gli striscioni: "Lode a te Daniele, ultimo imperatore"; "De Rossi eterno capitano, Pallotta eterno riposo"; "In 7 anni avete distrutto la romanità, via della Roma Pallotta e la società"; "Una società che ti ha tradito, Ddr vanto infinito"; "Una società all'ultima spiaggia"; "Di noi tifosi e di De Rossi ve ne fregate, è ora che ve n'andate".