Come nei sogni più articolati, quando prendi confidenza con la donna (o l'uomo, a seconda dei gusti) della tua vita e si vede che è la giornata giusta e lei ti sorride e ti guarda e ti bacia e tocchi il cielo con un dito ma poi all'improvviso, senza una ragione né un motivo, senza niente, scivola via tutto a poco a poco, l'immagine diventa sfocata, tra le mani non ti resta nulla, né lei né il cielo e ti svegli sudato e pensi a quanto sarebbe stato bello continuare quella prima parte di sogno.

Tutti responsabili

Ancora una volta la Champions ti dice che meriti di stare tra le stelle d'Europa e poi sembra volerti ricacciare indietro. Per la 25' volta consecutiva hai preso gol in trasferta, otto volte delle ultime nove sfide a eliminazione diretta sono andate di traverso, per la quarta volta su cinque ti arrendi allo Shakhtar, non al Barcellona. Anche nella sera in cui tutto andava alla perfezione. Eppure ognuno ha qualcosa da rimproversarsi per quel secondo tempo inconsistente: Dzeko che continua a sbagliare gol che nelle partite decisive contano maledettamente, Nainggolan che non garantisce più filtro e non arriva più in porta con lucidità, a dispetto della nuova posizione che sembrava la panacea di tutti i mali e invece ha solo amplificato le sue difficoltà, gli esterni che non hanno mai creato superiorità in fase di non possesso e sono rimasti sterili con la palla al piede, De Rossi e Strootman che hanno sbagliato troppo in uscita e commesso ingenuità costose (come il fallo al limite che ha generato il 2-1) e i difensori per alcune clamorose incertezze (Florenzi e Manolas sul primo gol subito, Fazio nell'occasione che poteva costare il terzo).

Sogno o incubo?

Così alla fine si deve ancora una volta ringraziare Alisson che forse non sarà stato tempestivo a volare sulla punizione di Fred ma su tutti gli altri interventi è stato perfetto. La consolazione è che il risultato è ribaltabile. A patto di cominciare e finire la partita con la stessa convinzione. Si chiama mentalità vincente. Rivedere la partita di stasera, in questo senso, può essere più utile di dieci allenamenti. Nel primo tempo c'è quello che si può essere, nella ripresa quel che non si deve mai essere. Belli come un sogno. Brutti come un incubo.