Var o non var. Questo è il problema. Ha fatto il giro del mondo la tornata delle semifinali di Champions League. E non solo, se torniamo ai quarti con quanto accaduto nel confronto tutto italiano e spagnolo tra Real Madrid e Juventus e Barcellona e Roma (anche se ci sono delle differenze tra i casi). Il calcio si interroga, quindi. Con danneggiati principali la Roma e il Bayern a leccarsi le ferite. La finale "morale", qualcuno ha scritto. E con un pensiero fisso: l'Uefa inserisca il Var nelle coppe europee. Una decisione che però per il momento, salvo possibili ripensamenti che pure potrebbero maturare, slitterà di un'altra stagione, con la prossima semmai a far da cavia, magari con una situazione intermedia che preveda una fase sperimentale: non è fantascienza immaginare che l'Uefa, visti gli errori e soprattutto le pressioni, possa introdurre la tecnologia dai quarti di finale in poi. Per il momento, infatti, il "no" del sistema calcio continentale ha ragioni prettamente organizzative. Ci vuole allenamento. Sì, perché in Italia, prima del semaforo verde alla "moviola in campo" c'è voluto un anno di sperimentazione "offline" e controlli silenti. Ma tutto questo, per una manifestazione come la Champions League o l'Europa League, andrebbe moltiplicato all'ennesima potenza (per numero di partite, ma soprattutto di federazioni aderenti alla tecnologia in campo, che sono ancora "poche"). L'Uefa, in sostanza, non è contraria alla tecnologia a prescindere, ma è contraria ad introdurla se non si è pronti. «Come facciamo ad esserlo in soli tre mesi o quattro mesi in vista dei playoff di Champions?», aveva detto a  marzo il designatore Uefa, Pierluigi Collina. Quindi, oltre ai normali problemi di costo, vanno prima formati "tutti" gli arbitri delle varie nazionalità. In Russia, ai Mondiali, sarà diverso, perché il Var avrà una sede centralizzata a Mosca e il tutto sarà dedicato a "poche" partite.

«La Uefa ha confermato che anche per il prossimo anno non verrà adottata la Var in Champions ed Europa League. E non credo che tornerà sui suoi passi anche se è evidente che il futuro è la tecnologia e dinanzi al video non c'è arbitro, anche il più bravo al mondo, che possa competere», ci dice l'ex arbitro e commentatore Mauro Bergonzi. Sì, la tecnologia è quasi perfetta e quel quasi è una discriminante già molto più accettabile dello status quo. Anche perché «gli arbitri europei sono mediocri, o sopravvalutati e in alcuni casi bolliti», secondo Luca Marelli, avvocato ed ex arbitro. «Skomina, che pure è uno dei migliori arbitri attualmente in circolazione, tecnicamente all'Olimpico non ha sbagliato niente - spiega l'ex arbitro blogger - . Non è stato aiutato nei due rigori per la Roma: dal guardalinee nel primo caso che segnala un fuorigioco in esistente e dall'assenza del Var, nel secondo caso. Certe cose le vede solo la tv: anche l'assistente di porta era coperto e troppo lontano. E Skomina stesso era coperto da El Shaarawy». Poi si pensi alla "desuetudine" degli addizionali di porta: non ci sono mai stati in Spagna, non ci sono in Inghilterra, né esistono nei paesi in cui già viene utilizzata la Var (in campionati importanti come Italia, Germania o Olanda) e non sono mai stati presi in considerazione in decine di paesi. Sono rimasti solo in Grecia e Turchia, quindi «non si può non arrivare al Var anche nelle coppe - prosegue Marelli - visto che è riprovato che risolve il 93% dei casi con margine d'errore minimo, ma il problema è organizzativo e di costi. L'ideale sarebbe una sede centrale di Var, anche se per le coppe - e in parte per il campionato - comporterebbe dei problemi di "contemporaneità"».