A Baku per fare il pieno. Non di benzina (che pure con i prezzi azeri ci si potrebbe fare un pensierino), ma di punti. La Roma tenta l'affondo decisivo per il prosieguo del cammino in Champions League, andando a sfidare il Qarabag nella sua tana, quell'Olimpiya Stadionu che alla vista richiama tanto il futuristico Allianz Arena di proprietà del Bayern Monaco, varietà cromatica esterna compresa. E all'udito pre traduzione risulta così sinistramente simile al nome di una mascotte non particolarmente cara ai romanisti. Motivo ulteriore per espugnare l'impianto.

Ma le ragioni principali per le quali è obbligatorio tentare il colpaccio lontano (tanto, tanto lontano) da casa risiedono altrove. Innanzitutto nella classifica, che dopo il pareggio casalingo con l'Atlético Madrid, lascia aperto ogni tipo di scenario. Compresi quelli poco ipotizzabili nel giorno di un sorteggio tutt'altro che benevolo per i colori giallorossi. Se arrivasse la vittoria in Azerbaigian, si potrebbe condividere il primato in classifica con una delle due favorite alla qualificazione agli ottavi. Al Wanda Metropolitano, l'Atlético sfida il Chelsea in una gara che si preannuncia equilibratissima. Con due risultati su tre dalla Spagna, Di Francesco affiancherebbe in vetta una fra la squadra di Simeone e quella di Conte, sperando nel caso specifico che non sia quest'ultima a portare a casa i tre punti. Senza andare troppo in là, vincere a Baku serve soprattutto per assicurarsi quantomeno un posto europeo dopo Natale. Champions o Europa League, il futuro passa da qui.

A dispetto di quanto ha raccontato la prima giornata del girone, con la goleada rimediata a Stamford Bridge dagli uomini di Gurbanov, cogliere bottino pieno all'Olimpico (decisamente più familiare il nome italianizzato) ha l'aria di non essere la passeggiata che sguardi poco attenti prefigurano. In primo luogo perché si tratta di una squadra in continuo crescendo in ambito continentale, tanto da sfiorare soltanto tre anni fa una storica qualificazione in Europa League ai danni dell'Inter. Poi esiste una questione ambientale. L'impianto azero sarà pieno in ogni settore, dai più popolari alla tribuna autorità, dove è atteso perfino il presidente della repubblica Aliyev. Per il Qarabag la partita contro la Roma è un vero e proprio evento storico: si tratta della prima gara casalinga nella fase a gironi della Champions. Perciò questa sera saranno in settantamila. Contro undici. O meglio, contro duecento (e undici). Il manipolo di eroi che colorerà il settore ospiti, e gli uomini in campo agli ordini di Di Francesco. Pochi, ma senza paura.

È stato lo stesso tecnico a dare la spinta alla vigilia: "La gara è delicata, ma siamo superiori", ha ammesso. E per dimostrarlo anche conifatti, continuerà ad affidarsi a un turnover che negli ultimi impegni ha sempre dato i suoi frutti. Così è stato in campionato, adesso c'è un esame europeo da affrontare. Con i più in forma del momento.

Confermatissimo Alisson fra i pali, autore di una prestazione strepitosa nell'esordio casalingo con l'Atlético, qualche dubbio in più davanti a lui. A destra il consueto ballottaggio fra Florenzi e Bruno Peres, con quest'ultimo che sembra favorito, anche per permettere all'italiano una gradualità al completo rientro dopo il lungo stop. La coppia di centrali dovrebbe essere formata da Manolas e Jesus, con Kolarov sulla sinistra. A centrocampo spazio a Gonalons e Pellegrini al fianco di un Nainggolan tornato sulla cresta (non la sua). A proposito di creste, in attacco nessun dubbio (anche per il ko di Perotti) sulla presenza di un El Shaarawy rinfrancato dalla recente doppietta e dalle parole dell'allenatore, che ha candidamente ammesso di vedere in lui il suo esterno ideale. Così come ha ri-sdoganato Defrel sulla fascia opposta. Al centro, neanche a dirlo, il bomber Edin Dzeko. Per fare il pieno di punti.