Un brodino scalda il cuore di uno stadio mai così vuoto (30123 gli spettatori registrati al botteghino, ma sicuramente molti abbonati sono rimasti a casa: ad occhio saranno stati 20.000 i presenti) eppure nei minuti finali persino ruggente, quando il vantaggio della Spal sulla Lazio spinge la Sud a chiedere un ultimo sforzo a una squadra almeno dignitosa nella sua capacità di reagire due volte al vantaggio della Fiorentina. Ma alla fine resta il 2-2 disegnato da Pezzella, Zaniolo, Gerson (con deviazione di Jesus) e Perotti per un punto che serve a poco, ma almeno tiene viva la speranza in chiave Champions, in virtù più delle soste delle avversarie (Lazio sconfitta, Milan fermato dall'Udinese) che dei propri meriti, mentre l'Inter scansa il caso Icardi e s'invola solitaria verso il terzo posto e il Torino s'inserisce per la volata per il quarto.

Eppure è apparso chiaro sin dalle prime battute che la Roma non riesca a uscire dalle sue ormai insormontabili incertezze e che ogni avversario rischi di sovrastare i giallorossi sia sotto il profilo tattico/organizzativo, sia sotto quello tecnico. Il segnale l'ha dato Kolarov, rimediando un'ammonizione dopo neanche tre minuti per aver steso Simeone che a metà campo gli aveva preso il tempo e si stava gettando nella distesa verde davanti a sé senza altri avversari. Subito, l'idea che neanche la conferma del 4231 (l'unica digressione del 442 che Ranieri ritiene evidentemente accettabile) dava adeguate certezze tattiche, dopo l'abbozzato 433 col Napoli: Cristante e Nzonzi, i due mediani davanti alla difesa a quattro con Santon e Kolarov esterni e Jesus (preferito a Marcano, altra giravolta delle ultime ore) al fianco di Fazio, faticavano a trovare la giusta posizione per rimediare alle studiate infilate tra le linee richieste da Pioli. Così il protagonista nei primi minuti è diventato a sorpresa Mirante utilizzato, stavolta non a sorpresa, al posto di Olsen. Decisivo già al 4' per un sinistro di prima di Benassi da dentro l'area e poi al 12' a deviare un gran destro di Muriel da fuori, dopo splendida azione verticale viola (in tenuta blu) partita da Benassi per Simeone, con scarico immediato per Gerson e immediata riproposizione per il colombiano, fermato solo dal portiere giallorosso, titolare dopo la doppietta ravvicinata Chievo-Porto (peraltro due vittorie), di metà febbraio.

Ma la gran parata su Muriel è stato il preludio del gol: sul corner successivo, ben dosato sul secondo palo, Pezzella è salito in cielo sovrastando Kolarov (unico romanista tenuto in zona) e schiacciando il pallone che s'è infilato, imparabile, all'incrocio dei pali. Per fortuna della Roma, sull'azione successiva Dzeko da sinistra ha trovato dalla parte opposta Kluivert libero di ricevere, bravo l'olandese a liberarsi con una finta a rientrare di Biraghi e a crossare forte di sinistro in area dove Zaniolo ha svettato proprio su Pezzella e ha mandato la palla a baciare l'angolino basso alla destra di Lafont, poi è tornata in campo per l'effetto e si è rinfilata nell'angolino opposto senza che fosse necessario l'intervento di Perotti e Dzeko, appostati sulla linea. Soddisfatto anche il ct Mancini in tribuna. Tatticamente però la partita non è cambiata: la Roma ha lasciato l'iniziativa alla Fiorentina nell'evidente tentativo di togliere la profondità ai veloci attaccanti viola e il palleggio è stato quasi ininterrotto per tutto il primo tempo. Bravo Pioli, peraltro, a chiedere alternanza nelle giocate, ora con Gerson, ora con una punta, ora con una mezzala pronti a muoversi tra le linee per ricevere il pallone in verticale mentre gli altri giocatori perfettamente sincronizzati provavano movimenti opposti, suggerendo lanci dietro la linea difensiva. Da tale varietà di proposte, contrapposte alla scarsa ispirazione giallorossa, sono nate altre occasioni per la Fiorentina, su tutte un gran destro di Muriel finito sul palo con Mirante sorpreso. Poi ci ha provato anche Dzeko col suo sinistro, trovando invece l'opposizione di Lafont.

Dopo l'intervallo la sensazione che la Fiorentina sembrava avere qualcosa in più è stata suffragata dal nuovo vantaggio, arrivato dopo 6 minuti, su azione avviata e conclusa da Gerson: suo il lancio per Biraghi a sinistra, abile a saltare Kluivert concedendosi il sombrero e a servire in area Benassi che, stoppando col petto e sfiorando col braccio, ha servito all'indietro proprio l'ex romanista che ha calciato di prima di sinistro, trovando il gol grazie alla deviazione di Jesus che ha messo fuori causa Mirante. I giallorossi hanno protestato per il controllo di Benassi, ma il Var l'ha scagionato. E come già nel primo tempo, quasi subito è arrivato il pareggio, stavolta per una grandiosa conclusione di Perotti di destro su nuovo assist da destra di Kluivert. Stavolta però i cambi hanno aiutato Ranieri: prima Pellegrini per Kluivert (con Zaniolo spostato a destra), poi Karsdorp per Santon (ennesimo infortunio muscolare) infine Ünder per Zaniolo hanno ravvivato la Roma mentre Chiesa non ha saputo attenuare la progressiva perdita di forza della Fiorentina. Così il controllo della gara è diventato romanista e hanno avuto nuove chances per il terzo gol Zaniolo, Nzonzi, Perotti e Dzeko, con l'assalto finale sostenuto dalla Sud, rinfrancata dal gol di Petagna a Ferrara, e dallo sforzo di una squadra almeno volenterosa. Magari è una base per ripartire, la Champions è ancora lì che aspetta tutti.