Alla fine è Dzeko a regalare tre punti alla Roma col terzo gol di una partita folle, prima persa, poi vinta, poi pareggiata e poi definitivamente vinta all'ultimo secondo dei cinque minuti di recupero, col giocatore che dopo venti minuti stava litigando col mondo intero dando la sensazione che non avrebbe neanche finito la partita.

E invece l'ha firmata tutta lui, con due gol e l'avvio dell'azione dell'altro, il secondo, poi finalizzato da Pellegrini, a ribaltare il vantaggio iniziale di Ciano. Il Frosinone poi aveva pareggiato nuovamente nel cuore della ripresa con Pinamonti, sfiorando persino il vantaggio con Trotta che avrebbe sancito l'ennesima crisi stagionale romanista. E invece alla fine è stato ancora Dzeko a rigonfiare il vento (gelido) nella vela della barchetta giallorossa, lanciata all'inseguimento del quarto posto e delle milanesi.

La gara del Benito Stirpe è la summa di tutto quello che di brutto e di bello può accadere nelle partite dei giallorossi, con errori clamorosi, liti interne e con gli avversari, complicati rapporti con gli arbitri, incomprensioni tattiche e anche un campionario di gesti tecnici rilevanti, di bei gol e di belle manovre. All'intervallo la Roma si è ritrovata in vantaggio per 2-1 dopo aver rischiato un tracollo clamoroso, lasciando i primi quindici minuti al volenteroso Frosinone di Baroni, subendo un gol causato da uno dei tre palloni regalati da Nzonzi nei primi cinque minuti della sua partita e rischiando all'11' addirittura il raddoppio. Il Frosinone era entrato in campo carico e determinato, i cinque di centrocampo si sono trovati all'inizio a gestire facilmente i palloni di mezzo in superiorità numerica, per l'evidente disequilibrio del 4231 romanista, con gli esterni Perotti (inizialmente a destra) e El Shaarawy a restare altissimi con Dzeko e Pellegrini, lasciando il povero De Rossi e lo stordito Nzonzi a ballare in mezzo agli avversari. In più ci si è messo il gigante francese, che ha regalato a Ciano il pallone del vantaggio: il suo fortissimo sinistro dritto per dritto, ha costretto Olsen a una complicata parata a braccio steso, ma per sfortuna della Roma la parabola non si è esaurita là, ma la palla s'è impennata e con un curioso effetto e pure un po' di vento ha scavalcato dalla parte opposta il portiere svedese, lento a rialzarsi. Sotto choc, la Roma è sembrata nuovamente preda delle sue paure e per altri dieci minuti ha faticato a trovare le misure sul campo per riorganizzare la sua manovra, mentre il Frosinone, con l'ex Viviani a sorpresa in campo in cabina di regia, palleggiava negli spazi larghi con grande disinvoltura.

In più s'è scatenato presto l'effetto Manganiello, l'arbitro che la sera del 7-1 di Fiorentina-Roma non era piaciuto a nessuno, soprattutto a Dzeko, e che anche stavolta s'è presentato ignorando un (presunto) fallo a metà campo su El Shaarawy proprio nell'azione che ha portato poi al gol di Ciano (e ignorerà un clamoroso fallo su Pellegrini nel finale di gara). Ma quell'evento iniziale ha convinto i giallorossi, soprattutto Dzeko, che forse l'arbitro di Pinerolo ha davvero il dente avvelenato con la Roma. Così da quel momento il bosniaco ha cominciato una personalissima partita nella partita, litigando spesso con l'arbitro, poi, a cascata, con gli avversari (non restituendo un pallone fatto uscire per consentire le cure a un giocatore a terra, ma gettandolo sul fondo), poi con i tifosi del Frosinone che hanno preso a beccarlo ("zingaro") e infine addirittura con De Rossi che si era avvicinato per calmarlo, ricevendo qualche urlaccio per tutta risposta. Sembrava davvero a quel punto un deja-vu (l'ultima volta, con gli stessi elementi sul tavolo, era finito con Dzeko espulso e la Roma umiliata in campo), ma stavolta il carico di nervosismo è stato tutto convogliato in energie positive.

Dopo che in mezz'ora la Roma era stata capace di costruire una sola palla-gol, al 14' - cross (da destra) di sinistro di Perotti per la testa di El Shaarawy, con Sportiello bravo a togliere la palla dall'incrocio dei pali - in neanche due minuti sono arrivati due gol, ovviamente cercati, voluti e costruiti da Dzeko: al 30' è stato pronto ad approfittare di una dormita di Goldaniga, raccogliendo un pallone vagante in area e scaraventandolo all'interno del palo alla destra di Sportiello; al 31' è stato lui stesso a comandare la transizione romanista su errore dei padroni di casa, servendo poi benissimo a destra El Shaarawy (che da qualche minuto s'era ritrovato da quella parte su input di Di Francesco che aveva invertito gli esterni) che a sua volta ha calciato in diagonale trovando la mano di Sportiello a deviare verso il fondo, ma è arrivato in scivolata Pellegrini realizzando il vantaggio romanista. E Dzeko ha trovato il modo di chiarirsi con De Rossi scambiandosi un vigorosissimo "cinque" condito da urlacci di reciproco fomento. Poi fino all'intervallo c'è stata un'altra occasione per il Frosinone con Ciano, su cui Olsen è stato bravo a deviare lontano dalle possibilità di tap-in di Zampano, e poi due ammonizioni per i romanisti: una per El Shaarawy e una, scontata, proprio per Dzeko.

L'intervallo ha calmato le acque, persino troppo visto che per una lunga fase non si è praticamente giocato, mentre gli allenatori hanno provato a cambiare qualcosa con i cambi: Baroni ha inserito Molinaro per Beghetto e Pinamonti per Ciofani, Di Francesco Zaniolo per Perotti e Cristante per l'inguardabile Nzonzi. Pinamonti ha avuto subito una buona occasione su una ripartenza quattro contro quattro, ma non ha saputo controllare il pallone in area, la Roma ne ha avute invece due su corner, con due palloni rimasti lì dopo i cross, con Cristante prima e poi Marcano incapaci di deviare in porta da due passi. Al 29' c'è stato un brutto presagio per i giallorossi per un intervento alla disperata di Manolas su Molinaro, in seguito al quale il greco è rimasto dolorante a terra con le mani tra i capelli, per poi essere sostituito da Fazio, mentre Baroni aumentava il potenziale offensivo inserendo anche Trotta al posto di Chibsah.

E il finale è stato al cardiopalma. Perché come è uscito Manolas la difesa della Roma ha preso a ballare e al 35' un duetto Pinamonti-Ciano ha messo a nudo tutte le incertezze giallorosse, con De Rossi, Kolarov e Marcano (Fazio era rimasto più alto, con la Roma al solito sbilanciata) a ballare da un avversario all'altro senza mai spartirsi i compiti, favorendo così la conclusione solitaria del gioiello che lo scorso anno aveva diviso la gloria con Zaniolo nella Primavera dell'Inter. 2-2 e Di Francesco disperato. Non solo: Trotta ha avuto anche la palla del 3-2, ma Olsen è stato bravissimo a ricacciarla lontano.

E il nervosismo in campo si è trascinato in tribuna, dove è scoppiata una rissa sedata dalla polizia. Ma non era finita. Perché la Roma, ormai rantolante, aveva ancora un colpo in serbo, anzi in bosniaco, con De Rossi, esausto, a mettere l'ultima stilla di energia all'ultimo dei cinque minuti di recupero per servire magnificamente El Shaarawy che a sua volta ha servito a centro area Dzeko che di coscia/anca, o forse "di palle" ha trascinato il pallone in porta per il delirio del settore ospiti, che s'è infiammato a dispetto degli zero gradi incombenti su Frosinone, con il resto dello stadio davvero gelato.