Ok, il terzo è giusto. Sacrosanto. E fra noi ora possiamo anche dircelo: nelle nostre mani anche prima di entrare al Mapei. Sarà per questo che alla fine (e anche nel corso del match di Reggio Emilia) le orecchie di tanti romanisti erano rivolte alle notizie dall'Olimpico. Con doppia - legittima - gioia. Anche se da lontano, ma in fondo Vecino.

SKORUPSKI 6,5 - Dev'essersi sentito il Paco Alcacer della porta. In questa fase sostituire Alisson è come farlo con Messi: hai un marziano davanti, devi aspettare che qualche inatteso stop lo tenga fuori per un turno, e qualsiasi cosa tu faccia nulla ti farà guadagnare terreno. Il polacco gioca con questo monito, eppure non fa una piega dando anzi sfoggio di alissonite: chiamato in causa è impeccabile con mani e piedi. La forza sia con Lukasz.

FLORENZI 6 - Non attraversa il suo periodo migliore, ma stringe i denti e ritorna sul campo dove tutto s'interruppe, in quella maledetta sera di ottobre 2016. I fantasmi del passato non lo intimoriscono: potere della fascia sul suo braccio.

MANOLAS 6,5 - Dal Barcellona in poi, è diventato una sorta di Re Mida: tutto quello che tocca trasforma in oro, anche cross senza pretese. Se poi il suo compare di ventura argentino per una volta pare spaesato, ci pensa lui a comandare. Giochi di Manolas.

FAZIO 5,5 - Dopo un'annata vissuta ad altissimi livelli, il Comandante sembra in licenza premio, titolare quasi per onor di firma. Tanto da sbagliare per eccesso di confidenza palloni non da lui. Fortunatamente senza danni ingenti.

PELLEGRINI 6 - In quello stadio ha lasciato un pezzo di cuore, quello del ragazzino diventato uomo. All'andata sarà sembrato ingrato ai suoi ex compagni, così al ritorno non infierisce e si limita all'ordinaria amministrazione.

GONALONS 6,5 - Non sarà la notte da Lione cui era abituato in patria (ma anche qui, con l'inno Champions in sottofondo), ma il francese sfodera una prestazione inappuntabile. Senza andare al Maxime, né ad andamento lento. Il giusto mediano.

STROOTMAN 6 - L'olandese è sempre al volante, soprattutto in assenza di Capitan De Rossi. Ma non lucidissimo: tenta imbucate di prima per le punte, privo della consueta precisione. Allora si limita - si fa per dire - a randellare. In una gara a ritmi balneari, quasi una stecca nel coro. Sacrosanta.

SCHICK 6 - Dopo 12 minuti dà sfoggio di tutti i numeri in suo possesso: stop, palleggio, doppio passo, difensore a vuoto e palla nell'angolo: il palo gli dice di no e lui quasi si deprime. Eclissandosi dalla gara fino al cambio.

DZEKO 6 - La sfida è a prova di bomber. Nel senso che le occasioni latitano e lui non è nella sua migliore giornata. Eppure ci prova, di testa, destro e sinistro, da fuori area e lanciato in contropiede. In ogni modo. Ma la stagione, strepitosa, si chiude senza l'ennesimo sigillo del bosniaco. Che comunque resta simbolo.

PEROTTI 6 - Se non si intestardisse nel toccare il pallone una volta (almeno) più del dovuto, sarebbe ancora più in linea col suo nome e la sua terra d'origine. Che lo portano comunque a creare tanto. Non troppo. Alter Diego.

EL SHAARAWY 6 - Prima a destra, poi a sinistra: vivace e ubiquo.

CAPRADOSSI 6,5 - Un quarto d'ora: puntuale e attento anche da terzino.

GERSON s.v. - 10' in campo

IL MIGLIORE
KOLAROV 6,5 - Lui non seppellisce mai la fascia di guerra, quella sua, la mancina, dove è padrone incontrastato. Non lo fa neanche in partite nelle quali tutti sembrano aspettare solo il triplice fischio, che in questo caso coincide anche con l'inizio delle vacanze. Lui no. L'uomo che non deve chiedere mai, quello che non ride mai, quello con un grugno sempre pronto per l'avversario di turno, è sempre dentro il match. Da ala aggiunta, che arriva sul fondo a mettere in mezzo palloni forti e invitanti per le punte; come da terzino, che chiude due volte tramite doppio sontuoso salvataggio. Si chiama mentalità. La stessa che nel 2010 gli fece ripudiare quei tifosi che in barba alla propria squadra esposero «Oh noo». Otto anni dopo, a Reggio Emilia, è riaccaduto. Ma dal lato giusto, tifando per la propria. La Roma.