Sono sparsi per il mondo, i reduci dell'epopea di Claudio Ranieri, che a Roma stava per vincere lo scudetto da subentrato, cosa che nella storia del calcio italiano era successa una volta sola, in anni ormai lontani (Giovanni Invernizzi con l'Inter, nel 1971, prendendo il posto di Heriberto Herrera). Solo in due, di quelli che c'erano da quando prese il posto di Spalletti a quando lo lasciò a Montella, giocano in Serie A, e uno, ovviamente, è quello che ha ritrovato venerdì a Trigoria, capitan De Rossi.

L'altro lo ritroverà stasera, anche se quasi certamente non in pantaloncini ma in tuta: a 37 anni Matteo Brighi sta vivendo gli ultimi spiccioli di carriera con l'Empoli, ma non gioca praticamente mai. Nel 2016 aveva lasciato la serie A passando dal Bologna al Perugia, dopo un anno e mezzo è andato all'Empoli, 14 presenze e un gol nel girone di ritorno, in serie B. Quest'anno è stato convocato sempre - con quella di ieri sono 27 chiamate in 27 partite - ma poi raccoglie le briciole: 9' con Adreazzoli, contro il Milan, tre spezzoni con Iachini, una sola gara da titolare, con il Cagliari.

Non era titolare neppure con la Roma, che lo aveva preso dalla Juventus nel 2004, contropartita tecnica nell'affare Emerson. Quando era passato 19enne da Rimini a Torino sembrava il futuro del calcio italiano, a 23 anni non aveva mantenuto tutte le promesse, tanto che la Roma lo lasciò tre anni in prestito al Chievo prima di portarlo a Trigoria. Giocò 23 partite con Ranieri nel campionato dello scudetto sfumato con la Sampdoria, segnando 4 gol, di cui tre al Palermo, uno all'andata e due al ritorno. L'anno dopo 25 presenze, 18 con Ranieri. Era in campo, titolare dopo tre gare in panchina, in quel 4-3 a Marassi che convinse il tecnico a lasciare la Roma. E se tornerà in campo oggi, sarà la 400esima in serie A.