Qualcuno sostiene che sia il vero Natale di Roma. Oggi, ventisette settembre. Compleanno di Francesco Totti. Che sia un'esagerazione, soprattutto rispetto alla millenaria storia di questa eterna città, non ci sono dubbi. Ma che ci sia un pizzico di fideistica verità, non si può neppure disconoscere. È stato Roma e la Roma per decenni, Totti in campo, Francesco fuori, rimanendo sempre se stesso, mai travolto da quella popolarità che avrebbe potuto stritolare chiunque altro. È stata la sua qualità migliore. La stessa che per venticinque anni di calcio professionistico, ha messo sempre in campo, con quei piedi baciati dagli dei del calcio, con quella testa che sapeva disegnare calcio che voi umani non potreste neppure immaginare.

Sarà un compleanno diverso quello che festeggerà il Capitano. Come se fosse il primo. Non più da calciatore capace di andare ben oltre il Grande Raccordo Anulare, dove qualche umorista fallito per anni aveva cercato di confinarlo. Sarà il primo da dirigente della sua Roma. In giacca e cravatta, anche se abbiamo notato con un certo piacere che almeno la cravatta da qualche settimana ha preferito lasciarla nell'armadio di casa. Doveva essere con la squadra a Baku, dove oggi nel tardo pomeriggio, la Roma giocherà la seconda partita del suo girone di qualificazione della Champions League, quella Champions che è rimasta uno dei pochi sogni rimasti tali nella carriera di uno dei più straordinari calciatori di sempre. Ha chiesto alla società, parlando con Monchi e Baldissoni, se mai fosse stato un problema rimanere a casa per soffiare su quarantuno candeline. Non è stato complesso dirgli che non ci sarebbe stato problema. Sperando che la Roma faccia al suo Capitano, il regalo che più vorrebbe, una vittoria per continuare a sognare di fare ancora tanta strada nella Coppa più Coppa che c'è.

La seguirà davanti al televisore la sfida contro i misteriosi giocatori del Qarabag. Lo farà insieme alla sua famiglia, la moglie Ilary, i tre figli, mamma Fiorella, papà Enzo, il fratello Riccardo, le sorelle di Ilary, l'inseparabile Vito Scala che lo ha accompagnato per tutta la sua carriera. Non ci saranno i fuochi artificiali, i riflettori, i flash, gli invitati, le telecamere, la curiosità di tutti. Non ci sarà il mondo a rendergli omaggio come successe dodici mesi fa quando ancora sentiva l'odore dell'olio canforato nello spogliatoio. Non sarà citato da chiunque pur di avere un titolo su un giornale. Ci saranno le persone che ama di più e che lo amano di più. Il miglior compleanno possibile, caro Francesco.

Tanti auguri, Capitano.