Per sapere, bisognerebbe essere telepatici. Incontrare con una scusa qualsiasi Eusebio Di Francesco, chiacchierarci di amenità varie e, poi, all'improvviso chiedergli: contro l'Atalanta, lo fai giocare Nainggolan? A quel punto, telepaticamente, intercettare la risposta giusta, facendo finta di ascoltare le parole di circostanza con cui il tecnico risponderebbe senza in realtà rispondere. E invece, non avendo ancora coscienza di poteri telepatici e forse è pure meglio così, non ci resta che sfogliare la classica margherita: gioca o non gioca?

Diciamolo subito: a chi scrive rimane in mano sempre il petalo con sopra scritto gioca. Forse dipende anche dal fatto di una serie di scelte, osservazioni, precedenti, considerazioni, chiacchierate, deduzioni che portano alla stessa risposta: gioca. Ma tutto questo è solo teoria, vedremo, magari già oggi nel corso della conferenza stampa dell'allenatore, se diventerà anche pratica.

Partiamo dalle scelte. Le domande principali sono: chi decide? Di Francesco? La società? Entrambi? La risposta che abbiamo ricevuto è stata a livello di votazione bulgara: Di Francesco. È lui che sceglie la formazione, nessuno si azzarda a dargli ordini, ancora meno consigli. La società, in questo senso, ritiene di aver esaurito il suo ruolo con la sanzione comminata per questa vicenda di cui, tutti, avrebbero fatto volentieri a meno, soprattutto dopo un periodo di risultati che certo non hanno fatto trascorrere festività natalizie del tutto serene. Oltre alla multa, il giocatore ha avuto un doppio confronto (telefonico e di persona) con Monchi, un altro con Baldissoni, un altro ancora con Di Francesco e poi con lo spogliatoio. Tutti confronti che portarono al suo post di scuse. A proposito della sanzione, c'è anche da dire che, almeno fino a ieri, la Roma non l'aveva quantificata e neppure, ovviamente, comunicata al giocatore. In certi casi, peraltro, è molto semplice arrivare a una cifra approssimativa, il regolamento parla chiaro e basta conoscere a grandi linee la busta paga mensile del giocatore per arrivare a una cifra molto vicina alla realtà. In ogni caso, quando sarà, la Roma non comunicherà l'entità della sanzione.

Passiamo alle deduzioni. Che sono molto legate al fatto che Radja Nainggolan è in diffida (discorso che vale anche per Daniele De Rossi) e quindi con il rischio, a fronte di un nuovo cartellino giallo, di dover saltare per squalifica la partita successiva che in questo caso sarebbe a Milano sul campo dell'Inter di Luciano Spalletti. Di sicuro una cosa Di Francesco non farà: non sfrutterà questa opportunità per lasciare fuori il giocatore. Sarebbe una scelta che peggiorerebbe la situazione. Del resto, a questo proposito, c'è un recente precedente che porta a pensare che Radja andrà in campo, o perlomeno che la diffida non influirà assolutamente sulla scelta che farà il tecnico giallorosso. Ci riferiamo al Roma-Cagliari del sedici dicembre scorso. Nella settimana precedente, il belga era entrato in diffida e più di qualcuno si interrogò sul fatto se fosse opportuno farlo giocare contro i sardi considerando che la gara successiva di campionato sarebbe stata sul campo della Juventus. Alla vigilia di quella partita, Di Francesco non garantì nessuna risposta chiara, ma fece chiaramente capire che non si sarebbe fatto influenzare dal rischio squalifica e che avrebbe scelto mandando in campo la formazione migliore. C'è qualcuno che può immaginare la Roma migliore senza la cresta belga in campo? E allora se il ragionamento sarà lo stesso...

Per chiudere il cerchio, ci affidiamo alle osservazioni. Di chi ha seguito gli allenamenti dei giallorossi in questi ultimi giorni, quelli successivi a quel video che solo l'ingenua follia di Radja ha reso pubblico. «Si sta allenando fortissimo, ha una voglia che gliela leggi negli occhi, vuole chiudere questa vicenda giocando e vincendo», queste le parole con cui ci hanno descritto Nainggolan nelle sedute di lavoro di questi ultimi giorni. Chi lo ha incrociato, ha pure aggiunto di aver visto un ragazzo che ha preso consapevolezza dell'errore commesso, deciso a far dimenticare in fretta questo episodio non certo edificante. E per farlo ha un solo modo: giocare. Anzi, meglio, giocare bene.