Chi ha detto Aquilani? Noi. Per il semplice fatto che alla vigilia della sfida di ritorno contro il Liverpool, è stato quasi inevitabile che la memoria riportasse in primo piano il centrocampista cresciuto e maturato a Trigoria, poi venduto al Liverpool perché non si poteva fare altrimenti. Ora sta vivendo gli ultimi fuochi di una carriera comunque importante in Spagna, con la maglia del Las Palmas già retrocesso in Segunda. Ha un altro anno di contratto, ascolterà le eventuali offerte che gli arriveranno, anche se non gli dispiacerebbe rimanere al sole e mare delle Canarie, «qui si vive alla grandissima». Tutto questo c'entra poco con Roma-Liverpool che il centrocampista romano che ha collezionato trentacinque presenze anche con la nostra Nazionale, vivrà con il cuore diviso a metà. Mezzo giallo e mezzo rosso. I colori della Roma.

Alberto, banale chiederti per chi tiferai?
«Banalissimo. Io tifo Roma».

L'hai vista la partita d'andata?
«Vista, purtroppo».

Conoscendo Anfield, la Kop, Liverpool, ti aspettavi una bambola del genere da parte della Roma?
«No. Pur conoscendo la spinta di Anfield e la forza della squadra di Klopp, non mi aspettavo che ne avremmo presi cinque. Per fortuna nel finale sono arrivati quei due gol che lasciano aperta una porticina alla speranza».

Che partita di ritorno ti aspetti?
«Difficile, ma non impossibile. La Roma potrà contare su un fattore che potrebbe rivelarsi decisivo».

Dzeko, Nainggolan, Alisson, chi?
«L'Olimpico. Se Anfield è capace di trascinare il Liverpool, vi posso garantire che la stessa cosa sono in grado di fare i tifosi della Roma. Possono davvero dare una spinta in più».

Sufficiente per ribaltare il risultato e qualicarsi per la finale?
«Questo è un altro discorso. Però dico anche che se la Roma c'è riuscita contro il Barcellona, credo possa farlo pure contro i Reds».

Non c'è il rischio di lasciare campo a Salah e compagni?
«Il rischio c'è, ma c'era pure contro i catalani e un signore chiamato Messi. Per evitarlo, sarà fondamentale mantenere l'equilibrio di squadra. In sostanza servirà la partita perfetta».

Come uomo partita punteresti su Dzeko?
«No. Punterei sulla Roma. Servirà una grande prestazione di squadra. Dal primo all'ultimo dovranno essere perfetti. Come contro il Barcellona».

Che idea ti sei fatto di questa Roma?
«Che è una squadra in grado di giocarsela con tutti. L'ha dimostrato in Europa. Ha eliminato l'Atletico Madrid, ha battuto Chelsea, Shakhtar, Barcellona. È a un passo da un sogno, può fare quel passo».

In campionato non ha dato le stesse esaltanti risposte.
«Vero. Ha fatto qualche passo falso che l'ha allontanata dai primissimi posti, ma rimane una squadra di qualità, ha giocatori importanti come De Rossi, Strootman, Nainggolan, Manolas, il gruppo è forte».

E l'allenatore?
«Bravissimo. Io ho avuto la fortuna di averlo nei pochi mesi che ho trascorso a Sassuolo. È un tecnico con le idee chiare, sa preparare le partite, cura i dettagli, ha un'idea di gioco che mi piace. Con la Roma fin qui ha fatto un ottimo lavoro».

Della tua Roma non è rimasto più nessuno.
«C'è De Rossi con cui sono cresciuto a Trigoria. Ogni tanto ci sentiamo, magari non troppo spesso perché io non sono di quelli che ti chiamano ogni giorno. A lui e a tutta la Roma auguro di vederci a Kiev».

Se dovesse qualificarsi, ci andresti?
«Sicuro. Sarebbe fantastico andare a tifare la Roma che si gioca la Champions League».

Fosse dipeso da te, saresti mai andato al Liverpool?
«Il mio sogno era una carriera tutta in giallorosso, come Totti e De Rossi. Ma quando mi dissero che c'era il Liverpool, capii subito che non avrei avuto possibilità di rimanere».

Perché lo capisti subito?
«Perché già negli anni precedenti c'erano state richieste per il mio cartellino. Prima mi voleva la Juve, quindi l'Inter, poi anche Wenger mi avrebbe voluto portare all'Arsenal. Solo che quelle offerte a Trigoria non furono prese in considerazione. Al contrario di quella del Liverpool. C'era bisogno di vendere».

Che ricordi hai della tua esperienza al Liverpool?
«Buonissimi. Stiamo parlando di uno dei club più importanti al mondo. Quella era una squadra formidabile, come compagni ho avuto Gerrard, Mascherano, Reina, Torres, grandi campioni. All'inizio ebbi qualche problema fisico, poi le cose migliorarono. Ma al termine della prima stagione, andarono via Benitez e il ds Macia, rivoluzionarono tutto. E allora chiesi di andare via. Forse sarebbe stato meglio se avessi avuto un po' più di pazienza».

Di questo Liverpool chi conosci?
«Henderson. Ci feci il ritiro precampionato, si vedeva che poteva diventare un giocatore importante. Tutti gli altri sono arrivati dopo che me ne sono andato».

Alberto, allora ti aspettiamo a Kiev.
«Nel caso, contaci»