L'ottobrata romana del 2001 si stava esaurendo. Trenta ottobre per la precisione. La Roma con lo scudetto sulla maglia, ospitava all'Olimpico i belgi dell'Anderlecht. Orario europeo e televisivo, fischio d'inizio venti e quarantacinque. Musichetta della Champions League, la prima della Roma con la nuova formula, la seconda in assoluto dei giallorossi nella Coppa con le grandi orecchie. Era l'ultima partita del primo girone di qualificazione (all'epoca se ne giocavano due), Real Madrid e Lokomotiv Mosca le altre sfidanti di quella Roma che voleva continuare a sognare anche in Europa. La qualificazione era già stata sistemata. Il risultato diceva uno a uno. In panchina c'era un biondino, diciotto anni e tre mesi, cresciuto nelle giovanili. I grandi fino a quel momento li aveva sempre visti solo giocare, neppure un minuto per quel ragazzino che Capello stava seguendo da un pezzo. E allora, Daniele, scaldati, tocca a te.

L'Europa fa novanta

Daniele che di cognome fa De Rossi quasi non ci credeva. Esordio assoluto con la maglia che ha tatuata sul cuore in Champions, prese il posto di Tomic che certo non ha lasciato troppe tracce nella storia romanista. Ubbidì, come ha sempre fatto nella sua carriera, pure quando non era d'accordo. Il cuore batteva forte, la scucchia di Capello lo sapeva, ma sapeva anche che quel ragazzino di strada era destinato a farne parecchia. Venti minuti in campo per De Rossi quella notte, quelli finali, giusto per vedere l'effetto che faceva. Un bell'effetto. Perché oltre sedici anni dopo, siamo ancora qui a raccontare di Daniele De Rossi, il Capitano che non è più Futuro perché il dieci ora guarda all'alto della tribuna. Domani sera giocherà la sua novantesima partita europea. Davanti a lui soltanto quello che ora guarda dalla tribuna con centotrè gettoni. Sognando, si potrebbe pensare pure di batterlo, De Rossi ha un altro anno di contratto e difficilmente la sua Roma nella prossima stagione guarderà le coppe davanti al televisore. Ma è meglio non andare oltre e puntare, per ora, a festeggiare il traguardo delle novanta presenze contro lo Shakhtar con una vittoria utile, come minimo, a garantire altri due appuntamenti europei.

Il precedente con lo Shakhtar

Nei due terzi di queste partite, De Rossi è uscito dal campo imbattuto. Sono state infatti quaranta le vittorie e venti i pareggi, a fronte di ventinove sconfitte, alcune delle quali peraltro impossibili da dimenticare. Come quell'uno a sette di Manchester contro lo United, in una serata che qualsiasi tifoso giallorosso vorrebbe cancellare lasciando solo l'immagine del nostro gol, bellissimo oltretutto, segnato proprio da lui, il nostro capitano, giusto giusto sotto il settore dei tifosi arrivati da Roma che stavano cantando e ancora ci si stringe il cuore al solo ricordo. Non è stato certo l'unico quel gol in Europa di De Rossi. È a quota undici con due doppiette: la prima sul campo del Gent in un preliminare di Europa League (lì finì 7-1 per noi); la seconda sul campo dei tedeschi del Bayer Leverkusen in una delle partite più folli della storia romanista, un quattro a quattro finale, due a zero per loro, quattro a due per noi, poi due gol tedeschi nel breve spazio di pochi secondi a confermare il fatto che con la nostra Roma non si può mai stare tranquilli. Da ricordare c'è anche un altro gol, segnato proprio allo Shakhtar che domani sera ospiteremo nella gara di ritorno degli ottavi di finale di Champions. Fu la rete del 3-0 in una partita soffertissima nel primo tempo, trionfale nella ripresa, Taddei ad aprire le marcature, un capolavoro del dieci a raddoppiare, il sedici a fare tris e, infine, Pizarro a confezionare una quaterna da applausi.

In questa lunga cavalcata europea, De Rossi ha affrontato squadre di ventitrè nazioni diverse, più una, nel senso che è stata la Fiorentina in un turno (sfortunato) di Europa League. Le squadre spagnole sono state le più numerose affrontate dal biondo di Ostia (Real Madrid, Barcellona, Valencia, Atletico Madrid, Villareal). Poi ci sono state quelle inglesi (Manchester United, Arsenal, Chelsea, Fulham, con il Manchester City è stato assente in entrambi i confronti). Poi tre nazioni con altrettanti avversari: il Belgio (Anderlecht, Bruges, Gent), la Grecia (Olympiakos, Aris Salonicco, Panathinaikos), la Francia (Lione, Strasburgo, Bordeaux). Solo due le tedesche (Bayern Monaco e Bayer Leverkusen), le ucraine (Dinamo Kiev e Shakhtar) e le portoghesi (Sporting Lisbona e Porto). E poi una volta soltanto Macedonia (Vardar), Croazia (Haiduk), Turchia (Gaziantespor), Norvegia (Tromsoe), Serbia (Stella Rossa), Svizzera (Basilea), Romania (Cluij), Bulgaria (Cska Sofia), Slovacchia (Kosice), Russia (Cska Mosca), Olanda (Feyenoord), Bielorussia (Bate Borisov), Austria (Austria Vienna), Repubblica Ceca (Viktoria Plzen), Azerbajan (Qarabag).

Una storia lunga, purtroppo mai coronata da un successo da mettere nell'albo d'oro. Una storia che domani sera, contro gli ucraini, vedrà De Rossi superare la barriera dei settemila minuti giocati in Europa (è a 6.986 comprendendo tutte le competizioni a cui ha partecipato, preliminari compresi). Il miglior modo per festeggiare sarebbe poter dire siamo tra le migliori otto squadre europee.