Cinquanta. Sessanta. Ottanta. Cento. Chi offre di più? Chissenefrega. Perché qualsiasi sarà la cifra che vi offriranno, e questi saranno i numeri con cui si presenteranno a Trigoria, non vendetelo. Perché, cari signori della Roma, Alisson Becker è un campione. Totale. Come ce ne sono pochi. In un ruolo, poi, come quello del portiere che è uno di quelli fondamentali per poter costruire una squadra in grado arrivare alla fine di una stagione alzando un trofeo. E voi sapete bene, come noi, quanto ce ne sia bisogno da queste parti.

Qualsiasi cifra vi prospetteranno, non vorremmo sentir parlare neppure di un'ipotesi di cessione. E al signor Monchi, di cui continuiamo ad avere enorme stima professionale, diciamo in maniera prima tifosa e poi tecnica, o viceversa, fate voi, che non ci frega niente del galateo tipo se chiama un direttore sportivo non possiamo non accoglierlo e farlo sedere nel salotto buono di Trigoria, così come fanno le altre squadre quando si presenta la Roma. No, stavolta, a questi direttori sportivi, sarebbe bene non rispondere neppure al telefono o al citofono, gli si spiegherà semmai che il signor Alisson da Porto Alegre non è in vendita, che ha un contratto ancora lungo con la Roma, che sarà il portiere vestito di giallorosso ancora per tanti anni, che quel valigione pieno di soldi lo possono mettere dove gli pare, ma non sul bilancio della Roma.

Ma lo avete visto ieri sera a San Siro? Un muro, al punto che avrebbe meritato pure lui che i due capitani in tribuna, De Rossi e Totti (bellissimi), si alzassero ad applaudire come hanno fatto in occasione del gol del Faraone, un'immagine che sarebbe stato giusto consegnare agli archivi della memoria con una vittoria di quelle che pesano. Una vittoria che il brasiliano ha difeso con tutto il suo talento, la sua forza fisica, la sua esplosività, il suo senso della posizione, con in più la dote di far sembrare facile anche il difficile.

Con questo signore arrivato dalla stessa città di Paulo Roberto Falcao, capace in una stagione trascorsa in panchina da titolare della nazionale brasiliana senza mai dire una parola fuori posto, non vogliamo sentir parlare di plusvalenze, trading, offerte irrinunciabili e altre amenità di questo tipo. Che, per carità, avranno pure le loro giustificate motivazioni, ma che certo non potranno essere le nostre. Alisson è un campione e i romanisti se lo vogliono godere a lungo, non può valere la frase "nessuno è incedibile di fronte a un'offerta indecente". No, noi siamo pure indecenti, ma questo signore che la prossima estate potrà diventare campione del mondo con un Brasile che ha tutto per diventarlo, il suo futuro lo dovrà continuare a vivere con il giallorosso addosso, una squadra vincente si costruisce partendo da un grande portiere e questa Roma il grande portiere ce l'ha, è il signor Alisson Becker da Porto Alegre, brasiliano con lo stesso sangue di Falcao.

Per questa ragione, pur di fronte a un mercato che pare aver messo tutti in vendita, è necessario che venga messo al collo di questo ragazzone arrivato a Trigoria per appena otto milioni di euro il cartello "incedibile". Per avere la possibilità di riuscirci, sarà necessario andare in controtendenza. Spieghiamo. Di solito quando un calciatore si rende protagonista di una serie di partite positive, è quasi una conseguenza che arrivi la telefonata del suo procuratore per sottolineare le prodezze del suo assistito, preambolo a una richiesta di incontro per parlare di un nuovo contratto, da allungare ma soprattutto adeguare dal punto di vista economico. Detto che non succede mai il contrario, in questo caso ci permettiamo di consigliare alla Roma di anticipare telefonate e richieste. Cari signori della Roma, stupite Alisson e il suo procuratore, chiamate voi, chiedete un incontro, fate capire che volete ridiscutere i termini temporali ed economici di un contratto, spiegategli che la Roma punterà su di lui per costruire una grande Roma.

Una scelta che è stata confortata anche dalle parole con cui il brasiliano ha commentato il pareggio di San Siro. E lo ha fatto con la faccia di chi era deluso del risultato della squadra piuttosto che felice per le sue parate: «Ho fatto delle parate importanti, è il mio mestiere, ma questo conta poco se poi non riesci a tornare a casa con i tre punti. Abbiamo fatto gli stessi errori della partita d'andata, stavolta pure peggio, ci siamo messi a difendere quando invece avevamo ancora le gambe per continuare a fare la partita come eravamo riusciti nella prima ora di gioco. Forse abbiamo sentito la mancanza di alcuni giocatori, anche se chi è entrato ha fatto bene. Si deve fare di più per vincere queste partite. Ho cercato di richiamare i compagni ma non siamo riusciti a reagire al pareggio dell'Inter. Portiamo a casa un punto, un risultato che sembra negativo ma giocare qui è sempre difficile, ma il nostro momento fa diventare il risultato negativo. Cosa è mancato? Un po' di mentalità, adesso si dice di tutto, che manca fisico, gioco, mentalità. Difficile cercare un motivo, ci sono diversi aspetti che si devono migliorare. Dobbiamo essere più forti con la testa, tecnicamente siamo forti e dobbiamo vincere le partite. Lo spogliatoio forse non ha la stessa fiducia di prima per il momento, è delicato e veniamo da cinque partite senza vittorie e siamo andati un po' indietro rispetto gli altri. Diventa difficile gestire il momento, c'è rabbia e tristezza. Prendere gol alla fine è stato un peccato, volevamo la vittoria. Dobbiamo stare zitti e cercare di vincere subito. La situazione va subito affrontata, ma si deve fare tutto insieme. Il calcio non è solo tecnica e fisicità, l'aspetto mentale conta tanto. Si devono prendere risultati positivi il prima possibile, dobbiamo stare avanti con gli altri».

A fine partita un lungo abbraccio con Luciano Spalletti: «Con Spalletti a fine partita ci siamo abbracciati. Mi ha chiesto della mia famiglia, mi ha detto che mi vuole bene e anche io ne voglio a lui. Lo scorso anno doveva fare delle scelte, per lui non era facile, ho imparato tanto da lui, lo ringrazio». Un signore, oltre che un grande portiere con la testa sulle spalle. Roma, non vendercelo. Questo è un campione.