Firenze aspetta. Dalla mattina presto un lento pellegrinaggio si muove da tutte le zone della città verso quello che spontaneamente è divenuto il luogo del ricordo di Davide Astori: l'Artemio Franchi. La Fiorentina ha comunicato che dentro Santa Croce non ci sarà spazio e che, per dare a tutti la possibilità di salutare Davide, il feretro passerà sotto lo stadio poco prima del funerale.

Quando mancano alcuni minuti alle 10 il viale che costeggia l'impianto è gremito ai lati, vuoto al centro. Sullo sfondo quello che è divenuto il muro del ricordo: una distesa viola di sciarpe, magliette e disegni intervallata da sprazzi di colori di altre squadre, dalla terza categoria toscana al Barcellona. Gli sguardi della gente in attesa sono bassi, fiaccati da quattro giorni difficili in cui l'unica consolazione è stata quella di non ritrovarsi da soli nel dolore.

Sotto al Franchi non si sente una voce. Quando arriva il carro funebre, la commozione sfocia in un lungo applauso. Uno, forse due minuti, e poi di nuovo silenzio. La macchina con il corpo di Davide prende la strada verso Santa Croce, uno dei tanti capolavori architettonici che il "designer di fama mondiale, calciatore nel tempo libero", come amava definirsi, ha apprezzato nei suoi anni fiorentini. La folla sotto lo stadio diventa nel giro di poco un corteo, aperto da decine di motorini di chi vuole seguire il carro funebre fino alla basilica.

La piazza di Santa Croce è piena. Nelle vie circostanti sono parcheggiati i pullman dell'Inter, della Sampdoria e dell'Empoli, oltre a quello della squadra viola. Tanta è la folla che le vie di accesso sono bloccate, per accedere alla piazza bisogna fare il giro. Il portale centrale della basilica è aperto e presidiato dalla Guardia cittadina con indosso le colorate divise storiche. Dalla porta laterale, invece, accedono gli amici e i famigliari di Davide, così come decine di personalità del mondo dello sport. C'è anche la Roma, con De Rossi, Totti, Baldissoni, Florenzi, Pellegrini, Nainggolan, El Shaarawy e altri dirigenti. Ci sono anche Tommasi e Perrotta. I vestiti sono scuri e gli sguardi sono bassi. Anche il resto del calcio italiano è ben rappresentato: giocatori, ex compagni di squadra, compagni di Nazionale, allenatori, dirigenti e politici dello sport entrano a Santa Croce tra gli applausi delle persone che sostano di fronte all'ingresso laterale.

Ma fare il chi c'era e il chi non c'era serve a poco. Quel che conta è che la piazza è quasi piena. Si parla di più di diecimila persone, ognuna con una sciarpa viola al collo. E quando arriva la bara del Capitano, le sciarpe si distendono e tingono di viola l'enorme spazio antistante alla basilica. Il feretro entra. Poi qualche attimo di concitazione rompe il silenzio dell'attesa: è il papà di Francesca, la compagna di Davide, che ha un malore. Migliaia di persone seguono la messa dall'esterno. Alla fine il fratello di Davide, Marco, prova a parlare, ma il suo discorso finisce tra le lacrime e tra gli applausi. Poi parla Badelj, in rappresentanza di tutta la squadra: «Davide,con il tuo sguardo profondo riesci a entrare nel cuore delle persone e rimanerci. Hai sempre parlato con il cuore tenendoci uniti. Hai il dono della lingua universale del cuore. Sei il figlio e il fratello che ognuno vorrebbe avere. Avere te al fianco ci ha fatto sentire al sicuro. Come possiamo dimenticare le tue risate? Tu sei il calcio, quello puro dei bambini. Nella sala della fisioterapia eri sempre tu ad accendere la luce. Perché tu per noi sei la luce».

Alla fine della funzione, una fila di bambini delle giovanili viola si dispone sulle scale, formando un corridoio per l'uscita della bara. Le bandiere della Fiesole, che fino a quel momento erano rimaste sotto lo sguardo severo della statua di Dante, si dispongono in linea al centro della piazza. Sono pronte a dare l'ultimo saluto al Capitano della Fiorentina. Quando il feretro esce la piazza prende vita: le sciarpe si distendono di nuovo, le bandiere ricominciano a sventolare e si alza l'inno della Fiorentina. Santa Croce si tinge del viola dei fumogeni. «C'è solo un capitano», si grida. È l'ultimo saluto di Firenze a Davide Astori.