Londra con il suo cielo color fumo, il via vai nella metropolitana di Liverpool Street, l'express da Stansted e quello da Gatwick; i più fortunati sbarcati ad Heathrow, la fila al change e le Oystercards e gli incontri casuali. Il faccione della Regina sulle banconote, le monete grosse grosse che sembran d'oro, le pinte nei pub con le moquettes vissute e l'odore acre della birra caduta in terra e mai realmente pulita. That's the English way, cantavano i Pink Floyd nel capolavoro"Time". Tempo, il tempo è arrivato, il giorno è arrivato. Lo si legge dalle facce dei tanti che mischiati alla folla che corre a destra e a manca per una Londra schizofrenica nella sua intima bellezza, non riescono a celare la propria natura. Perché sotto quelle giacche, le camicie, il London look, gli scacchi e i blue jeans, le Clark's e i Barbour, si intravede un drappo giallorosso. Anche se non c'è: come un marchio speciale di uno speciale amore. I più esperti li vedi parlare fluent, come dicono qui, sbracciano e guidano il resto della ciurma come capitani di lunga ventura; altri, alcuni alla prima esperienza oltre la Manica hanno gli occhi curiosi. I bus a due piani, il colore dei taxi, la guida al contrario, il mattonato rosso e le vie dello shopping, i grandi centri commerciali e la pioggerella che scandisce il tempo come la campanella a bordo ring. [...]