Se non fai caso al tabellone e confronti una foto della Curva Nord il TrentaMaggio con quella del 25 maggio 1977 difficilmente sapresti distinguere la data: è piena di tifosi del Liverpool che stanno lì per cantare e per vincere la Coppa dei Campioni. Attenzione questa è la storia di una nascita alla rovescia, entriamo direttamente e segretamente dentro la più grande fucina d'arte della storia del tifo e quindi della storia dell'uomo tout court. Il nostro TrentaMaggio nasce sì all'Olimpico ma sette anni prima. È il 1977, l'anno in cui nasce e rinasce tutto, rivoluzioni punk, studentesche e il Commando Ultrà. Anni di piombo e di illusioni, anni di grandi ideali e di amicizie, di fiori e di fiori nel fango. E sempre di sogni forse non così grandi come quelli che stavano per nascere.

È il 9 gennaio quando succede. È storia nota in quel Roma-Sampdoria finito 3-0 in cui però occorre ripeterlo Agostino Di Bartolomei segna una doppietta, due gol come la sua doppia "b" di Dibba. Agostino Di Bartolomei segna il giorno in cui nasce il cuore della Curva Sud che è sempre stato il cuore della Roma.

Agostino Di Bartolomei, il cuore, la Roma. Agostino Di Bartolomei, il cuore, la Roma. Il Liverpool era un mito. Lo è ancora. Non tanto e non solo una squadra che stava vincendo coppe e campionati e che aveva un giocatore enorme come Kevin Keegan e tutto il fascino che trovi in una qualsiasi mezza diapositiva di una partita della First Division, il mito del Liverpool erano i suoi tifosi. E la loro Curva che si chiama Kop a ricordare la collina dove tanti inglesi, quasi tutti provenienti da Liverpool, persero la vita a inizio del Novecento nella battaglia contro i boeri.

La Kop era sinonimo di stadio. La Kop era sinonimo di canto. Di folla. Di follia («Roma è magia, la Sud è una follia»). Era sinonimo anche in parte di mistero.

Espressioni come tifo all'inglese già c'erano nell'aria ma occorre ricordarlo non c'erano telefonini, smart phone, app varie, televisioni, le partite del calcio italiano le vedevi allo stadio o al massimo le sentivi alla radio, quelle dall'estero arrivavano direttamente dalla luna, e dal suo lato oscuro. Eppure il canto del Liverpool e della Kop era così forte da arrivare fino a qua.

Così come una volta Fabrizio De André disse che Maradona non poteva che andare a giocare a Napoli, si può dire che i Beatles non potevano che nascere a Liverpool. La rivoluzione musicale. La rivoluzione che canta.

Credo nel mondo che solo un'altra squadra sia i suoi tifosi come il Liverpool: la Roma.

Credo che non potesse esserci un'altra finalista mai quel Trenta-Maggio, un'altra finalista che il Liverpool. Credo che non sia un caso che il Liverpool abbia fatto la sua prima finale della storia all'Olimpico il 25 maggio 1977. E sicuramente non è un caso che quella notte, in quella curva, nella Kop a Roma, c'erano i ragazzi del Cucs.

Sì. C'era Vittorio Trenta, c'era Antonio Bongi, c'era Stefano Malfatti, c'erano Roberto, Angelo e tanti altri, praticamente tutto il Commando. Erano appena nati come gruppo ultrà e stavano assistendo alla loro prima partita internazionale: una finale.

E a Roma.

E della Coppa dei Campioni.

Insieme alla Kop, dentro la Kop.

Antonio Bongi che parlava bene l'inglese grazie alla mamma americana, e che qualcuno dovrebbe valutare la possibilità di considerarlo come Giovanni Battista (ha dato il nome al Cucs e ai Boys non vi basta?!) mi ha detto che «sì, stavamo con loro ma non è che ci fu un abbraccio, non furono esattamente simpatici, neanche ostili, stavamo lì. I laziali avevano scelto di andare con quelli del Borussia perché essendo tedeschi pensavano fossero di destra».

Fatto sta che il Commando Ultrà stava dentro la Kop in Curva Nord all'Olimpico a vedere la finale di Coppa dei Campioni. Credo che la cosa possa anche bastare qua per chi quando va allo stadio, o andava alla stadio, la prima cosa che guarda, o guardava, è la Curva e non il campo. E anche l'ultima cosa che guarda. I ragazzi della Sud non stavano là a guardarsi le magie di Simonsen e di Keegan, né a studiare il modulo di Paisley, la durezza di Stielike eccetera eccetera, stavano là da Ultrà, e da Ultrà della Roma.

Se guardate bene quella curva quella notte ci sono anche bandiere della Roma. Il giallorosso è un abbinamento cromatico proprio anche dei Reds, ma quella sera c'erano bandiere della Roma. Della Roma Roma.

La prima trasferta internazionale del Commando è stata fatta a Roma con quelli del Liverpool. Credo che paradosso, chiasmo, ossimoro, cortocircuito, termini simili possano aiutare solo un po', solo un po' per definire i contorni di questa storia. Perché adesso si colora di più. Adesso s'alza. Adesso canta.

Sono tanti gli inglesi è la loro prima finale ci devono stare, si sentono, si sente: You'll never walk alone, alone... walk on, walk on... Se non hai i brividi non sei umano, vedi d'andartene: non m'interessi. Walk on, Walk on. Questo non si può imitare, è un inno e noi abbiamo il nostro. Continuano a cantare e non smettono dopo il pareggio di Simonsen, poi è anche più facile sul 2-1, sul 3-1 di Neal. Ah sì, un certo Phil George Neal segna su rigore all'Olimpico in finale di Coppa dei Campioni davanti al Commando Ultrà, e questo accade il 25 maggio 1977, non il 13' del TrentaMaggio di sette anni più tardi. Ditelo voi se è un futuro già scritto o no negli anni in cui i Clash cantano che il futuro non lo è. Qui non c'è da dire, c'è da cantarla questa storia. Cantano ancora i Reds che "Oh when the Reds go marching in", poi cantano per il loro idolo "There's only one Kevin Keegan, one Kevin Keegan..." ma non solo per il loro idolo.

C'è anche un motivetto per un giocatore poco noto, sconosciuto ai più, razza Katsche e Orazio, che poi ha giocato nel Wrexham, che ancora adesso sta nel Wrexham, non è inglese, nemmeno scozzese come tradizione Reds, ma gallese. Si chiama Joey Jones, sarà per la doppia "J", come la doppia "b"..., per la brevità del nome e del cognome, perché corre tanto che la Kop ha un coro tutto per lui. Fa così: "Oh Joey Jones, Joey-Joey-Joey Jones go".

I ragazzi della Sud, il Commando, hanno visto e hanno sentito quella notte. La notte intera dico. Le bandiere. Le atmosfere. I vittoriosi e gli sconfitti. Le attese e le preghiere, le attese diventare illusioni, le preghiere e le bestemmie.

Ha visto Kevin Keegan abbracciare Ray Clemence e dietro i raccattapalle con la divisa giallorossa con la scritta «Basilica San Lorenzo» (io stavo alla Spes da ragazzino, ero rivale). Ha sentito quei canti. Forse con Antonio ci siamo scordati di parlare del «Noi vogliamo la Roma tricolor, la Roma tricolor...» che probabilmente nacque quella sera ascoltando e vedendo così da vicino il loro "Yellow submarine", sicuramente però quella notte nacque «eh facci un gol ehh, e facci un gol ehh, e dai Roberto facci un gol, la Curva Sud te lo grida in coro e dai Roberto facci un gol»; sicuramente quella sera nacque «Un Bruno Conti, c'è solo un Bruno Conti, un Bruno Conti, c'è solo un Bruno Conti».

E sicuramente quella sera di Coppa e di Campioni è nato il coropiù struggente adesso, e che divenne già il più struggente allora, quella notte di maggio e dopo quella notte di maggio: «Ohhh Agostino Ago Ago Agostino gol». Sì, sulle note di Joey Jones nato da qualche parte in Galles il 4 marzo 1955 e che adesso sta da qualche parte in Galles a svolgere qualche ruolo per il Wrexham è nato il canto più alto.

Qualcuno glielo dovrebbe dire al signor Jones il privilegio indiretto che ha avuto e che indirettamente continuerà ad avere. Il suo coro è diventato quello del nostro Capitano. Una canzone per lui è diventata quella del Capitano della Roma di sempre. Quella notte quel giocatore che sentiva quel coro ha vinto una Coppa dei Campioni a Roma. «Ohhh J...». No...

«Ohhh Agostino Ago Ago Ago Agostino gol». Sì capitano questo coro e questo cuore sono per te. Tutta questa storia è solo un canto.