Duemiladiciannove: non solo l'anno in corso, ma anche i giorni passati dall'ultima vittoria della Roma in casa della Sampdoria in Serie A. Da allora a Marassi contro i blucerchiati sono arrivati due pareggi e altrettante sconfitte. Ma la squadra di Ranieri, seppur incerottata e alle prese con una stagione nata male e proseguita persino peggio, ha l'obbligo di crederci. In palio stasera ci sono punti fondamentali per la corsa a un'Europa che finora ci ha aspettato, ma che dopo la vittoria dell'Atalanta con il Bologna potrebbe non attendere più l'armata giallorossa. Un'armata che troppo spesso, quest'anno, ha ricordato quella Brancaleone di monicelliana memoria. Eppure siamo ancora lì, a tre punti dall'Atalanta e a quattro dal Milan. L'imperativo è dare continuità al secondo tempo forse non brillantissimo - ma comunque vivo, generoso - visto contro la Fiorentina.

Campo ostico

Cinque anni e mezzo da quel 25 settembre 2013, quando le reti di Benatia e Gervinho regalarono alla Roma di Rudi Garcia la quinta vittoria consecutiva da inizio stagione: da quel momento in poi non abbiamo più vinto contro la Sampdoria a Marassi. Lo stadio genovese è tradizionalmente un campo ostico per la Roma: lo dimostrano le nove vittorie in sessanta precedenti con i blucerchiati. Non a caso siamo la squadra contro cui i liguri hanno vinto più volte in campionato (39 totali, 29 delle quali a Genova). Numeri che richiedono tutti gli scongiuri del caso e che dovranno essere riposti nel dimenticatoio stasera, quando si scenderà sul terreno di gioco. L'unico obiettivo è la decima vittoria al Ferraris, uno stadio che in passato ha saputo anche regalarci grandi emozioni: basti pensare alla Coppa Italia sollevata al cielo da Flora Viola il 9 giugno 1991, o al capolavoro mancino con cui Francesco Totti sfidò le leggi della fisica. Nella terra di Cristoforo Colombo, i giallorossi devono tornare a fare del capoluogo ligure la propria terra di conquista. Per chiudere una settimana iniziata con la batosta casalinga col Napoli e proseguita con il pari agrodolce raccolto contro i viola.

Invertire la rotta

C'è bisogno di una sterzata decisa al timone, soprattutto se si tiene conto del pessimo rendimento esterno avuto dai giallorossi in questa stagione. Se l'annata scorsa aveva evidenziato un cammino nettamente migliore lontano dall'Olimpico (per lo meno in campionato), il 2018-19 della Roma ha fatto registrare poche luci e molte ombre. Lo dimostrano i 19 punti (su 48 totali) raccolti in trasferta, dove non vinciamo dal 23 febbraio scorso, grazie al tap-in in extremis di Dzeko contro il Frosinone. Bisogna andare ancora più indietro - per la precisione all'8 febbraio - per trovare invece l'ultimo successo fuori casa senza subire reti, il 3-0 rifilato al Chievo al Bentegodi. Anche in quell'occasione era in campo da titolare Patrik Schick, l'ex di turno oggi, andato a bersaglio per la prima volta in questa stagione proprio nel match d'andata contro i blucerchiati.

Quell'esordio con Giampaolo

Se i blucerchiati sono la bestia nera di Claudio Ranieri (due vittorie su ventidue precedenti), è invece di buon auspicio il bilancio del tecnico di San Saba contro Marco Giampaolo, sempre battuto nei cinque incroci precedenti. Non solo: fu proprio il collega abruzzese a tenere a battesimo Ranieri sulla panchina della Roma, dieci anni fa. A Siena, il 13 settembre 2009, i giallorossi batterono in rimonta il Siena grazie ai gol di Mexes e Riise. Ma proprio una sconfitta a Marassi (con il Genoa però) lo portò alle dimissioni. Incroci del destino, corsi e ricorsi storici, ma ora conta solo il raggiungimento dell'Europa: in palio ci sono 21 punti, la prima di sette finali passa da Genova. Nella speranza che, dove Ranieri finì, possa esserci un nuovo inizio. Per lui e per la Roma.